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Il Naturalismo

Durante la seconda metà dell’800, contemporaneamente al positivismo, nacquero il naturalismo (in Francia) e il Verismo (in Italia); due correnti derivanti dallo sviluppo del realismo e tendenti a reppresentare la realtà in maniera concreta e oggettiva. I capiscuola del realismo furono i romanzieri Stendhal e Balzac in Francia, Charles Dickens in Inghilterra. Le loro opere sono caratterizzate da una prosa piana e accessibile, adatta a un pubblico borghese; da una tecnica descrittiva che ritrae ambienti e comportamenti umani con grande precisione; dalla rappresentazione della realtà sociale attenta alla classe borghese e dalla presenza di un narratore onnisciente (che conosce la realtà) in terza persona.
Il continuatore e innovatore del realismo fu Gustave Flaubert, che, con il suo capolavoro Madame Bovary, introdusse tecniche nuove quali la focalizzazione interna ai personaggi e il narratore impersonale (il quale è invisibile, non conosce i pensieri dei personaggi e non sa cosa succederà loro) che, superando l’uso del narratore onnisciente, avviarono il romanzo verso nuove sperimentazioni del naturalismo e verismo.

Gli scrittori naturalisti si concentrarono sui cambiamenti e sulle dinamiche sociali della Francia e della loro epoca, prendendo posizione contro le ingiustizie, le diseguaglianze e le sofferenze create dall’industrializzazione.
Tra i principali autori naturalisti ci sono i fratelli Goncourt. La loro attenzione era attratta dagli aspetti più degradati della società. La Prefazione al loro romanzo più celebre, Germinie Lacerteux, è considerata uno dei primi manifesti del naturalismo francese. In base a questo, il romanzo deve essere:
1. Vero;
2. Narrare la vita reale;
3. Dare dignità alle miserie degli umili e dei poveri.

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