Marianna Calderaro
V AT
. Istituto Vito Sante Longo
Anno scolastico 2007/08
Il viaggio… Un modo per conoscersi e conoscere….
“
L’io esiste soltanto nelle relazioni con gli altri e grazie ad esse, intensificare lo scambio sociale significa intensificare l’io” 2
Inizio la mia tesina partendo da una parola che racchiude in sé migliaia di significati, ognuno in relazione a ogni persona: viaggio.
Il viaggio, infatti, può essere inteso in mille modi: viaggio di piacere, spirituale, di benessere, culturale, per studio… questa differenziazione si è avuta nell’arco degli anni, per gli accresciuti bisogni della popolazione, per l’esigenza di conoscere il “nuovo”, di sperimentare nuove esperienze e di crescere rapportandosi con una realtà talvolta differente da quella solita.
Ecco perché questo è una fra le attività umane più antiche; uno degli svaghi più belli che esistano, la maniera più bella di aprire la mente al “nuovo”, il ricordo che mai svanisce nonostante il corso degli anni, dal momento che, le emozioni che si riescono a vivere sono talmente forti tali da combattere anche il tempo.
Nel viaggio quello che conta non è tanto la meta, ma il cammino che si percorre.
Ci sono mezzi più adeguati a farti raggiungere lo scopo, ma la cosa più importante è vivere intensamente il tempo e lo spazio che ti separano dalla tappa.
Se si adora la natura e se si ha molto tempo, si potranno percorrere “viaggi” anche nei parchi pubblici o nei prati, osservando attentamente la fauna e la flora di cui si è circondati.
Se si ama la gente, se si ama il confronto, si visiteranno i bar dei centri storici, i luoghi di culto, i mercati o le piazze, si cercherà il contatto e l’immedesimarsi con la popolazione del luogo.
Passeggiando, lungo la strada, si assisterà allo scorrere di alcuni dei momenti della vita di altre persone e talvolta si sognerà che sia la nostra, si andrà incontro a tante e differenti opinioni, lingue, ma si cercherà sempre l’incontro con gli altri o, inconsapevolmente, con noi stessi.
Non a caso mi ha colpito molto la frase che ho inserito nell’introduzione della mia relazione: “L’io esiste soltanto nelle relazioni con gli altri e grazie ad esse, intensificare lo scambio sociale significa 3 intensificare l’io”.
Partire, per me, significa infatti mettersi in discussione, raggiungere la “meta preposta” scoprendo non solo questa ma osservando anche il tragitto percorso, avvicinare la “diversità” per sentirsi uguale all’altro, aprire totalmente la mente al “diverso” senza, però, avere il timore di farlo, essere umili per sintonizzarsi con la popolazione del luogo, imparare i ritmi e i tempi nell’avvicinarsi alle culture, folklore e tradizioni non proprie, rispettare quello di cui ancora si deve far parte e infine, tornare cresciuti per poi ripartire.
Il viaggio, quindi, non è solo un business per i Tour Operator: è anche un lavoro per la persona che ha voglia di rapportarsi con il nuovo e, inconsapevolmente, crescere.
Ecco perché non esiste migliore riflessione di quella da me prima citata: il viaggio, inconsapevolmente, serve a far accrescere dentro ognuno, quella maturità capace di farci affrontare al meglio le situazioni che ci si presentano, di farci rapportare al meglio con le persone e, di conseguenza ci permette di rafforzare il nostro “IO”. 4
L’io decadente attraverso Pascoli, Svevo e Pirandello
Nel periodo compreso tra fine ‘800 e inizio ‘900, una vera e propria rivoluzione investe i più diversi campi del sapere e sancisce il passaggio dall’uomo moderno all’uomo contemporaneo.
Questa svolta epocale in letteratura si esprime nel decadentismo che ha apportato un profondo cambiamento nel modo di concepire l’arte, i suoi scopi, suoi strumenti.
Utilizzando il criterio dell’“arte per l’arte”, i decadenti, tendono ad emarginarsi dalla società, fuggire dalla realtà, a crearsi un proprio mondo, di bellezza fuori dalla storia, senza giustificazioni esterne e considerando volgare un’opera destinata al vasto pubblico.
Se prima quindi, il fine eteròs dell’arte era (diverso) dall’arte, stava cioè nella religione, nella scienza ecc., autòs).
Adesso il fine dell’arte è l’arte stessa (L’arte non deve più mantenersi fedele al vero; ciò che è artificiale è preferibile a ciò che è reale, ciò che è estetico vale molto più di ciò che è pratico.
Il compito della poesia è quello suggerire, rivelare, l’Io piuttosto che comunicare o dire.
Un questo clima è al centro di una generale discussione che si esprimerà attraverso i principali autori decadenti italiani: Giovanni Pascoli esprimerà l’inquietudine del profondo dietro l’innocenza; Italo Svevo parlerà Io Uno, di inettitudine umana, Luigi Pirandello di un di cui non esiste e che è “nessuno centomila”.
Il percorso di Pascoli, per la quale autobiografia più che per altri, è la chiave per comprendere a fondo la sua poetica, potrebbe essere definito più una marcia sul posto che un vero e proprio itinerario.
Per il poeta, l’io dell’uomo, è scisso. Esiste una parte che si trasforma con il passare del tempo, invece un’altra fanciullesca che rimane identica a se stessa.
Nella poesia, l’Io normale, quotidiano, non viene accettato, e lascia il posto all’Io “fanciullino”.
Questa scissione, diviene la base per un umanitarismo dei buoni e innocenti sentimenti che secondo lui permetterebbe di risolvere i conflitti sociali.
Il fanciullino, infatti, non conosce differenze di classe: egli è nel contadino, nell’operaio, nel banchiere ecc…
Nella sua poesia “moderna”, il poeta sceglie la 5 “regressione”, intesa come ritorno all’infanzia come fase di ingenuità e innocenza.
Questo rappresenta “l’Io” immobile.
La fuga dalla realtà e la ricerca poetica intesa come strumento di conoscenza sono i temi ricorrenti nella poetica pascoliana.
La sua produzione, è un continuo girare intorno al nucleo dell’angoscia infantile, un tuffarvisi dentro, un cercare continuamente calore, la sicurezza, l’affetto, <<Fanciullino>> la protezione che il Pascoli non aveva mai potuto provare.
È proprio nella celebre prosa “Il Fanciullino” che troviamo espressa con grande chiarezza la concezione poetica che pervade tutta la produzione pascoliana.
Dietro questa celebre prosa, troviamo un mondo inquietante e ricco di sofferenze.
Per il poeta, la poesia, è essenzialmente ricordo in quanto la conoscenza del presente consiste nel riconoscere e ritrovare i segni che portano dal dolore presente al dolore passato, come avviene nel componimento L’Assiuolo, dove il Pascoli vuole esprimere l’incombere dei ricordi e della morte, che impedisce al poeta di godere pienamente la magia di una notte di luna perché è avvolto dal mistero e dall’angoscia della morte.
Il paesaggio de “L’assiuolo” è uno dei più intensi e suggestivi di tutta la produzione pascoliana.
Le immagini si susseguono prive di ordine logico, come rivelazioni improvvise via via più profonde.
Il vero filo conduttore è il verso dell’assiuolo, un piccolo rapace notturno, simile alla civetta, che va ripetendo il suo verso lamentoso: in quella voce sembra concentrarsi tutta la tristezza dell’universo, tutto il dolore, dell’esistenza nel suo fatale destino di morte.
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù...
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù...
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte...
chiù...
La poesia esteriormente è la descrizione di un notturno lunare, reso attraverso una serie di sensazioni visive e uditive, ma come sempre il quadro impressionistico si rivela immerso in un’atmosfera misteriosa.
La natura aspetta la comparsa della luna e le immagini sono quiete, sirene, ma poi si delinea un’immagine inquietante: il verso delle nubi e il verso dell’assiuolo che a poco a poco diventa un canto di morte. 6
Il rumore del mare cullare rievoca sensazioni di abbandono infantile alla dolcezza materna.
Per quanto riguarda il testo de “Il fanciullino”, lo possiamo analizzare a più livelli:
A livello conoscitivo, il fanciullino rappresenta un’altra forma di conoscenza, in quanto egli si rapporta con il mondo esterno, “sentendo” la natura prima ancora di conoscerla, in quanto questi, sembrano essere fusi insieme.
Non esiste distinzione netta tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto: il “fanciullino” avverte in tutto la vita che sente scorrere in sé.
La sua conoscenza, di conseguenza, è dominata da un senso di meraviglia, perché le cose sembrano apparirgli per la prima volta ed è il “Nuovo Adamo” che dà i nomi alle cose per la prima volta, le trasforma in un proprio mondo mentale.
A livello sensazionale, fanciullino, sono invece, le sensazione del nettamente differenti da quelle dell’uomo adulto, anzi, sono decisamente capovolte: il piccolo diventa grande, il buio diventa visibile…
La scissione dell’io si trasforma così in dissociazione sensoriale, nel senso che Pascoli, che dà ascolto a questa voce segreta, ritrovando una capacità sensoriale che ha radici nel passato.
È una dimensione aurorale che nel linguaggio poetico si manifesta con l’uso della sinestesia e dell’onomatopea.
A livello sentimentale, il mondo del fanciullino è alternativo a quello adulto: la sua figura svolge un duplice ruolo, ovvero, uno ideologico e uno intimo e personale, legato fortemente alla condizione psicologica pascoliana.
Sul piano ideologico egli cerca di attutire gli attriti tra le classi con il fine di evitarne lo scontro.
Sul piano intimo invece, la teoria del fanciullino, assume il significato del rifiuto della crescita, dell’età adulta, della maturità (quella che oggi si chiama sindrome di Peter Pan) e particolarmente nella sessualità nei confronti della quale Pascoli sembra avvertire un blocco.
La figura del fanciullino, quindi, che il poeta universalizza, in realtà è tutta e solo sua.
Egli è quindi non il poeta della innocenza o dell’ingenuità, ma usa la dimensione infantile da adulto per purificare i turbamenti di un’anima che si trova a disagio nel “mondo dei grandi”.
Invece, a differenza di Pascoli, la narrativa di I. Svevo si configura come un’analisi dell’incapacità di vivere dell’uomo moderno, collocato in un contesto storico segnato dalla crisi del passaggio tra i 2 secoli.
Secondo lo scrittore, dietro i comportamenti razionali dell’uomo agiscano spinte inconsapevoli di cui non si conosce la forza, mutuato da Schopenhauer.
Secondo questo suo modo di pensare, la popolazione è divisa in coloro che agiscono, lottatori contemplatori, e coloro che rinunciano, che formano il nucleo dell’uomo inetto.
Per concetto di Svevo inettitudine intende l’incapacità e l’estraneità di fronte alla vita, sia perché essa appare imprevedibile e procede secondo una sua casualità, sia perché nell’uomo, al di sotto del mondo interiore (la coscienza), si agitano forze oscure che lo rendono imprevedibile e estraneo a se stesso.
Chi prende coscienza di questa posizione, di trova bloccato di fronte alla vita, si sente indifferente nei suoi confronti, non lotta ma contempla divenendo sempre più “inetto”.
La coscienza nell’estraneità della vivere si traduce in indifferenza per la vita, che si mostra quasi come uno sdoppiamento dell’Io: una parte si lascia coinvolgere dalle illusioni, l’altra Una Vita, invece riflette sul vuoto che tormenta l’esistenza.
In sin dall’esordio, l’inettitudine umana si manifesta concretamente con l’incapacità del protagonista (Alfonso Nitti) di uscire da se stesso, con il suo perenne commiserarsi per giustificarsi, e rigettando sugli altri tutti gli egoismi e soprusi.
Il “mancato riconoscimento” del protagonista è ancora circoscritto nelle coordinate del 7 verosimile sociale, ma già annuncia l’incapacità del protagonista di fare i conti con la realtà, il suo malessere interiore e, persino, la scelta del suicidio.
Senilità,
In il suo secondo romanzo, Emilio Brentani, il protagonista, è un Alfonso Nitti che non si è suicidato, anzi ha realizzato il sogno di pubblicare un proprio romanzo.
Realizzata l’aspirazione letteraria però si apre per lui la percezione del vuoto esistenziale, ben rappresentata dal titolo.
Per un po’ riesce ad entrare nella vita grazie alla frequentazione delle ragazza, ma proprio in ciò scopre definitivamente la propria malattia: il sentirsi inadatto alla vita.
Sceglie così di restarne ai margini, contemplare quella altrui e rimpiangere come irreversibilmente tramontata la sua senilità, Una vita giovinezza.
È questa intesa come vecchiezza dell’anima.
Se in la letteratura era il sogno atteso, in questo romanzo essa diventa a sua volta una malattia, perché costituisce per Brentani una sorta di filtro attraverso cui entrare in contatto con la realtà fin quasi a diventarne un sostituto.
Così alla fine ci si sente vecchi anche senza aver vissuto.
Nel terzo romanzo, “la coscienza di Zeno”, Svevo sottolinea ancor di più la condizione di inettitudine umana: chi prende coscienza di questo stato, si trova bloccato di fronte alla vita, se ne sente indifferente, non lotta ma la contempla, divenendo ancor di più inetto.
Ma il contemplatore, ha la voglia, anche, di capire, analizzare e auto analizzarsi.
È proprio il senso di estraneità alla vita che viene messo in risalto nel romanzo.
Pirandello si colloca a livello dei grandi innovatori del pensiero e dell’arte del 900 europeo per quanto riguarda il rapporto dell’io con se stesso e con la realtà esterna e pone al centro della sua analisi il problema della soggettività: attraverso un attento esame della realtà egli dimostra come l’umanità è fragile.
Dato che il mondo esterno è vissuto da tanti soggetti e visto, di conseguenza, attraverso il filtro della soggettività, è impossibile che la conoscenza di questo sia univoca.
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Sintesi tesina sul viaggio
La tesina sul viaggio descrive il viaggio secondo un percorso multidisciplinare. Il viaggio da sempre è considerato come fonte di svago, un mezzo attraverso cui conoscere nuove culture, sperimentare nuove forme di comunicazione, conoscere il diverso, le tradizioni e il folklore di un luogo. Questo però può essere inteso però anche come riscoperta della bellezza della natura, magari visitando parchi e paesaggi naturali. Molto importante in tal senso è l'analisi dell'Io decadente attraverso Pascoli, Pirandello e Svevo. L'io di Pascoli è un io scisso; Svevo invece analizza l'incapacità di vivere dell'uomo moderno in un'era segnata dalla crisi del passaggio tra due secoli. Pirandello invece afferma che l'Io abbia un rapporto con sé stesso e con la realtà esterna; egli afferma come l'umanità sia fragile. Il legame con il decadentismo è testimoniato attraverso l'opera "Il ritratto di Dorian Gray" in cui Oscar Wilde descrive il tema della bellezza estetica attraverso la figura di Dorian Gray, che ama il bello, rappresentando l'icona dell'uomo dandy.
Nell'ambito letterario francese invece molto importante è Charles Baudelaire che, nell'opera "Les fleurs du mal", descrive la condizione ideale che potrà essere raggiunta dall'uomo solo attraverso la morte. L'artista, secondo il poeta francese, deve liberare il suo popolo dall'oppressione della monarchia. In ambito artistico il viaggio viene rappresentato come scoperta, come fuga e come evasione. L'artista De Nittis afferma che il viaggio sia utile al fine di conoscere il nuovo, mentre Paul Gauguin lo intende come un'evasione alla riscoperta di popoli primitivi, sconosciuti. Il viaggio può essere anche organizzato da un'agenzia, ma non deve essere inteso solo come un pacchetto turistico che si sta vendendo, ma anche come un'esperienza positiva alla scoperta di nuovi luoghi, come ad esempio la Valle d'Itria, in Puglia.
Importante, in connessione al viaggio, è la scelta che generalmente avviene tra mutuo e leasing; un importante criterio di scelta è quello della preferenza assoluta che si può adottare se il risultato della scelta è evidente. Molto importante è anche la scelta tra investimenti finanziari e investimenti industriali. In questa tesina di maturità quindi viene analizzato il tema del viaggio sotto vari punti di vista.
Tesina sul viaggio, collegamenti
- Italiano: L'io in Pirandello, Svevo e Pascoli.
- Inglese: Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde).
- Francese: Les fleurs du mal di Baudelaire.
- Sociologia: Il viaggio come conoscenza del diverso.
- Storia dell'arte: Il viaggio come evasione, come conoscenza del nuovo.
- Turismo: La Valle d'Itria.
- Economia: Le modalità di scelta.
Altre tesine sul viaggio
- Viaggio nella storia - Tesina Maturità - tesina multidisciplinare sul viaggio.
- Belle époque: viaggio tra arte e letteratura - Tesina multidisciplinare sul viaggio nella Belle Epoque.
- Viaggio - Verso una meta: il viaggio come esperienza fisica e morale - Tesina multidisciplinare sul viaggio come esperienza fisica e morale.
- Alla ricerca di Itaca - Tesina per liceo classico sul viaggio.
- Australia e colonialismo - Tesina per scuola media sul viaggio alla conoscenza dell'Australia.
- Viaggio: Metafora della vita - Tesina che tratta del viaggio attraverso vari autori.
- Viaggio nei sogni - Tesina in Power Point sul viaggio attraverso il sogno.
- Viaggio verso l'ignoto - Tesina che descrive il viaggio come spostamento nello spazio e nel tempo.
- Viaggio: ricerca di esperienze dentro e fuori di sé - Tesina sul viaggio come esperienza.
- Viaggio, un modo per conoscersi - Tesina che tratta del viaggio come mezzo per fare conoscenze.
- Pink Floyd, il lato oscuro della luna - Tesina che tratta del viaggio attraverso la musica dei Pink Floyd.
- Coca-Cola, ieri e oggi - Tesina per istituto professionale per grafico pubblicitario che effettua un viaggio tra le tappe più importanti dell'azienda Coca-Cola.
- Viaggio - Ottocento e Novecento - Tesina di maturità sul viaggio.