Helisa_ di Helisa_
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Illuminismo

Con l’illuminismo ci troviamo nel 700: l’illuminismo è un movimento culturale che nasce in Europa nella seconda metà del 700 che si propone di diffondere i lumi della ragione per combattere il buio dell’ignoranza dei secoli precedenti, l’elemento fondamentale era la ragione perché tutti gli aspetti della realtà devono essere sottoposti al vaglio critico della ragione. È un movimento che investe tutti gli aspetti della realtà, (economico, politico, sociale, morale, intellettuale); l’opera fondamentale di questo periodo è “La Critica Della Ragion Pura” di Immanuel Kant, la ragione dagli uomini del 700 è vista come unico strumento che possa arrivare a cogliere la verità, tutto deve essere sottoposto ad un esame critico della ragione senza più l’aiuto di nessuna autorità religiosa o di qualunque altro genere, gli uomini del 700 affermano la nascita di una nuova civiltà che ha come scopo la felicità di tutti eliminando ogni male fisico, sociale e morale. Il presupposto degli uomini del 700 è che tutti gli uomini sono dotati ragione, quindi assoluta apertura nei confronti dell’altro in tutta la sua diversità, questa apertura nei confronti dell’«altro» in tua la sua diversità, questo genera il cosmopolitismo (l’uomo dotato di ragione diventa cittadino del mondo, che quindi abbatte le barriere nazionali), a questo atteggiamento di cosmopolitismo si associa un atteggiamento di tolleranza nei confronti del diverso cioè il filantropismo (aiuto e amore nei confronti del simile). Il fatto che la ragione fosse distaccata dalla religione significa che si assume un atteggiamento di ateismo, gli uomini del 700 rifiutano della religione il fanatismo e il dogmatismo, vuol dire che rifiutano alcuni aspetti della religione come gli eccessi, il fanatismo e i dogmi, ossia tutto ciò che non può essere giunto e colto dalla ragione; anche la ragione quindi deve scaturire da una consapevolezza razionale, quindi per loro Dio è l’essere supremo che regola il mondo ma si manifesta alla ragione dell’uomo e non alla sua fede: questo atteggiamento si chiama deismo. La ragione che è posta al centro di tutto non da vita ad un razionalismo astratto e arido, vuol dire che il 700 non è solo razionalità, il 700 da importanza anche alla sfera della fantasia, dell’affettività, alla sensibilità e quindi al sentimento, da quindi importanza a tutte quelle manifestazioni della “natura” tramite il sensismo che da voce a questa sfera, si può dunque dire che non c’è contrapposizione tra ragione e natura anzi, in questo secolo acquistano un nuovo equilibrio (vanno bene i sentimenti ma se guidati dalla ragione). L’illuminismo che caratterizza tutti gli aspetti della realtà, ha delle radici culturali e sociali ben precise: le radici culturali stanno del 600 grazie alle scoperte scientifiche (Copernico, Galilei, Bacone, Newton), grazie all’empirismo inglese (tutto deriva dall’esperienza sempre chiaramente guidata dalla ragione) e il razionalismo cartesiano (tutto ruota intorno alla ragione e all’uomo); le radici sociali si trovano nell’ascesa di una nuova classe sociale, la borghesia, borghesia che tenta questa scalata al potere cercando di distruggere tutte le istituzioni politiche (istituzioni monarchiche) e che tenta di togliere il potere anche all’autorità religiosa, ciò fa pensare che il movimento illuminista rappresenta la base ideale per la rivoluzione francese che porta al potere la borghesia e l’aristocrazia aperta alle stanze di progresso e rinnovamento. Per la letteratura questo significa che, quest’ultima, deve assumere un ruolo umile, perché anche attraverso la letteratura bisogna diffondere i lumi della ragione, bisogna insegnare, divulgare e fare polemica, quindi anche la letteratura veicola un nuovo metodo di conoscenza e di sapere, non a caso l’opera emblematica di questo periodo diventa “L’Enciclopedia” di Diderot e d'Alembert. Nascono in questo periodo nuovi generi, ad esempio, il saggio breve anche a carattere polemico che è il pamphlet, l’enciclopedia, il romanzo e l’articolo di giornale: questi ultimi, non a caso, nascono in Inghilterra perché l’Inghilterra in questo periodo diventa motore del mondo perché grazie alla ricerca scientifica e tecnologica, grazie ad un alto tasso di alfabetizzazione, grazie a questa circolazione di idee: nasce quindi in Inghilterra la rivoluzione industriale; tutti questi indici modificano il ruolo dell’intellettuale e soprattutto modificano il rapporto tra intellettuale e pubblico: l’intellettuale diventa una figura sociale importante perché diventa portavoce delle esigenze delle classi sociali e diventa mediatore tra le varie classi sociali; nasce qui il genere del romanzo, ricordiamo di questo periodo Jonathan Swift che scrive “I viaggi di Gulliver”: sono romanzi scritti in prima persona in si parla degli stessi protagonisti che si rivolgono ad un pubblico quanto più ampio possibile, tanto che il protagonista assume un ruolo culturale adeguato al pubblico a cui si rivolge, e quindi assume un lessico adeguato ad un pubblico cui si rivolge; nasce, sempre in Inghilterra, l’articolo di giornale che serve a diffondere e denunciare anche con tono polemico; nasce il romanzo filosofico, in modo particolare in Francia dove, ad esempio, abbiamo Voltaire con “Il Candido” che si fa portavoce dell’ottimismo razionalistico che si basa sul fatto che grazie alla ragione si può diffondere civiltà, il cui obiettivo è il raggiungimento della felicità pubblica, e poi, come già detto l’opera rappresentativa del secolo è “L’Enciclopedia” che rappresenta una nuova concezione del sapere, perché l’enciclopedia è una sorta di inventario di tutte le conoscenze che si avevano fino a quel momento, quindi è costituita da 17 volumi più 11 tavole illustrative che al tempo riscossero molto successo nei lettori, perché venivano usate per la prima volta, e accompagnavano le materie scientifiche e meccaniche e per la prima volta diventavano oggetto di attenzione da parte dell’intellettuale: viene quindi riorganizzato il sapere e si basa sulla ragione che per la prima volta viene a sostituire il sapere organizzato e imposto dall’alto, soprattutto dall’autorità religiosa. I due centri principali del movimento illuminista in Italia furono Napoli e Milano: in Italia gli intellettuali che scrivono collaborano con il potere, a Napoli in modo particolare, l’illuminismo napoletano si fa portavoce delle riforme avviate dai Borboni che dominavano Napoli, in modo particolare i Borboni cercano di combattere le opposizioni di potere e i privilegi assunti dalla Chiesa, gli intellettuali napoletani come Genovesi, Galliani e Filangeri si fanno portavoci di queste novità, di questo tentativo dei Borboni di minare le basi del potere, dei privilegi della Chiesa. L’altro centro importante era rappresentato da Milano (in Lombardia c’era il dominio austriaco), ancora una volta gli intellettuali con i sovrani illuminati: Maria Teresa e Giuseppe II con le riforme illuminate avviano un programma di riforme rivolte a modernizzare l’organizzazione feudale, ma anche l’apparato burocratico ed amministrativo e cercano di incrementare le attività commerciali e industriali; alcuni nomi celebri dell’illuminismo milanese sono i fratelli Pietro e Alessandro Verri, e il famoso Cesare Beccaria, il quale fu autore di un trattato famoso e moderno per la modernità delle idee che cerca di far venir fuori dal titolo “Dei delitti e delle pene” che parla di reati, di torture e di pena di morte, affronta queste problematiche con la base di un pensiero già moderno e in linea con il pensiero che vediamo svilupparsi nell’arco del 700. Nella sua opera Beccaria fa una differenza tra il peccato e il reato: il peccato può essere valutato e giudicato solo da Dio, il reato è una colpa che una persona rea ai danni di tutta la comunità. Lui sostiene che sia da condannare sia la tortura sia la pena di morte perché sono inutili, inefficaci per la giustizia deve intervenire, ma lo scopo della pena inflitta ad una persona che si macchia di un reato deve essere rieducativa perchè lo Stato deve tenere presente la dignità dell’uomo, anche di un uomo che si macchia di un reato non può essere mai violata, da qui la condanna della tortura e della pena di morte che vengono considerate entrambe lesive della dignità umana. Nell’illuminismo l’intellettuale assume un nuovo ruolo sociale, politico, infatti viene chiamato anche ideologo, filosofo, ma soprattutto trova principale punto di espressione della stampa periodica, quindi nel giornale; in Italia il giornale che ebbe un ruolo fondamentale per la diffusione di nuove idee fu “Il Caffè” , il suo successo stava nell’utilizzare una lingua agile e a portata di tutta la popolazione, diversa da quella dei letterati, per diffondere le nuove idee e scoperte che caratterizzarono il 700. L’intellettuale italiano spesso deriva da famiglie ricche, ciò gli consente di dedicarsi quasi unicamente alla scrittura, mentre all’estero abbiamo già una professionalizzazione del mestiere dell’intellettuale, vuol dire che il letterato vive stampando e pubblicando le proprie opere. L’intellettuale italiano collabora con il potere, viene coinvolto negli interventi legislativi, è una figura di grande rilievo: questa collaborazione si mantiene fino a quando non risulta chiaro che gli scopi perseguiti dal potere e quelli degli intellettuali sono diversi perchè l’intellettuale ben presto si fa portavoce delle richieste di uguaglianza che provengono dai vari strati della popolazione. Attraverso i centri cultura tra cui le riviste, importante in Italia “Il Caffè”, un altro giornale importante è “La fusta Letteraria” di Giuseppe Baretti, che invece assume una posizione di rinnovamento della letteratura che deve veicolare le nuove idee, letteratura fatta di cose e non di parole e che si schiera apertamente contro la cultura tradizione caratterizzata dall’Arcadia; gli altri ruoli di produzione culturale sono i salotti privati dove si riuniscono gli intellettuali che dibattono di queste nuove idee. Molto importante in questo periodo è la prosa che prende il sopravvento sulla poesia perché anche la poesia acquista i caratteri della prosa, diventa una poesia più descrittiva con i toni della narrazione. Della prosa se ne occupa il nuovo intellettuale che non solo è un ideologo, ma anche poligrafo, cioè che si occupa di vari argomenti, di varie tematiche, e per affrontare varie tematiche non esista a mescolare i vari generi perché l’importante è raggiungere un tono e una forma che possa essere abbastanza incisiva per veicolare questi nuovi contenuti. La prosa può assumere anche la forma dell’epistole, importante quindi la scrittura di lettere, importante anche la prosa dei viaggi perché come abbiamo visto nel 700 abbiamo il cosmopolitismo, cadono le barriere nazionali, l’intellettuale è cittadino del mondo che viaggia e scopre altri modelli organizzativi e politici diversi, tra le opere ricordiamo “Il Viaggio” di Alfieri. Assume un ruolo importante l’autobiografia. L’illuminismo non è solo l’età delle idee, ma anche della meccanizzazione dovuta alla rivoluzione industriale, non solo della produzione ma anche della vita dell’uomo. Nel 700 attraverso il sensismo non viene trascurata la componente del sentimento, della semplicità che si rifà alla natura; la natura stessa viene rappresentata come materia in continua trasformazione. Ora l’uomo delle macchine costruendo le macchine non fa altro che duplicare la natura, quindi nell’ambito del 700 è come se esistesse una prima natura che è quella vera e una seconda natura che è quella creata dall’uomo a somiglianza della prima; da queste concezioni derivano due atteggiamenti che sono contrastanti, ma allo stesso tempo complementari perché: da una parte abbiamo questa civiltà che ha prodotto le macchine, che ha riprodotto la natura e che quindi si identifica con la natura, dall’altra parte abbiamo questa contrapposizione tra la civiltà, il progresso, le macchine e questa natura che invece viene idealizzata, diventa mito, in contrapposizione alla civiltà delle macchine, del progresso, a questa natura si può rimandare tutto ciò che è sentimento, sensibilità, spontaneità e istinto dell’uomo e da questo punto di vista che la natura viene ad indentificarsi con l’anima, con l’interiorità, con la campagna, quindi questi elementi sono gli elementi pre-romantici presenti nell’illuminismo, che vuole coniugare gli elementi della ragione con la natura. All’interno dei temi della letteratura illuministica abbiamo il tema della città, della tecnica, del progresso, della civiltà, ma accanto a questi temi abbiamo quelli della campagna, della natura, dell’interiorità, abbiamo soprattutto il paesaggio che diventa specchio dell’anima: siamo già in pieno pre romanticismo, abbiamo paesaggi deserti che indicano la solitudine, o paesaggi lunari (la luna che riflette la propria luce) diventa emblematica una malinconia o un’estrema passionalità. Dal punto di vista filosofico abbiamo Locke con il saggio sull’intelletto umano. Importante nel 700 è la questione della lingua, al solito si ripropone una suddivisione tra coloro che restano fermi nella posizione della tradizione letteraria e coloro che sono aperti alle novità, parlano di una lingua che dovrebbe assimilare il linguaggio scientifico; un esponente importante di questo dibattito è Melchiorre Cesarotti per diversi aspetti: in primo luogo perché sottolinea l’esigenza di trovare una posizione conciliante, ma soprattutto si sofferma su un argomento che prima di allora non era mai venuto fuori, lui sottolinea l’importanza della traduzione, l’importanza di tradurre testi in lingua straniera per far venir fuori le potenzialità della lingua nazionale, ma non solo, serviva anche a far emergere le qualità filologiche e di osservazione e critica; lui è importante perché ha tradotto “I Canti” di Hostian che è un antico poema celtico, importante perché introduce nell’ambiente letterario quegli aspetti che ancora non erano conosciuti: l’aspetto del primitivo, l’aspetto della natura selvaggia, l’aspetto della sensibilità. In questo momento importantissimo diventa vivere assecondando questo stato di natura, questo ci riporta Rousseau, che nelle sue opere (tra cui “) parla di educazione del fanciullo e della natura che rispecchia l’animo, parla del mito del “buon selvaggio” cioè mette a confronto la positività degli uomini “primitivi” che non sono stati corrotti dal progresso della civiltà in contrapposizione agli aspetti negativi che ha portato il progresso e la civiltà.
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