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Dostoevskij e la polemica contro il positivismo


Dostoevskij si schiera in aperta polemica al positivismo e al materialismo. Infatti quando il positivismo di Comte e di quelli come lui, affermava che la società è il mondo potessero essere spiegati in maniera assolutamente razionale, Dostoevskij ritiene che la razionalità costituisca soltanto il 20% della vita dell'uomo è che sia legata ad un'analisi superficiale della psiche umana: il restante 80% dell'uomo non è razionalizzabile perché è proprio l'uomo stesso ad amare il caos.
Inoltre Dostoevskij ritiene che il cuore sia governato da antitesi insuperabili: da qui il fenomeno dello sdoppiamento (che in particolare vivono i malvagi e le persone attanagliate da sofferenze), che può essere di tipo psicologico come nel romanzo Il sosia oppure ontologico come fratelli Karamazov e nei Demoni.

Inoltre la ragione che vuole fare sottostare tutto ad un rigido schema è nemica dell'uomo e della vita stessa perché la vita altro non è che un vorticoso processo dialettico (in virtù di quanto affermato prima sullo sdoppiamento). Inoltre il positivismo aveva fermato che lo scopo dell'uomo è la felicità e che quindi l'uomo tenta sempre di perseguire il proprio tornaconto; questo per Dostoevskij non è vero: l'uomo spesso preferisce la libertà e sceglie, quindi il dionisismo nonostante possa non giovargli sempre.
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