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Massimo d’Azeglio: Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta


Il romanzo di Massimo d’Azeglio, pubblicato nel 1833, si colloca all’interno di tutta una serie di romanzi storici che fioriscono durante il periodo del primo Romanticismo. Il momento storico che fa da sfondo alla trama è la guerra fra francesi e spagnoli, combattuta nel regno di Napoli dal 1502 al 1504.

Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, avvenuta nel 1592, la penisola italiana perde il suo equilibrio. Di tale situazione ne approfitta Carlo VIII, re di Francia, che vantando antichi diritti, derivati dai Valois, intende conquistare il Napoletano. Nel frattempo, Alfonso II di Napoli aveva ceduto il regno al figlio Ferrandino il quale, di fronte al nemico si mette in salvo fuggendo. I Francesi hanno così la meglio, ma la loro conquista è di breve durata. Infatti gli Spagnoli, comandati da Consalvo de Còrdoba intervengono per cacciare l’invasore, anche se con il trattato segreto di Granata, Luigi XII tenta di accordarsi con la Spagna, proponendo una spartizione dell’Italia meridionale. Tuttavia, i Francesi sono battuti a Cerignola e sul Garigliano e la guerra dopo alterne vicende, termina nel 1504: il regno di Napoli passa così sotto il dominio spagnolo che lo conserveranno fino agli inizi del XVIII secolo.
L’episodio della disfida di Barletta si colloca nel periodo meno fortunato per le truppe spagnole a servizio delle quali troviamo molti italiano, arruolati nelle compagnie di ventura.
L’esercito spagnolo di Consalvo de Còrdoba è assediato nella città di Barletta ed è a corso sia di uomini che di viveri. Tutto intorno, il territorio è in mano francese, il cui esercito è comandato da Louis d’Armagnac, duc de Némours. Sicuri della loro vittoria, i Francesi non sono molto vigili, tanto è vero che gli Spagnoli, in una sortita, riescono ad avere la meglio contro le truppe francesi comandate da Monseigneur de la Palisse, arrivando perfino a fare alcuni prigionieri. È a questo punto che si inserisce la disfida di Barletta, che ci viene descritta nei suoi particolari anche nel libro V della Storia d’Italia dei Guicciardini.
Il tutto è causato da una disputa verbale, con reciproco scambio di offese e di insolenza fra Francesi e Italiani, , che sembra sia partita dai mercenari italiani. Gli Italiani avevano diversi motivi per odiare l’invasore francese; i mali erano cominciati con l’arrivo di Carlo VIII. Inoltre i principi Fabrizio e Prospero Colonna, discendenti dalla celebre casata nobiliare italiana, a servizio degli Spagnoli, erano stati prima a servizio dei Francesi, ma ora erano passati fra le file spagnole anche se Carlo VIII aveva lasciato in loro custodia il regno di Napoli. Pertanto, l’accusa di Francesi di fellonia e di tradimento nei loro confronti, era, in un certo, qual senso giustificata. Inoltre, nella disputa tutti gli Italiani sono accusati di ignavia e di viltà, accuse non del tutto improprie anche dovute alla suddivisione politica della penisola.
Alcuni storici sostengono invece che l’iniziativa degli insulti sia partita dai Francesi e soprattutto da un certo La Motte (in francese Guy de la Mothe), che prigioniero di Consalvo da Còrdoba, dopo aver perso il controllo di se stesso per aver bevuto troppo vino pugliese, sparò delle enormi insolenze contro i soldati italiani.
I soldati francesi furono sconfitto nella disfida ed il fatto ebbe una notevole eco nella penisola italiana: ne parlerà il Guicciardini ed anche lo stesso Machiavelli.
Il romanzo del D’Azeglio parte da questo episodio storico, ma tutt’intorno egli costruisce altri avvenimenti di para fantasia e non documentati storicamente, poiché sostanzialmente l’opera ruota intorno alle vicende amorose intercorse fra il protagonista, Ettore Fieramosca, e Ginevra. Infatti l’immaginazione dell’autore è molto ampia, poiché, spesso, egli viene a mancare di rispetto sia per la geografia dei luoghi che per il costume storico.
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