Esami di Stato
Anno scolastico 2008/2009
De Laurentiis Christhian
Solitamente, cercando la parola “viaggio” in un dizionario, si arriva alla “classica” definizione <<Lo spostarsi da un luogo ad un altro>>. Lungi da me negare questa giusta affermazione, vorrei, però, cercare di “estendere” questo termine, ponendolo su un piano metaforico.
Viaggio
Metafora della vita
Tiziano Terzani, noto giornalista e scrittore, racconta in “Un indovino mi disse” come il viaggio ha cambiato (e salvato) la sua vita. Tutto cominciò con un suo viaggio in Oriente dove, casualmente, un indovino lo avvertì di non prendere l’aereo per tutta la durata del 1993. Inizialmente Terzani accettò la “sfida” con l’intenzione di viaggiare di più. C’è però da dire che questo evento ha rappresentato qualcosa di più per lo scrittore poiché, attraverso il viaggio, è stato in grado di assimilare lo spirito di altre culture.
Naturalmente Terzani non è stato l’unico ad interpretare il fenomeno del viaggio. Un altro famosissimo esempio lo troviamo nella Divina Commedia di Dante Alighieri, in cui l’autore unisce la rappresentazione fantastica del viaggio alla visione dell’oltretomba. Possiamo quindi affermare che Dante parla del viaggio come liberazione dal peccato.
Un altro esempio calzante è quello che fa Jonathan Swift ne “I viaggi di Gulliver”, dove un omonimo medico fa naufragio sull’isola di Lilliput, dove tutto, abitanti compresi, è grande la quindicesima parte delle persone e degli oggetti quali li conosciamo. Nella seconda parte, al contrario, compie un viaggio a Brobdingnag, dove il rapporto è rovesciato, e Gulliver diventa il “giocattolo” della figlia del re. Nella terza parte visita Laputa, e la satira si rivolge contro filosofi, storici ed inventori. Nella quarta parte, infine, la semplicità dei cavalli è messa in contrasto con la brutalità degli Yahoo.
Esiste anche il viaggio inteso come crescita spirituale, come ci mostra Richard Bach ne “Il gabbiano Jonathan Livingston” ed in “Nessun Luogo è lontano”, oppure quello idealista, romantico ed un po’ sognatore che Miguel de Cervantes ci offre in Don Chisciotte.
Baudelaire
Charles Baudelaire fu il brillante poeta che fece della sua arte lo strumento che portò al Simbolismo. Le opere di Baudelaire sono un “lucido viaggio” nella realtà vista attraverso l’anima dell’artista maledetto, verso la continua ricerca di un’identità ormai sempre più smarrita. La sua poetica è forse quella che ha saputo meglio descrivere l’inquietudine dell’uomo, del tedio verso la società che, con il suo squallido vestito borghese, soffoca l’urlo disperato.
Nella sua più celebre raccolta poetica “I fiori del male”, troviamo molte tematiche “maledette”, liriche dai contenuti forti, disprezzo per la borghesia, e soprattutto una continua lotta tra la tentazione divina e quella terrena, con il continuo protendersi tra il bene e il male. Nel nostro contesto una poesia in particolare assume grande significato, ed è “L’albatro”.
In questa poesia, Baudelaire riesce a paragonare la condizione del poeta, e quindi la sua, a quella dell’albatro che, fatto per spaziare nei cieli, quando viene catturato dai marinai, diventa da “alato viaggiatore” a goffo ed impotente animale, impedito a muoversi proprio da quelle sue grandi ali.
Il poeta, che riesce quindi a paragonarsi all’uccello, prova un senso di disgusto, di mancata corrispondenza con la realtà (Spleen), dopodiché spinge al suo superamento, alla ricerca di cielo e purezza (Idéal). Ma reintegrarsi nelle piaghe da cui si è esiliati non è possibile, ecco quindi il sogno di nuovi paradisi, che ripaghino da quelli da cui si è esiliati.
Cerca, quindi, nei paradisi artificiali della droga, tutto ciò che possa sottrarlo alla routine quotidiana cercando di <<andare lontano, verso nuove albe>> e quindi <<tuffarci in fondo all’abisso, toccare il fondo dell’ignoto per trovarvi il nuovo>>.
Le poesie di Baudelaire inizieranno così un processo di penetrazione della realtà (Corrispondenze) a cui prenderanno parte anche Rimbaud, Verlaine e Mallarmé, che porterà al Decadentismo.
D’Annunzio
Gabriele D’Annunzio iniziò gli studi presso la facoltà di lettere a Roma, senza però concluderli. Egli è probabilmente il massimo esponente del Decadentismo italiano. Visse all’insegna della mondanità e dell’estetismo, sempre alla ricerca di sensazioni erotiche nuove alle quali non rinunciò mai.
D’Annunzio attirò l’attenzione suscitando scalpore e molto spesso scandalo, ma la sua personalità si rivelò talmente affascinante che il “dannunzianesimo” divenne un comportamento e un’ideologia tipica dell’epoca. Si può dire che la sua vita fu scandita da due costanti:
- La volontà di fare della sua vita un’opera d’arte;
- L’attiva presenza nella politica italiana durante la crisi di fine secolo e l’avvento del fascismo.
Per quanto riguarda il primo punto, egli privilegiò i valori estetici e sensuali rispetto a quelli morali; mentre nel secondo punto interpretò alcune tendenze della piccola borghesia italiana: l’avversione per l’ascesa delle masse popolari, e per il socialismo, l’opposizione al riformismo giolittiano e quindi il suo nazionalismo e interventismo.