Il viaggio come conoscenza e ricerca di sé
La mia tesina affronta il tema del viaggio inteso non solo in senso concreto e realistico di spostamento fisico nello spazio e nel tempo, ma anche in senso di conoscenza e ricerca di sé.
L’impulso a viaggiare, lo spirito di avventura, il fascino dell’ignoto sono insiti nella natura umana: viaggiare è una passione che divora e arricchisce nello stesso tempo.
È solo viaggiando che si darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori. Il viaggiare, infatti, permette di conoscere gli altri ed attraverso gli altri, se stessi.
Ritengo inoltre, che per trovare la libertà bisogna uscire dalle proprie abitudini e aprirsi alle altre culture e comprenderle.
È la possibilità di dare senso alla propria vita che permette di essere liberi. Infine credo che il viaggio possa essere rischio di perdita ma anche promessa di conquista; può essere speranza di ritorno ma anche abbandono verso l’ignoto.
Il significato del viaggio
Per noi viaggiare significa:
- Vedere il mondo e le terre lontane;
- Conoscere le lingue e scoprire usi e costumi delle varie popolazioni;
- Vedere i paesaggi e le terre circostanti, la flora e la fauna di altri paesi;
- Assaggiare le golosità locali.
Si viaggia inoltre per stare in compagnia, ma anche per restare soli con sé stessi.
Il viaggio quindi non è solo a scopo ricreativo, come spesso pensiamo, ma si viaggia anche per lavoro o per sfuggire da guerre, oppressioni sociali. Non bisogna dimenticare i viaggi religiosi e spirituali verso i maggiori luoghi di fede, visitati ogni anno da molti pellegrini.
Si viaggia per un futuro migliore e per provare nuove ed entusiasmanti emozioni e per ammirare l’arte in tutte le sue forme.
Infine viaggiare serve alla nostra vita e alla nostra cultura.
Bruce Charles Chatwin
Bruce Charles Chatwin (Sheffield, 13 maggio 1940 – Nizza, 18 gennaio 1989) è stato uno scrittore britannico, autore di racconti di viaggio e romanzi, sostenitore della teoria del “nomadismo”, lanciò la famosa distinzione tra turista e viaggiatore: il turista è colui che sa quando arriva e quando parte, il viaggiatore di certo ha solo la data della partenza.
Le opere più recenti di Chatwin trattano appunto il tema del viaggio, sulla tratta degli schiavi in Africa e poi in Brasile, dove gli schiavi venivano venduti. Per quanto riguarda “Le vie dei canti”, Chatwin andò in Australia per lavorare sulla tesi secondo la quale i canti degli aborigeni sarebbero un incrocio tra una leggenda sulla creazione, un atlante e la storia personale di un aborigeno in particolare.
Chatwin è conosciuto per il suo stile essenziale, per la sua abilità di narratore di storie. È stato, comunque, anche molto criticato per gli aneddoti fantasiosi che attribuiva a persone, posti e fatti reali. Spesso, le persone di cui scriveva si riconoscevano nelle sue storie e non sempre apprezzavano le distorsioni da lui effettuate nei confronti della loro cultura e delle loro abitudini.
Molti degli Aborigeni da lui descritti ne “Le vie dei canti” si sentirono traditi da Chatwin e tennero a specificare che lui non aveva passato poi molto tempo con loro.
La Beat generation
Per Beat generation si intende un movimento artistico, poetico e letterario che si sviluppò negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, a fine anni cinquanta. Tra gli autori di riferimento troviamo: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso, Neal Cassady.
Secondo Gregory Corso, “il Beat è qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato”.
Origine del nome
Il termine beat fu coniato da Jack Kerouac nel 1947 ma l’anno ufficiale di nascita risale al 1952 con la pubblicazione “Go” di John Holmes, considerato il primo racconto beat.
Beat è un termine inglese che assume molteplici significati: (Beatitude), Beat come beatitudine, la salvezza dello spirito, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall’alcol, dall’incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente fino a “sviscerare” tutti i pensieri più profondi che la mente racchiude.
Beat come battuto, sconfitto.
Si tratta della sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili. Beat è il richiamo alla vita libera e alla consapevolezza del presente.
Beat come ribellione, come battito, come ritmo, quello della musica jazz di Charlie Parker e quello proveniente da San Francisco, molto popolare in quegli anni; ma anche quello della cadenza dei versi nelle poesie di Allen Ginsberg.
Inoltre il Beat è la scoperta di se stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani e della coscienza collettiva. La beat generation battuta, è quindi una generazione ribelle la cui anima è beata e ritmata.
I giovani beat erano sofferenti e focosi, dediti all’alcol e alla marijuana, poeti, romanzieri, che volevano condividere con l’umanità il loro amore per il tutto, invece si sentivano incompresi dalla società. Il movimento beat ebbe una portata sconvolgente, grazie anche al periodo in cui è emerso. Questo movimento può essere paragonato a una corsa velocissima ma, che lascia il segno.
La Beat generation è una gioventù bruciata, i cui membri sono completamente saturi della società in cui vivono, delle sue regole e dei tabù. I beat vogliono scappare, viaggiare, fare l’autostop fino a dove possono arrivare, ma non per sfuggire dalle proprie responsabilità, ma per crearsi da soli nuove regole e stili di vita.
Grazie al successo di “On the Road - Sulla Strada” di Kerouac, il movimento beat raccolse un grande consenso e diede vita al movimento dei figli dei fiori e dei beatniks.
Entrambi i gruppi saranno motivo di grave malcontento della società, che metteranno in atto una rivolta contro la borghesia americana che sfocerà poi nella protesta contro la guerra del Vietnam.
Inizialmente il gruppo dei Beat era composto dalla triade: Jack Kerouac, Neal Cassady e Allen Ginsberg che si incontravano con altri ragazzi al Greenwich Village di New York, dove discutevano, facevano baldoria, e condividevano i propri lavori fino a tarda notte.
Henry Miller era l’idolo assoluto di questo movimento, “il Santone”. Ferlinghetti pubblicò alcune opere beat tra cui Howl, uno dei più famosi manifesti del movimento.
(Neal Cassady e Jack Kerouac)
Il movimento andò piano piano scemando, di pari passo con la fine delle contestazioni. Si ignorarono le morti premature di Cassady e Kerouac, ma nonostante tutto si ricorda ancora oggi la leggenda di quei ragazzi che giravano sulla strada verso l’ignoto…
“È stato un fuorilegge il padre della nostra patria? Sì. È stato un fuorilegge Galileo per aver detto che il mondo è rotondo? Io dico che il mondo è rotondo! Non è square!”
(The origins of beat generation, Kerouac)
All’origine del movimento in America ci sono probabilmente figure più o meno vicine a quelle del Trascendentalismo ottocentesco: Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman.
“La Beat Generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo”.
(Jack Kerouac)
Gli autori riprendono e amplificano i temi della contestazione giovanile della loro epoca che si estendono all’intero sistema americano, mettendo in discussione la segregazione razziale dei neri, la condizione subordinata della donna, le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale.
Scrivono di viaggi mentali – anche mediante la sperimentazione psichedelica di droghe quali l’LSD – e fisici, in lungo e in largo attraverso le strade americane, come ad esempio “Sulla strada” di Kerouac, scritto viaggiando da una costa all’altra degli Stati Uniti.
Il movimento beat in Italia
In Italia, il movimento beat è giunto solo in maniera marginale, sebbene i grandi scrittori americani visitassero la penisola per trovarvi ispirazione o perché invitati a rassegne, come lo “Spoleto Festival” del 1965. Anche Jack Kerouac nell’ottobre del 1966 venne in Italia, dove tenne una serie di conferenze in alcune città italiane, accompagnato dal cantautore italiano Gian Pieretti.
È stata Fernanda Pivano, grazie alle sue traduzioni letterarie, a trasferire in Italia la Beat Generation. L’atto del tradurre opere straniere divenne un atto di creazione e non di pura riproduzione.
Oltre ad essere amica degli autori beat, durante gli anni sessanta, era un importante punto di riferimento per chi gravitava intorno al movimento beat. Nell’ottobre del 1966 suggerì allo scrittore Vittorio di Russo il titolo di “Mondo Beat” a quella che è considerata la prima rivista underground italiana.
Ben presto questa rivista, divenne il punto di riferimento e la voce del movimento dei “capelloni”. Essi fondarono una libera comunità nella periferia di Milano, vivendo in tendopoli.
La stampa iniziò così una forte campagna tesa a denunciare il fenomeno Beat, accusando gli occupanti delle tendopoli di non rispettare le regole morali (libero amore) e di rappresentare un serio pericolo di pandemia per la città a causa delle condizioni igieniche precarie.
In seguito ad alcune violente perquisizioni, un centinaio di capelloni manifestò per protestare contro la brutalità della polizia. Così la polizia sgomberò la tendopoli e cessò le pubblicazioni della rivista “Mondo Beat”.
Tra i poeti italiani ricordiamo Gianni Milano, attualmente ancora in attività. Dal punto di vista musicale, il beat in Italia scatenò un fiorire di complessi, di cui l’Equipe 84, i Dik Dik, i Corvi o di solisti come Gian Pieretti, Patty Pravo, Caterina Caselli ed altri.
Il film “Pull my Daisy”, del 1959, di Robert Frank e Alfred Leslie, è ritenuto il manifesto del cinema beat. La voce fuori campo è di Kerouac e tra gli attori compaiono Allen Ginsberg e Corso.
Ricordiamo infine il film: “The Beat Generation: An American Dream” con Burroughs, Cassady, Corso, Kerouac, Ginsberg e Ferlinghetti. Kerouac e Gian Pieretti, cantautore.
L’arresto di un Beatnik italiano
Fernanda Pivano e Kerouac
Gregory Corso Allen Ginsberg
William S. Burroughs
Jack Kerouac
Jean-Louis Lebris de Kerouac, noto come Jack Kerouac, nato a Lowell, il 12 marzo 1922, morto a St. Petersburg, il 21 ottobre 1969, è stato uno scrittore statunitense, tra i maggiori interpreti ed esponenti della Beat generation.
Biografia
Nacque da una famiglia cattolica di emigranti franco-canadesi di condizioni modeste.
La sua infanzia fu serena, malgrado la morte prematura del fratello maggiore Gerard, del 1926, lo avesse colpito fortemente. Ricevette una buona istruzione elementare dai Gesuiti della Scuola parrocchiale di St. Joseph a Lowell e nella Lowell High School.
Nel 1939 si diplomò alla scuola superiore. Le sue prime influenze letterarie furono quelle di William Saroyan ed Ernest Hemingway.
Tra il 1939 e il 1940 ebbe accesso alla Columbia University per merito di una borsa di studio ottenuta. Nel 1942-43 si arruolò nella marina militare degli Stati Uniti, ma se ne pentì, così ritornò a New York e cominciò a frequentare gli ambienti del Greenwich Village, dove conduce la vita dei beat.
Nel 1944 incontrò William Burroughs e Allen Ginsberg e sposò la sua prima moglie, Edith Parker.
Nel 1946 conobbe Neal Cassady, un giovane che aveva fatto l’esperienza del riformatorio e aveva interessi letterari, che divenne per Kerouac il simbolo della vera emarginazione e fonte di ispirazione letteraria.
Nel 1948 coniò il termine beat generation.
Tra il 1947-50 compì il primo viaggio attraverso il Nord America con Neal Cassady ed iniziò a scrivere “Sulla Strada”.
Nel 1950 si sposò con la seconda moglie, Joan Haverty. In aprile completò in sole tre settimane il romanzo che l’avrebbe poi reso famoso, che tratta del suo incontro con Neal Cassady e che lui stesso definì: “la mia vita sulla Strada”.
Sulla Strada
Questo romanzo, pubblicato solo nel 1957, divenne il manifesto della Beat generation.
Tra il 1951-1952 nacque sua figlia, Jan Kerouac, ad Albany, nello stato di New York.
Nel 1954 iniziò a studiare il buddhismo sempre nella Mela San Francisco Blues e in California; scrisse a San Francisco.
Nel 1965 si sposò per la terza volta, con Stella Sampas e si trasferì a Lowell.
Nell’ottobre 1966 si recò in Italia.
Kerouac morì tuttavia a soli quarantasette anni a causa di un’emorragia interna causata dalla cirrosi epatica procuratagli dall’abuso di alcool, il 21 ottobre del 1969 a St. Petersburg (Florida).
La città di San Francisco ha deciso d’intitolare allo scrittore una piccola strada: Jack Kerouac Alley, che da Chinatown porta a Columbus Street.
“Come è strano essere lontani da casa quando la distanza è un intero continente e non sai neanche più dove sia la casa tua… e la casa che ti resta è quella che hai in testa.”
(Da una lettera scritta a Neal Cassady)
Le opere e lo stile
La vita letteraria di Kerouac nasce con il libro: “La città e la metropoli”, che fu accolto positivamente dalla critica americana e che sarà l’unico titolo per cui Kerouac poté udire degli apprezzamenti. Il libro ricalca lo stile di Thomas Wolfe e preannuncia l’intenzione di Kerouac di voler realizzare il nuovo “grande romanzo americano”, quello che avrebbe descritto la sua generazione e quelle a venire.
“La città e la metropoli”.
Scontento Kerouac partì per molteplici viaggi, insieme a Neal Cassady, in cerca di spunti per la sua fama. Fu così che, nel 1951, scrisse Sulla Strada.
(On the Road)
Sulla Strada: la trama
Il romanzo è ambientato alla fine degli anni 1940, i cui personaggi sono tutti giovani “beatniks”, in viaggio senza sosta per tutti gli Stati Uniti. Tra i quali vi è Dean Moriarty, amico di Sal Paradise che è il protagonista e il narratore.
Moriarty è in realtà Neal Cassidy, un giovane dell’Ovest, uscito da un riformatorio e il cui modo di vita è in netto contrasto con la concezione borghese della necessità di avere una dimora fissa, un lavoro, un buon grado di responsabilità.
Moriarty, come i suoi compagni, ha solo un forte interesse per una vita intensa, fatta di innumerevoli esperienze e desidera conoscere l’immensità del continente americano, il brivido del sesso, della musica jazz, delle accese discussioni con gli amici sotto l’effetto dell’alcool.
Sal è uno studente cresciuto nell’Est che ha aspirazioni letterarie e che conosce a New York, Dean.
Profondamente attirato e influenzato dallo stile di vita dell’amico, quando egli ritorna nell’Ovest decide di raggiungerlo, dopo un lungo viaggio in automobile, finalmente lo ritrova a Denver nel Colorado.
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