Il decadentismo

1) Forte sviluppo scientifico – tecnologico e industriale.
2) Nuove realtà urbane e sociali.
3) Atteggiamenti dello scrittore:
- Oggettivo e impassibile, reinventa il romanzo come strumento di analisi.
- Inabissarsi del poeta nei più segreti recessi del mondo naturale.

Autocoscienza della crisi

Il poeta non denuncia la crisi ma accetta lo status quo, egli non accusa ma si accusa. Nelle sue parole emerge una sfiducia nuova, un senso di distacco tra intellettuale e società, tra arte e vita. I decadenti abdicano al ruolo di maestri e subiscono la reclusione e il disordine di una vita trasgressiva.
Caratteri essenziali:
1) Dimensione dell’irrazionale estetismo + ricerca dell’assoluto + rifiuto del positivismo
2) La poesia decadente fa centro sull’immagine, le figure retoriche e sulla musica
3) Con il decadentismo si sposta l’asse dell’attenzione dall’oggetto al soggetto

Gli artisti moderni sentono di non avere più niente da insegnare, il pubblico li ignora e deride, i poeti non guardano più le dinamiche sociali bensì quelli spirituali.

Artista e società, la provocazione e lo scandalo

le nuove realtà sociali rischiano di mettere in crisi ogni tipo di certezza, viene messa in discussione anche la funziona dell’arte e l’artista non viene più riconosciuto come guida e maestro ispirato. Il poeta perde l’aureola e non ha più segni riconoscitivi, è un uomo qualunque. L’artista accentua la propria posizione di rifiuto delle opinioni correnti, condanna e respinge la modernità, il suo rapporto con i lettori è infatti di tipo polemico. Nonostante ciò l’artista ora è attento alle leggi di mercato e si dedica a manifesti, spettacoli, riviste ed eventi di vario genere. Con il decadentismo nascono anche due figure nuove di intellettuali, il dandy e l’esteta. Il primo ricerca e ostenta un’eleganza stravagante per isolarsi e distinguersi dalla società e la modernità, vuole escludersi lui stesso. Rifiuta l’utilarismo borghese e combatte invece la mediocrità del gusto di massa. La seconda figura invece è simbolo dell’estetismo, ha un atteggiamento di chi considera fondamentali i valori estetici e fa coincidere il culto della bellezza con l’essenza stessa della vita. È alla continua ricerca del bello e tutto ciò che non porta al bello è da condannare, tanto che il valore assoluto della vita sono la bellezza e l’arte.

I poeti maledetti: Baudelaire – Rimbaud – Verlaine

Baudelaire Ha colto e rappresentato in termini nuovi la dialettica tra ideale e reale. L’uomo di Baudelaire aspira a salire ma non può fare a meno di scendere tutti i gradini dell’abiezione. Per questo l’ideale romantico e la perfezione del passato non possono più rivivere se non in uno sguardo nostalgico, non vi sono però rimpianti bensì una presa in atto, una reazione. Si ha una tendenza per il disgusto e la noia che si esprimono nell’orrore della trasgressione.

Le corrispondenze predilige il mondo artificiale delle città rispetto a quello oscuro e segreto della natura. Baudelaire non rinuncia a cercare la via per risalire dal molteplice all’unità. Dietro l’apparenza vi è un intuire di un’unità segreta e misteriosa con cui il poeta aspira a mettersi in relazione.
La caduta dell’aureola il poeta vaga solitario per le strade affollate privo di ogni segno distintivo, in anonimo in mezzo la folla, è diventato un uomo come tutti gli altri. Non ha più nulla da insegnare, tanto che si spinge a passare le sue serate nei bordelli tra donne e alcool.
Rimbaud: necessità di un immenso e ragionato disordine di tutti i sensi, il poeta esplora tutte le forme di amore, sofferenza e pazzia. Vuole raggiungere l’ignoto, la verità nascosta dietro le cose. Inventa perciò un linguaggio nuovo dove l’immagine è strumento assoluto di una coscienza diversa.
Verlaine: lavora alla pregnanza dell’immagine, le sue poesie sono apparentemente spoglie ma hanno al loro centro la musicalità dei versi. Per lui la musica è linguaggio universale e la parola poetica rifiuta l’eloquenza, tenta invece di raggiungere e scoprire il profondo delle cose.

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