Niente vaccino, niente tirocinio: l'università detta le regole per i futuri infermieri

Paolo Ferrara
Di Paolo Ferrara
Niente vaccino, niente tirocinio: l'università detta le regole per gli aspiranti infermieri

Per coloro che non hanno aderito alla campagna vaccinale, sarà temporaneamente sospeso il tirocinio professionalizzante”. Dice così la lettera recapitata ai 240 iscritti al corso triennale di Infermieristica dell'università Cattolica che opera in collaborazione con la Poliambulanza di Brescia. La notizia, riportata dal Giornale di Brescia, ha creato un considerevole dibattito sull’obbligatorietà della vaccinazione sebbene l'ateneo abbia chiarito di “non aver mai parlato di obbligo di sottoporsi al vaccino per gli studenti”.


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Per la responsabile del corso di studio, Letizia Bazoli, quella di sospendere il tirocinio professionalizzante a quanti non hanno aderito alla campagna vaccinale è una decisione sostanziosa, “presa per tutelare quelle persone che non possono essere sottoposte ai vaccini anti Covid”. Così con una lettera l’Università Cattolica che collabora con la Fondazione Poliambulanza di Brescia ha voluto informare i 240 aspiranti infermieri della decisione. Il Direttore Generale della Fondazione, Alessandro Triboldi, ha commentato la vicenda spiegando che in “un sondaggio eseguito tra le 2700 persone che, a vario titolo, prestano la loro opera in ospedale (…) oltre il 93% si sottoporrà alla vaccinazione”. La decisione è un vero e proprio “atto di responsabilità da parte di medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, addetti amministrativi, ma anche operatori di ditte esterne per i servizi di pulizia, guardiania, bar e ristorazione, studenti in tirocinio e la piccola comunità delle nostre suore”. La Fondazione, infatti, prevede di coinvolgere circa 1000 persone a settimana per 3 settimane consecutive e inoculare la seconda somministrazione dopo 21 giorni. Giuseppe Carbone, Segretario Generale FIALS, dal canto suo, ha dichiarato che “l’obbligo di vaccinazione contro il coronavirus potrebbe essere un’ipotesi costituzionalmente praticabile solo attraverso una legge del Parlamento o di un decreto legge del governo che sia poi convertito in legge”. Per questo, “ricorrere all’obbligo è sempre un po’ una sconfitta della ragione”.



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Come riportato da Nurse24.it, secondo la FIALS la strada da percorrere sarebbe quella di “un mix di promozione e moral suasion”. Se i risultati non dovessero essere quelli sperati si dovrebbe dunque pensare di “inserire una clausola per gli operatori sanitari e per quelli a stretto contatto con il pubblico e rendere obbligatorio il vaccino”. Lo stesso segretario della Federazione ha promosso l’idea del “patentino di immunità” che “potrebbe essere un requisito per le professioni sanitarie e socio sanitarie che svolgono le loro competenze in reparti più sensibili e critici. Se si vuole svolgere l’attività in queste aeree devi metterti in condizioni di dare sicurezza”.
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3 marzo 2021 ore 15:30

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