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Il romanticismo straniero


Nell''800 il fallimento degli ideali della rivoluzione francese, con la dittatura napoleonica e il congresso di Vienna, insieme alla graduale sfiducia nella ragione, che non ha garantito la felicità, e alla conseguente rivalutazione dei sentimenti e della fantasia portarono alla nascita del Romanticismo.
Il termine “romantic” derivato da “romance” appare in Inghilterra per la prima volta alla metà del '600, con il significato di bizzarro e irreale, ed era riferito ad opere estranee al rigore del Classicismo.
I manifesti romantici si possono individuare in: “gruppo di Jena”, che in Germania comprende i fratelli Schlegel (autori del “Corso di letteratura drammatica”), Novalis, Tieck, Fichte e Schelling, che si trovano riuniti attorno alla rivista “Athenäum”; la scuola dei laghisti in Inghilterra, che racchiude per esempio le ballate di Coleridge e le liriche di Wordsworth; in Francia la teorica del romanticismo è Mme de Stael, autrice del saggio “De l'Allemagne” in cui analizza il romanticismo tedesco, e sulla “Biblioteca Italiana” dell'articolo “Sulla maniera e sull'utilità delle traduzioni”, in cui denuncia lo stato di decadenza italiana e invita allo svecchiamento sul modello del romanticismo tedesco; l'Italia seguiva ancora infatti i modelli neoclassici e illuministi, ma si possono comunque individuare dei manifesti, come la “Lettera semiseria di Grisostomo a suo figlio” di Giovanni Berchet, e “Lettera sul romanticismo” di Manzoni, indirizzata al suo consuocero Cesare d'Azeglio. Il romanticismo è una risposta anche alla rivoluzione filosofica di Kant, da cui si riprende la teoria del sublime e la centralità dell'io. I romanticisti si rifanno anche a Hegel, che privilegia la filosofia rispetto alla scienza, e ai filosofi soggettivisti Shelling e Fichte. In ogni nazione si è realizzato con caratteristiche varianti: in Germania e Inghilterra è caratterizzato da una propensione al fantastico, al misticheggiante e all'irrazionale, mentre in Francia e Italia prevale un approccio più realistico e un'irrazionalità meno esasperata. Il romanticismo si riconduce a un sentire comune: la consapevolezza di essere protagonisti di una frattura epocale, in quanto il romanticismo si percepisce come lo spartiacque con il quale inizia la modernità. Il primo mutamento è la svolta individualista: l'io è in posizione assolutamente centrale, ed è in contrasto con il mondo esterno, con il quale non sente armonia. L'io è inteso come eroe, genio e titano, un individuo d'eccezione caratterizzato da vittimismo, titanismo, malinconia e “sehnsucht”. Con vittimismo si intende il compiacimento del dolore, il ritiro sociale dovuto alla consapevolezza di essere diverso dagli altri, e in un certo senso superiore. Ciò si traduce nella fuga, nell'esotismo spaziale e temporale. C0n titanismo si intende il compiacimento della propria eroica ma impossibile lotta contro il mondo, consapevolmente votata alla sconfitta. Questo scontro è titanico, perché l'uomo mortale non potrà mai vincere contro il destino ineluttabile. Egli è razionalmente consapevole e accetta i limiti imposti al suo stato, ma allo stesso tempo convive con una spinta irrazionale al superamento dei limiti, e alla rivendicazione della libertà, tratto tipico dell'identità romantica. L'800 europeo è infatti caratterizzato da rivolte atte alla liberazione dal giogo straniero. È proprio la sofferta esperienza del proprio limite che caratterizza la malinconia, che si contraddistingue dalla sehnsucht, ovvero lo struggimento per una mancanza indefinibile, nostalgia di qualcosa a cui si tende senza averne mai avuto esperienza. Un elemento molto importante per i romantici è la natura: l'uomo romantico aspira a recuperare l'armonia e l'unità con la natura (aspirazione di Hölderling) persa con il peccato originale. La natura è lo specchio dell'anima, proiezione di sentimenti e aspirazioni, testimone, confidente e interlocutore del poeta. La natura è come l'anima del mondo, un grande organismo vivente in cui si manifesta l'Assoluto: entrando in contatto con essa l'uomo può attingere l'infinito e recuperare l'autenticità repressa dai condizionamenti e dalle falsità del mondo civile. La natura è quindi rifugio e consolazione per l'uomo. Ma può anche essere terribile e lontana, indifferente e impenetrabile, una forza tremenda e ostile che sottolinea la solitudine dell'essere umano e la sua limitatezza. Tipica del romanticismo è anche la compresenza di tendenze opposte, tra cui l'oscillazione tra i poli del singolare e del collettivo, infatti si presenta il mito del popolo, della patria, contrapposto a quello dell'individuo. La nazione è un essere vivente sostenuto dal genio del popolo, un'anima collettiva, ciò si attiene a una prospettiva organicista. Il sentimento della patria si fonda sulla condivisione di usi, costumi, tradizioni, lingua e religione. Vi è anche una opposizione tra religione pagana e cristiana, le quali idealizzano il classicismo e il romanticismo. La religione pagana prometteva beni esteriori e temporali, l'idea dell'immortalità era vaga e la vita terrena era in primo piano, invece nella religione cristiana si introduce il senso del peccato, del distacco irrimediabile da una totalità originaria, la visione romantica è quindi caratterizzata da una frattura, una lacerazione, un senso doloroso di mancanza, nostalgia della pienezza perduta dall'uomo col suo distacco da Dio, e perciò da una tensione verso l'assoluto.

Il romanticismo italiano


Il romanticismo in Italia è un movimento d'importazione, e perciò fu compromesso con la cultura neoclassica e illuministica, per cui l'irrazionalità non fu esasperata, bensì la ragione è caratterizzata da una presenza e un controllo costante. Questa corrente si diffuse in seguito alla pubblicazione sulla “Biblioteca italiana” dell'articolo “Sulla maniera e sull'utilità delle traduzioni” di Mme de Stael. Le costanti di questo movimento sono riassumibili tramite la formula manzoniana “vero per soggetto, utile per iscopo, e interessante per mezzo” (“lettera sul romanticismo”): la letteratura doveva essere una guida della società, in cui il popolo era la borghesia, ovvero un popolo capace di capire tramite la ragione ciò che l'autore scrive, ma anche di aprire il suo cuore al soggetto dei testi, al fine della sua completa comprensione. Le costanti del romanticismo sono quindi anche l'arte come educazione e impegno, l'attenzione al passato in funzione attualizzante, e il nazionalismo: vi era uno stretto legame tra Risorgimento e Romanticismo, dato che nello stesso secolo del romanticismo vi fu la liberazione dell'Italia dal giogo straniero. I manifesti che si possono individuare sono: “Lettera sul romanticismo al marchese Cesare d'Azeglio”, “Lettre à M. Chauvet” di Manzoni, “Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo” di Berchet, “Avventure letterarie di un giorno” di Borsieri e infine “Il conciliatore” un periodico bisettimanale.
L'Italia fu caratterizzata da una polemica tra classicisti e romantici, di cui si riporta la testimonianza sulla rivista “Biblioteca italiana” in cui all'articolo di Mme de Stael risponde Pietro Giordani, con il suo “A difesa del classicismo: la risposta di un “italiano””. Egli infatti insieme a Carlo Botta sono i protagonisti classicisti di questa polemica: essi sostenevano che il nuovo non coincidesse con il bello, dato che il classico è il culmine insuperabile di bellezza, e che le “idee settentrionali” e la cultura italiana fossero inconciliabili, perché la cultura italiana è la diretta continuazione di quella classica. A rispondere vi erano Ludovico di Bremet e Giovanni Berchet, romantici che sostenevano la storicità dell'arte, l'interesse per la contemporaneità, la rivitalizzazione della letteratura, l'appello alla fantasia e al cuore anche per interessare e commuovere nuovi lettori, e pensavano che la poesia fosse espressione dello spirito nazionale in contrapposizione con il cosmopolitismo illuminista. Berchet, nella sua “Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo” si fonda su un principio di progresso: l'arte progredisce nel tempo; nessuno ha mai trovato la perfezione, perciò questa ricerca continua nel tempo. Egli rivendica il concetto di progresso e di storicità, insieme all'amore per la contemporaneità: la letteratura deve infatti rappresentare la realtà, perché il vero è più allettante e interessante del falso.
Ciò nasce appunto dalla pubblicazione della Stael sulla “Biblioteca Italiana”, nella quale sostiene che la cultura italiana si sia isterilita nel rifarsi continuamente a schemi classici; per ridarle vita non resta che aprirsi alla cultura europea: non per trovare modelli da imitare, bensì per arricchire le proprie conoscenze e stimolare la creazione con nuovi temi e nuove forme. Ella invita gli italiani a tradurre gli scrittori stranieri, non però per restare sterili copiatori. Questa critica nasce dal suo sincero amore per la letteratura italiana e dal desiderio di vederla rinascere. La risposta di Giordani comprende le tematiche già spiegate. Anche Giovanni Berchet scrive a favore del romanticismo. Nella sua “lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo” egli si nasconde dietro lo pseudonimo di Grisostomo, che in greco significa “bocca d'oro” e finge di scrivere a suo figlio in collegio dandogli consigli letterari. Egli esalta la nuova letteratura romantica di cui riporta degli esempi, ma alla fine finge di aver scherzato ed esorta il figlio a seguire le regole classiche, che espone ironicamente, perciò la lettera è “semiseria”. I temi sono tre: il primo esprime che la poesia non è solo esercizio formale e disciplina, ma deve scaturire dal cuore e dalla fantasia e in questo modo può commuovere ed emozionare; il secondo è quello del nazionalismo, che deve essere espresso tramite la poesie; e infine il terzo espone che la nuova letteratura è rivolta a un nuovo pubblico, non più l'élite, troppo cosmopolita e resa insensibile alla poesia dall'esercizio smodato e dalla ragione, ma il popolo, non inteso come plebe ignorante, ma la classe media, cioè la borghesia, che ha fantasia e cuore per comprendere la poesia, e ha anche spirito nazionale.
Questo spirito nazionale è espresso anche da Arnaldo Fusinato nella sua “A Venezia”: un'aspra rampogna contro gli Austriaci e un lamento per la caduta della patria per mano straniera. Infatti l'autore aveva combattuto per la difesa di Venezia contro l'Austria nel 1848-1849.
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