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Il viaggio… un modo per conoscersi e conoscere…

Alessia

Gaglianone V A

Istituto Tecnico per il Turismo

Anno scolastico 2010/2011

Inizio la mia tesina partendo da una parola che racchiude in sé migliaia di significati, ognuno in relazione a ogni persona: viaggio.

Il viaggio, infatti, può essere inteso in mille modi: viaggio di piacere, spirituale, di benessere, culturale, per studio.

Nel viaggio quello che conta non è tanto la meta, ma il cammino che si percorre.

Ci sono mezzi più adeguati a farti raggiungere lo scopo, ma la cosa più importante è vivere intensamente il tempo e lo spazio che ti separano dalla tappa.

Se si adora la natura e se si ha molto tempo, si potranno percorrere “viaggi” anche nei parchi pubblici o nei prati, osservando attentamente la fauna e la flora di cui si è circondati.

Se si ama la gente, se si ama il confronto, si visiteranno i bar dei centri storici, i luoghi di culto, i mercati o le piazze, si cercherà il contatto con la popolazione del luogo.

Passeggiando, lungo la strada, si assisterà allo scorrere di alcuni dei momenti della vita di altre persone e talvolta si andrà incontro a tante e differenti opinioni, lingue, ma si cercherà sempre l’incontro con gli altri o con noi stessi.

Partire, per me, significa infatti mettersi in discussione, raggiungere la “meta proposta” scoprendo non solo questa ma osservando anche il tragitto percorso, avvicinare la “diversità” per sentirsi uguale all’altro, aprire totalmente la mente al “diverso” senza, però, avere il timore di farlo, essere umili per sintonizzarsi con la popolazione del luogo, imparare i ritmi e i tempi nell’avvicinarsi alle culture e tradizioni non proprie, rispettare quello di cui ancora si deve far parte e infine, tornare cresciuti per poi ripartire.

Il viaggio, quindi, non è solo un business per i Tour Operator, è anche un lavoro per la persona che ha voglia di rapportarsi con il nuovo e, inconsapevolmente, crescere.

Il viaggio come fuga

Il tema del viaggio come fuga ritorna spesso nella letteratura del ‘900. Ogni viaggio inizia con una partenza, con un distacco, che può apparire sia come qualcosa di necessario per sfuggire a una condizione di miseria o di emarginazione, sia come tradimento delle proprie origini, come perdita di parte della nostra vita e di noi stessi.

Il treno ha fischiato è una novella di Luigi Pirandello pubblicata nel 1914 sul Corriere della sera e successivamente inserita nella raccolta Novelle per un anno.

Il protagonista è Belluca, un impiegato alienato, sottoposto alle pressioni sia nell’ambito familiare che lavorativo.

Al lavoro, infatti, è sottoposto ad un vero e proprio sfruttamento, in quanto il capoufficio gli dà da svolgere sempre del lavoro in più, che non rientra nella sue mansioni e quindi nella sua retribuzione.

Una notte, dopo aver sentito il fischio di un treno si ribella alle angherie del capoufficio.

Con queste reazioni, fuori dagli schemi della società, i suoi colleghi lo ritengono pazzo e lo fanno rinchiudere direttamente nell’ospizio.

Il tema del viaggio, simboleggiato dal fischio del treno, viene presentato in questa novella come l’unico modo per evadere da una cupa e misera realtà che ci tiene prigionieri.

A differenza degli altri personaggi pirandelliani, Belluca non cerca di crearsi un’altra vita o è in ribellione continua con tutte le regole della società, ma ritorna semplicemente a condurre la sua vita nello stesso modo di prima, solo che ogni tanto si concede qualche viaggio con la mente.

La vita di Pirandello

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 a Caos, un podere vicino ad Agrigento di proprietà della famiglia.

La famiglia Pirandello era stata protagonista importante del movimento patriottico garibaldino e antiborbonico sviluppatosi in Sicilia negli anni Sessanta.

L’educazione letteraria ed esistenziale di Pirandello fu di tipo laico e positivista.

Per occuparsi degli affari di famiglia che ruotavano sullo sfruttamento delle miniere di zolfo, egli venne indirizzato verso gli studi tecnici.

Pirandello non continua gli studi tecnici, intrapresi per obbligo familiare, ma quelli letterari: prima va a Roma, dove segue il corso di laurea in Lettere e, dopo aver abbandonato l’università per contrasti con un insegnante di latino, si trasferisce a Bonn, in Germania, dove nel 1891 si laurea discutendo una tesi sugli sviluppi fonetici dei dialetti greco-siculi.

Dopo un anno ritorna a Roma, la capitale di uno Stato formato da poco, un’Italietta provinciale dove dominano la cultura ad effetto di D’Annunzio ma anche il perbenismo borghese.

Pirandello inizia a scrivere: prima poesie, poi novelle, articoli, romanzi e opere teatrali in un crescendo sempre più affannoso, quasi all’inseguimento del tempo che gli sfugge.

Questa produzione immensa non è però tutto: nel frattempo insegna, sia a Magistero sia dando lezioni private di tedesco, collabora numerose riviste letterarie, scrive e cerca di guadagnare più che può.

Da quando era tornato in Italia erano sopravvenuti molti avvenimenti: il matrimonio con Antonietta Portulano e la nascita dei tre figli; il tracollo finanziario della sua famiglia e la pazzia della moglie, prima solo gelosa in seguito ossessiva e possessiva fino al ricovero al manicomio.

Per dedicarsi al teatro nel 1921 abbandona l’insegnamento.

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Sintesi

Italiano: Luigi Pirandello

Storia: Il colonialismo

Inglese: Farmhouse holiday

Tedesco: Bertolt Brecht

Arte: Paul Gauguin

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