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PreRomanticismo e Romanticismo

Per Preromanticismo s’ intende il fenomeno a sé stante che indica un primo consapevole contrasto alla ragione illuministica, in nome del sentimento e della individualità geniale. Possiamo considerare il Preromanticismo come il protendersi dell’ultimo Illuminismo verso movenze nuove che si riveleranno costitutive del Romanticismo.
Le prime manifestazioni preromantiche si avvertono in Inghilterra con Daniel Defoe e James Macpherson, in Italia con Vittorio Alfieri e Giuseppe Parini, ed infine in Germania il moto preromantico si configura nella forma più decisa con lo Sturm und Drang, movimento culturale che letteralmente significa "tempesta e assalto" oppure "impeto e ribellione" e deve il suo nome al titolo di un dramma di Friedrich Klinger ed estende l’arco del suo sviluppo fra il 1770 e il 1785. Esso fu espressione di rivolta contro la cultura e la letteratura accademiche, di fronte alle quali rivalutava gli elementi irrazionali, sentimentali e individualistici nella vita e nell’arte. Il movimento sosteneva un’arte libera da precetti retorici e asseriva il fascino dei paesaggi selvaggi e notturni e delle tempestose laceranti passioni. Riconoscevano infine l’alto valore di un’arte borghese e popolare. Si faceva così udire la voce di quella borghesia che prendeva coscienza di sé e avvertiva il peso delle strutture ancora feudali del Paese.

- La conseguenza nel campo della poesia e dell’arte è la seguente: se l’opera d’arte è espressione del sentimento soggettivo, ne deriva che l’artista non può continuare ad eseguire un prodotto su commissione del committente, ma diventa libero creatore di un’opera che non risponde a regole preesistenti o a calcoli ragionati, ma è frutto dell’impulso istintivo, o meglio del “genio”. Il genio è colui che, dotato di facoltà superiori, capace di vivere e di “sentire” liberamente, quasi ispirato da un demone interiore, riuscirà a creare un’opera d’arte che, nascendo dal sentimento, parlerà al sentimento, cercando di esprimere quello che sente agitarsi dentro di sé.

-Il Romanticismo valorizza il popolo in quanto per i Romantici ogni popolo è unico e irripetibile poiché dotato di una propria tradizione; il Romanticismo esalta e rivendica il concetto di popolo legato all’idea di Nazione libera, cioè un insieme di individui legati fra loro da vincoli indissolubili di lingua, religione, cultura e tradizioni.

-Il Romanticismo valorizza la nazione poiché i Romantici sentono con forte intensità la coscienza nazionale ed il concetto stesso di nazione. Il Romanticismo si fece sostenitore di ideali civili, primo fra tutti la libertà dei popoli dall'oppressione politica in nome del diritto di ogni individuo al riconoscimento della propria dignità. Esso, infatti, coincise con le tendenze liberali della prima metà dell’Ottocento, che condussero ai frequenti moti insurrezionali, culminanti in quelli del 1848 che videro l’Europa in lotta contro i propri sovrani e che, in Italia si concretizzarono nella prima guerra d’Indipendenza. E se ogni Nazione deve imparare a rivendicare la propria originalità storica anche ciascun uomo può legittimamente vantare la propria storia personale che, in quanto soggettiva, è sempre unica, preziosa e irripetibile.

-La filosofia politica del Romanticismo può essere divisa in due periodi: in una prima fase fu filo-rivoluzionaria (gli autori appaiono portatori di istanze individualistiche ed anti-statalistiche); nella seconda fase, tuttavia, gli intellettuali cominciarono ad elaborare degli schemi politici sempre più conservatori e statalisti.

-Gli autori romantici rifiutano l'idea illuministica della ragione, in quanto questa non si è rivelata in grado di spiegare la totalità delle cose. Per questo nell'era romantica c'è un grande progresso nell'esplorazione dell'irrazionale: la follia, il sogno, le visioni assumono un ruolo di primaria importanza.

-Il Romanticismo investe tutti gli aspetti della civiltà occidentale dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento, coinvolgendo non solo la letteratura, ma anche le arti curative, la musica, il pensiero, la mentalità generale. In questo periodo trionfano tematiche negative: il dolore, la malinconia, l’inquietudine, l’angoscia, la paura, il rifiuto della realtà. E’ ben difficile trovare un’artista di questo periodo che abbia una visione del mondo totalmente serena, ottimistica, immune da elementi negativi.
La rivoluzione economica è determinata dall’industrializzazione. Originatasi dalla metà del Settecento in Inghilterra, essa si estende progressivamente agli altri paesi europei. Ora i nuovi ceti, disprezzati in precedenza, si affacciano alla vita sociale e lottano per affermare la loro egemonia. E’ una rivoluzione della vita umana di proporzioni mai viste prima: nel giro di pochi decenni il mondo occidentale muta più radicalmente di quanto non fosse mutato nell’arco dei millenni precedenti. La nuova realtà ha però facce negative: il sistema capitalistico, fondato sul calcolo e sulla razionalità, si rivela minato dall’irrazionalità. da tutto ciò nasce insicurezza, paura, senso di impotenza. Il nuovo sistema industriale crea anche una forza antagonista che appare non controllabile: la massa degli operai sfruttati, che si contrappone ostile al sistema sociale. Oltre a sconvolgere gli assetti politici e sociali tradizionali, la nuova realtà aggredisce anche la natura. La Natura veniva considerata come sacra, fonte dei valori più autentici.

Così, nella coscienza collettiva, al senso di colpa per aver sovvertito il vecchio ordine, si associa il senso di colpa provocato dalla violazione della Natura.
La presenza dominante delle tematiche negative ha fatto parlare di una malattia romantica; alla tematica negativa e malata è stato contrapposto un Romanticismo positivo, quello teso ai grandi ideali, all’impegno civile e patriottico. Il Romanticismo sente con grande intensità il senso della nazione, e si può dire che il concetto moderno di nazione, comprendente il punto di vista spirituale e culturale, è nato nel Romanticismo.
Anche questo Romanticismo positivo contiene del rifiuto verso la società contemporanea. Il recupero delle tradizioni popolari e del passato è pur sempre polemico contro un mondo presente che nega e quelle radici.

-"La lettera semiseria di Grisostomo", è considerato il manifesto del Romanticismo lombardo.
Grisostomo, l'immaginario compilatore della lettera, invia ad un figlio studente la traduzione di due poemi del Burger, "Il cacciatore feroce" e la "Leonore", e accompagna i componimenti con un discorso sui principi della nuova poesia romantica tedesca. Alla fine della lettera, però, finge di aver scherzato e sostiene di essere un fautore dei classicisti - dei quali fa una ironica difesa - e di essere contrario alla concezione romantica.
Per questo finale a sorpresa, la lettera è definita “semiseria”, perché fa credere al lettore che la prima parte, che è seria, sia scherzosa, e che la seconda, che è scherzosa, sia seria.
Nella parte della lettera che illustra i principi della letteratura romantica, Berchet, nei panni di Grisostomo, insiste su quelle che considera le idee basilari del nuovo movimento letterario. Innanzitutto quella della "popolarità" della poesia, cioè, della necessità che essa interpreti e si faccia portatrice dei sentimenti del popolo. Poi chiarisce che cosa si debba intendere per "popolo": tutti hanno più o meno vivo il senso della poesia.
Fra la gente, spiega Berchet, si possono individuare tre categorie: gli ignoranti (Ottentotti), completamente ottusi ad ogni voce poetica, i pedanti (Parigini), dotti ma privi di commozione, e la maggioranza dei lettori (Popolo), che conserva spontaneo un vivo senso della poesia.
Questa terza categoria rappresenta il "popolo" nel senso in cui voleva intenderlo Burger quando parlava di poesia "popolare".
La missione del poeta è quella di commuovere, dilettare, educare, cioè una missione civilizzatrice, ma i contenuti devono essere vivi e concreti, ed espressi in forma semplice e non accademica.

-Nel gennaio del 1816, sulla “Biblioteca italiana” viene pubblicata a cura di Pietro Giordani la traduzione di un lungo articolo, presentato in forma di lettera, dal titolo Sulla maniera e la utilità delle traduzioni, firmato da Madame de Staël, intellettuale francese di origini svizzere, Nell'articolo Madame de Stäel invitava i letterati italiani ad uscire dal chiuso provincialismo della loro tradizione culturale, per accostarsi alle opere straniere contemporanee, soprattutto inglesi e tedesche. Era implicita l'accusa di arretratezza rivolta i letterati italiani, alcuni dei quali, diceva la Stäel, erano degli eruditi che andavano "continuamente razzolando nelle antiche ceneri, per trovarvi forse qualche granello di oro."

ROMANTICISMO IN ITALIA: TRE PERIODI
Il primo Romanticismo aveva avuto carattere patriottico, educativo e morale, perciò rispecchiò le ansie, speranze e lotte degli eroi del Risorgimento.
Tra i poeti del primo rinascimento ricordiamo in particolar modo Manzoni.
Il fallimento dei moti mazziniani conduce nel 1848-49 ad un altro tipo di lotta risorgimentale, una lotta moderata inaugurata dalla politica del piemontese conte di Cavour. E' questo il momento degli scrittori della seconda generazione romantica, improntati ad un romanticimo moderato e superficiale, vuoto e patetico.
Tra questi “arcadi” romantici emergono le figure del veronese Aleardo Aleardi e del trentino Giovanni Prati. Aleardi adotta un linguaggio poetico elevato ed elegante per trattare di temi patriottici, sentimentali, sociali e storici in chiave borghese. Emerge, tuttavia, una sfiducia di fondo nell'approccio a tali tematiche risorgimentali, tanto che la storia diventa un'occasione di evasione dalla realtà presente, con note paesistiche che prefigurano la poetica decadente.
Ad esprimere ancor meglio l'ideologia e la sensibilità borghese e piccolo borghese moderata è Giovanni Prati, con il suo ambiguo paternalismo populista e reazionario e il suo moralismo spicciolo nell'affrontare la tematica della crisi imperante degli ideali familiari. La figura del poeta viene, in questa fase, nuovamente idealizzata quale rappresentante di una più alta umanità che si proietta in un mondo di pura immaginazione.
Altra cosa fu, nel periodo successivo agli anni sessanta dell'800, la Scapigliatura (terzo Romanticismo), nuova corrente letteraria inaugurata da un gruppo di giovani poeti milanesi: Arrigo Boito, Emilio Praga, Iginio Tarchetti e Giovanni Camerana.
Gli Scapigliati, ventenni e trentenni turbolenti, indipendenti e anarchici, rispondevano al disorientamento morale dei tempi correnti. Rifiutavano progressismo, positivismo e scienza contemporanea ma senza peraltro proporre soluzioni alternative, né dal punto di vista sociale né letterario. Tra di essi figuravano giornalisti, politici, scrittori repubblicani e anticlericali oltre che socialisti e anarchici, i quali vivevano in modo irregolare e “maledetto”, come Baudelaire e Heine, sprezzanti nei confronti della civiltà industriale. Nella loro poesia trionfa l'autobiografismo, un realismo oltre che tematico anche lessicale e un idealismo spinto e individualista, talvolta macabro e patologico. Anticlericali, blasfemi e inclini ad un erotismo ribelle, gli scapigliati considerano Manzoni e ciò che rappresenta il loro estremo antitetico. Al grido di “scienza vattene” gli scapigliati si scagliano contro la dissacrazione scientifica e razionalista del sogno, della vagheggiata condizione primitiva. Dal punto di vista poetico si cimentano in sperimentazioni sincretiche e sinestesiche, sebbene a puro livello velleitario. L'arte comincia a identificarsi con la vita, in quanto espressione di pura irrazionalità e pur rifiutando la visione razionalista e modernista del mondo non contemplavano, al pari, l'esistenza di Dio e della provvidenza. Bruttezza, deformità, miseria, emarginazione e follia emergono da città sinistre e dominate dalla criminalità, il tutto descritto attraverso un linguaggio dimesso, quotidiano e talvolta oscillante tra un parlato dotto e uno tipicamente dialettale.

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