Il viaggio
Anno 2013/2014
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Il viaggio, a qualunque titolo avvenga, è un’esperienza costante nella vita dell’uomo in tutte le epoche e tutti i Paesi. Non c’è quindi da stupirsi se la letteratura, la cinematografia, la storiografia, di ogni tempo e di ogni lingua riflettono questa esperienza, muovendosi sia su un piano reale sia su uno simbolico.
Nel primo caso, siamo in presenza di descrizioni di viaggi reali, che ci permettono di ricostruire gli itinerari, il modo in cui tali viaggi avvenivano, i luoghi visitati e le loro caratteristiche. Nel secondo caso, la letteratura trasfigura il viaggio in simbolo di qualcos’altro: dell’inquietudine dell’uomo e della sua sete di conoscenza, del suo bisogno di mettersi alla prova sfiorando l’ignoto dell’itinerario della sua maturazione spirituale o di tutta la sua stessa esistenza.
L’impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana, è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo, come il desiderio della felicità. Gli innumerevoli scopi del viaggiare s’intrecciano e non sempre sono chiari per chi resta, ma spesso neppure per chi parte; c’è l’irrequietezza, c’è il bisogno di conoscere cose sempre nuove, far viaggiare permette di conoscere gli altri, e attraverso gli altri, se stessi. Permette di scoprire alternative inimmaginate, di svincolarsi dai lacci dei sistemi sociali, basati sulla fissità della persona, sugli individui ad essere “una cosa sola”. Ma l’identità umana è mutevole e molteplice.
Lo scarto tra l’immagine che gli altri hanno di una persona e quella che lei di se stessa, tra quello che è nella realtà e quello che vorrebbe essere, è lo spazio in cui prende vita il desiderio del viaggio.
Il viaggio quindi, come metafora della vita è una delle caratteristiche più frequenti in tutte le culture, è un concetto trattato molto spesso dai pensatori di ogni epoca, dai mitici viaggi di Erodoto a quello ultraterreno di Dante.
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Etimologia e significato del termine “viaggio”
La parola “viaggio” deriva dal provenzale viatge, che proviene a sua volta dal latino viaticum, un derivato di via. Nel lessico latino “viaticum” era la provvista necessaria per mettersi in viaggio, in seguito assunse il significato di viaggio stesso.
Nel Seicento, per la prima volta fu utilizzato il verbo viaggiare che deriva da viaggio. Dal verbo viaggiare nasce il termine viaggiatore, che anticamente era utilizzato per gli esploratori, i mercanti e gli scienziati.
Il termine viaggio può significare:
- L’andare da un luogo all’altro.
- Usi estens. (o partic.): per iperbole, pellegrinaggio e per la letteratura.
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Filosofia
Il termine Filosofia è un vocabolo greco, che tradotto letteralmente significa “Amore della Sapienza”, deriva da: Filos e Sofia. Il pensiero filosofico, nasce dalla curiosità innata dell’essere umano per quanto gli circonda e gli succede intorno dalla necessità di capire meccanismi e dinamiche e, dalla voglia di trovare sempre spiegazioni. I filosofi più importanti sono: Socrate, Platone, Aristotele, S. Tommaso d’Aquino, Cartesio, Locke, Hume, Kant, Karl Marx, Nietzsche, Husserl, Sartre e de Beauvoir. Dipinto di Immanuel Kant.
Kant e la sua vita
La modalità, l’eventualità e i limiti del pensiero sono al centro dell’indagine filosofica di Kant.
La rivoluzione gnoseologica che Kant ritiene di aver introdotto consiste in un nuovo modo di pensare, il mondo dell’esperienza, fondato sulla centralità del soggetto.
Immanuel Kant nasce Königsberg nell’aprile 1724, da una famiglia di ceto medio. Nel 1732, per volere dalla madre Kant entra nel collegio di Fredericianum, dove riceve una formazione incentrata sullo studio del latino. Nel 1740 s’iscrive all’Università, deve intraprende lo studio di Newton.
Dal 1747 al 1754 Kant vive facendo il precettore, intanto nel 1755 riceve il dottorato e l’abilitazione alla libera docenza. In questi anni Kant approfondisce gli studi di carattere scientifico ispirandosi alle letture su Newton e Huygens, studia anche i metafisici tedeschi e gli empiristi inglesi.
Nel 1770, Kant riceve la cattedra all’Università come professore di logica e metafisica. In questo periodo Kant dedica tutto il suo tempo alla ricerca filosofica. Dopo undici anni di laborioso silenzio nel 1781 fu pubblicata la sua prima edizione, la “Critica della ragion pura”, nel 1788 fu
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pubblicata la “Critica della ragion pratica”, a cui seguirà dopo due anni la “Critica del giudizio”.
La vita di Kant fu molto misera di eventi esteriori.
Gli ultimi anni di vita del Filosofo furono sconvolti dalla salute malferma e del conflitto con le autorità politiche. Nel 1786 per Kant ci fu una grande perdita per la morte dell’Illuminista Federico il Grande, Kant esaltava Federico il Grande come il sovrano dell’Illuminismo.
Nel 1793 pubblica una nuova opera “La religione nei limiti della semplice ragione”, quest’ultima opera, anche se passò al vaglio della censura, risultò sgradita al sovrano.
Con questa pubblicazione Kant ricevette un invito, con scritto che non si doveva mai più occupare delle questioni religiose. Nel 1796 smette di fare lezioni e nel 1798, pubblica un ultimo importante scritto “Il conflitto della Facoltà”. Kant muore nel 1804, all’età di ottant’anni.
Le principali opere di Immanuel Kant
- Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive (1747);
- Storia universale della natura e teoria del cielo (1755);
- Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova delucidatio “Nuova spiegazione dei primi principi della conoscenza metafisica” (1755);
- Sulle cause delle scosse sismiche. Storia e descrizione naturale del terremoto del 1755 (1756);
- Nuova dottrina sul moto e sulla quiete (1758);
- La falsa sottigliezza delle quattro figure sillogistiche (1762);
- L’unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio (1763);
- Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantità negative (1763);
- Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime (1764);
- Ricerca sull’evidenza dei principi della teologia naturale della morale (1764);
- Sogni di un visionario chiariti con i sogni della metafisica (1766);
- Sul primo fondamento della distinzione degli oggetti dello spazio (1768);
- De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis “la forma e i princìpi del mondo sensibile e intelligibile” (1770);
- Critica della ragion pura (1781);
- Prolegomeni a ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza (1783);
- Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784);
- Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo? (1784);
- Fondazione della metafisica dei costumi (1785);
- Principi metafisici della scienza della natura (1786);
- Congetture sull’origine della storia (1786);
- Che cosa significa orientarsi nel pensare? (1786);
- Critica della ragion pura “seconda edizione” (1787);
- Critica della ragion pratica (1788);
- Critica del giudizio (1790);
- La religione nei limiti della semplice ragione (1793);
- Sopra il detto comune: “Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica” (1793);
- Per la pace perpetua (1795);
- La metafisica dei costumi (1797);
- Antropologia pragmatica (1798);
- Il conflitto delle facoltà (1798);
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Kant oggi è ricordato per il suo “Viaggio verso la conoscenza”. Le opere che espongono questo “argumentum” sono la “Critica della ragion pura, quella della ragion pratica e quella del giudizio”.
Le Critiche di Kant, disposte in ordine cronologico.
La Critica della ragion pura
La Critica della ragion pura fu pubblicata, come già visto nel 1781. Le reazioni dei lettori non furono positive così, iniziarono a diffondersi delle critiche negative. Tra queste critiche ricordiamo: lo scetticismo (che tradotto in termini religiosi, sta a indicare l’accusa di aver negato la trascendenza), e quella di “idealismo berkeleiano” cioè, la negazione dell’esistenza di un mondo esterno indipendente dalla nostra percezione.
Kant per ribattere queste accuse nel 1783 pubblicò i “Prolegomeni a ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza”. In quest’ultima opera il metodo è analitico: assume l’esistenza de facto della matematica e della fisica come scienze sintetiche, e ne ricava le condizioni di possibilità della conoscenza oggettiva in generale.
Nel 1786 per Kant fu un anno importante, perché l’editore gli propose una nuova edizione della Critica, così il Filosofo si rimise al lavoro per modificare la prima stesura della Critica.
Molti interpreti dell’Ottocento e del tardo Novecento come Schopenhauer e Heidegger, sostengono ambedue lo stesso punto di vista che nella prima edizione si trova di più il pensiero di Kant.
Nella Critica della ragion pura, troviamo molti punti-chiave, il primo dei punti-chiave è la critica.
Kant utilizza la critica per indicarne l’esame della legittimità, ovvero si chiede di indicarne il fondamento: entro quali limiti, e a quali condizioni, le nostre affermazioni sul mondo sono fondate.
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La filosofia di Kant è definita criticismo, giacché il nucleo e il punto di partenza del lavoro per Kant inizia dalla critica. Kant concepisce la critica come lavoro d’indagine e che la ragione è chiamata a fare su se stessa, come un’opera di autoriflessione della ragione. E, infatti, nell’espressione “Critica della ragion pura” quel della è un genitivo a un tempo oggettivo e soggettivo. Per Kant la ragion pura è l’oggetto e il soggetto di questa indagine critica.
Nella sua opera Kant espone diverse problematiche. La prima problematica è la metafisica nonché, il dogmatismo, e consiste nel produrre, concetti fondati su una << cieca fiducia della ragione a estendersi a priori per meri concetti, senza critica>>. Questi ampi concetti hanno dato origine allo scetticismo. Kant osserva che nella metafisica si possono affrontare dei problemi fondamentali come l’esistenza di Dio, la libertà, l’immortalità dell’anima. Nell’affrontare questi problemi, la ragione tenda a sbarazzarsi dei vincoli imposti dell’esperienza. Occorre, dunque, che la metafisica giustifichi la sua pretesa a costruirsi come scienza; e che la ragione stessa, istituisca un tribunale. Kant afferma che questo tribunale “è altro non è se non la critica della ragion pura stessa”.
Queste affermazioni del filosofo suscitarono grandi polveroni e, lo si accusò di voler distruggere a colpi di critica, la metafisica la filosofia, la ragione stessa; venne definito da Mendelsshon “Il distruttore di ogni cosa”.
L’introduzione alla Critica della ragion pura si apre con il celebre passo: << Non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza incomincia con l’esperienza: […] Da ciò non segue che essa derivi interamente dell’esperienza. Potrebbe infatti avvenire che la nostra conoscenza empirica sia un composto di ciò che riceviamo mediante le impressioni e di ciò che la nostra facoltà conoscitiva vi aggiunge da sé sola. >>
Kant in questo passo affronta il problema della teoria della conoscenza, cioè il rapporto fra l’oggetto e le nostre rappresentazioni.
L’opera, “La critica della ragion pura”, è divisa in due parti: la Dottrina degli elementi e la Dottrina trascendentale del metodo. La prima parte della Dottrina trascendentale degli elementi prende il nome di Estetica trascendentale. Il termine estetica serve per indicare l’indagine sulla conoscenza sensibile. Nell’estetica, Kant esplora la sfera della conoscenza sensibile alla ricerca dei principi che a priori rendono possibile tale conoscenza. Cioè, la capacità che il soggetto grazie alle sensibilità riesce a percepire i diversi componenti dell’oggetto. La rappresentazione immediata dell’oggetto è definita dal filosofo intuizione. L’intuizione, se vista come riferimento al contenuto sensibile, è empirica: l’oggetto, nell’intuizione empirica, è definito fenomeno. Nel fenomeno troviamo due componenti, la materia e l’intuizione pura, ovvero la forma a priori della sensibilità.
L’intuizione a sua volta è divisa: in spazio e tempo. Per Kant, lo spazio e il tempo sono le forme a priori dell’intuizione cioè, lo spazio non può essere un concetto ricavato dell’esperienza, ma è la forma del senso esterno e il tempo, la forma del senso interno.
Nell’Estetica trascendentale oltre ad esserci la sensibilità delle forme pure, troviamo la Logica trascendentale costituita da intuizioni e concetti. La Logica trascendentale si divide in due parti; l’Analitica trascendentale e la Dialettica trascendentale.
- L’Analitica trascendentale è suddivisa a sua volta in Analitica dei concetti e Analitica dei principi; quest’Analitica tratta la conoscenza pura degli elementi e dei principi senza i quali nessun oggetto può essere immaginato.
- La Dialettica trascendentale invece esamina le contraddizioni nell’ampliare le proprie conoscenze al di là del mondo dell’esperienza.
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Nell’Estetica, Kant spiega com’è costituito il mondo dell’esperienza spazio-temporale; quest’ultimo, però non indica l’aspetto naturale del cosmo ma, l’insieme di diversi fenomeni organizzati su diverse leggi. Secondo Kant, la scienza deve descrivere i fenomeni mediante un certo numero di leggi.
Kant nell’Analitica dei concetti, considera i “concetti dell’intelletto” come funzioni, cioè operazioni dove si unificano le “diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune”.
Secondo Kant facendo l’estrazione del contenuto empirico si possono ricavare dei concetti puri.
Kant, definisce questi concetti puri con il nome di categorie; per individuare le categorie ricorre nuovamente all’analisi del giudizio, distingue le diverse forme di giudizio secondo quantità, qualità, relazione e modalità.
Kant utilizza la dottrina dell’Io penso per centrarsi sull’unificazione dell’esperienza.
Il Filosofo si serve dell’Analitica dei principi per chiarire in che modo le singole categorie si possono applicare ai fenomeni; utilizza i principi per indicare le diverse regole delle categorie.
L’applicazione concreta delle categorie dei fenomeni pongono un problema preliminare, poiché, per Kant, sensibilità e intelletto sono facoltà diverse per genere non solo per grado, tuttavia, sappiamo che la conoscenza non può essere la sintesi fra intuizione e concetto; per questo Kant, creò la dottrina dello schematismo trascendentale. L’intelletto dunque, opera secondo schemi che collegano intuizioni e concetti. Kant definisce lo schema come un prodotto dell’immaginazione, e che lo schema, tuttavia, non è un’immagine che riproduce un oggetto, ma l’insieme delle regole necessarie alla costruzione dell’immagine di un oggetto.
Kant alla fine dell’Analitica espone una tesi sulla differenza tra il fenomeno e il noumeno.
Secondo la teoria di Kant, il fenomeno è costituito da tutti gli oggetti che noi vediamo e percepiamo, mentre il noumeno è costituito da tutta la fascia dalle cose non vedenti e non percepibili.
Il concetto di noumeno può essere inteso in due sensi, negativo e positivo:
- In senso negativo, il noumeno qualifica la “cosa in sé”;
- In senso positivo, il noumeno è l’oggetto costituito di un’intuizione non sensibile.
Nella Dialettica trascendentale il nucleo della Critica è la ragione, per Kant la ragione è intesa come la conoscenza di ciò che sta al di là dell’esperienza. Stavolta la ragione non opera secondo categorie ma si basa su idee, Kant assume il concetto d’idea direttamente da Platone. Con questa nuova affermazione del concetto d’idea, non cerca di giustificare mediante categorie ma cerca di creare “escogitazioni arbitrarie”.
Nella Dialettica trascendentale si affermarono tre idee: l’Idea dell’anima, del mondo e di Dio.
Nella psicologia razionale l’anima non è conoscibile foneticamente, ed è postulata nel noumeno.
Il mondo è studiato dalla cosmologia razionale che pretende di riuscire a spiegare il cosmo nella sua totalità, Kant, individua quattro antinomie del cosmo.
Kant riprese l’argomento ontologico elaborato da suoi predecessori secondo i quali tutti noi abbiamo in mente l’idea di Dio; Dio è l’essere perfetto, di cui non possiamo pensare niente di superiore. Avendo in sé tutte le perfezioni, deve avere necessariamente anche l’esistenza, se così non fosse ci sarebbe qualcos’altro di superiore a lui che avrebbe anche l’esistenza, ma ciò non è possibile perché Dio è perfetto. Kant opera anche qui una sorta di criticismo, distinguendo l’esistenza dai predicati: “l’esistenza, non può essere dedotta (come i predicati), ma può solo essere accertata!”.
La critica della prova cosmologica, reintroduce surrettiziamente la tesi ontologica, però, non è l’argomento ontologico mascherato, che rappresenta per, tutte le difficoltà incentrate nel primo caso.
La critica fisico-teologica, espone l’esistenza di Dio attraverso l’armonia e la bellezza della natura.
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Sintesi viaggio, tesina
La mia tesina di maturità analizza il tema del viaggio. Il viaggio, a qualunque titolo avvenga, è un’esperienza costante nella vita dell’uomo in tutte le epoche e tutti i Paesi. Non c’è quindi da stupirsi se la letteratura, la cinematografia, la storiografia, di ogni tempo e di ogni lingua riflettono questa esperienza, muovendosi sia su un piano reale sia su uno simbolico. Nel primo caso, siamo in presenza di descrizioni di viaggi reali, che ci permettono di ricostruire gli itinerari, il modo in cui tali viaggi avvenivano, i luoghi visitati e le loro caratteristiche. Nel secondo caso, la letteratura trasfigura il viaggio in simbolo di qualcos’altro: dell’inquietudine dell’uomo e della sua sete di conoscenza, del suo bisogno di mettersi alla prova sfiorando l’ignoto, dell’itinerario della sua maturazione spirituale o di tutta la sua stessa esistenza.
L’impulso a viaggiare è irrefrenabile, fa parte della natura umana, è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo, come il desiderio della felicità. Nella tesina mostro come gli innumerevoli scopi del viaggiare si intrecciano e non sempre sono chiari per chi resta, ma spesso neppure per chi parte; c’è l’irrequietezza, c’è il bisogno di conoscere cose sempre nuove, far viaggiare permette di conoscere gli altri, e attraverso gli altri, se stessi. Permette di scoprire alternative inimmaginate, di svincolarsi dai lacci dei sistemi sociali, basati sulla fissità della persona, sugli individui ad essere “una cosa sola”. Ma l’identità umana è mutevole e molteplice. Lo scarto tra l’immagine che gli altri hanno di una persona e quella che lei ha di se stessa, tra quello che è nella realtà e quello che vorrebbe essere, è lo spazio in cui prende vita il desiderio del viaggio. Il viaggio quindi, come metafora della vita, è una delle caratteristiche più frequenti in tutte le culture, è un concetto trattato molto spesso dai pensatori di ogni epoca, dai mitici viaggi di Erodoto a quello ultraterreno di Dante.
Collegamenti
Viaggio, tesina
- Etimologia: Il significato del “Viaggio”.
- Filosofia: Immanuel Kant e la Critica della ragion pura, pratica e del giudizio.
- Storia: Il Medioevo e la Scoperta dell’America.
- Arte: Arnaldo Pomodoro e la Colonna del Viaggiatore.
- Letteratura: L’Epopea di Gilgamesh, Omero, Dante e Swift.
- Geografia: San Salvador, Spagna, Italia e Grecia.
- Filmografia: Into the Wild e La città incantata.
- Libri: Claudio Magris e l’Infinito viaggiare.