Giorno della Memoria, gli studenti hanno "dimenticato": Auschwitz? È in Germania. Liliana Segre? Il ministro dell’Istruzione

Lucilla Tomassi
Di Lucilla Tomassi
shoah

“L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Queste parole scritte da Primo Levi quasi ottant’anni fa volevano essere una sorta di eredità da affidare a chi sarebbe venuto dopo quella pagina buia della storia. Ma siamo sicuri che il suo messaggio sia stato tramandato nel modo giusto alle generazioni future? Skuola.n
et ha deciso di chiederlo direttamente ai ragazzi, tramite una web survey che ha coinvolto più di 3mila studenti di medie, superiori e università. E l’esito non è così rassicurante, visto che circa 1 su 10 di loro sostiene che non sia così importante continuare a ricordare.


La storia del '900: questa sconosciuta

Ma ciò che sembra mancare ai giovani, al di là dell’empatia, spesso è la conoscenza storica e l’informazione. Forse per questo qualcuno ragiona così. Ad esempio, il 37% dei ragazzi intervistati non ha idea di come sia morto Adolf Hitler (suicidato nel suo bunker di Berlino), percentuale che sale al 54% se si analizzano solamente le risposte degli studenti delle scuole medie. Il 33%, poi, non sa dove si trovi Auschwitz (alle medie si arriva al 50%): tra le alternative, il 19% lo colloca in Germania, l’8% in Austria. E ancora, oltre il 20% non conosce il motivo per il quale si celebri la Giornata della Memoria il 27 gennaio (data della liberazione proprio del campo di concentramento di Auschwitz).

Strafalcioni anche per quanto riguarda la Shoah

L’universo concentrazionario è senza dubbio il tema in cui i ragazzi si mostrano più carenti. La scritta “Il lavoro rende liberi” (Arbeit macht frei)? Solo il 67% sa che era affissa all’entrata di numerosi lager nazisti, su tutti quello di Auschwitz: per il 5% si può leggere sui resti del Muro di Berlino, per il 4% in cima alla Statua della Libertà. E che dire, per restare sulla stretta attualità, di quel 42% che non ha idea di chi sia Liliana Segre, senatrice a vita ma soprattutto superstite della Shoah? Il 4% pensa addirittura sia il Ministro dell’Istruzione. Eppure è un nome che quotidianamente fa il giro di giornali e tv.

La scuola non fa abbastanza

Ma come mai gli studenti scivolano così facilmente su un tema centrale come questo? Per 1 ragazzo su 2 la colpa è da attribuire in primis alla scuola; secondo loro, infatti, negli istituti l’argomento si tratta poco o male. Non c’è quindi da stupirsi se il 47% degli alunni non ha i propri docenti come fonte primaria di nozioni sull’Olocausto ma utilizzi altri mezzi per colmare le lacune, su tutte Internet (9%) e la Tv (7%). Anche le famiglie, però, sono un buon veicolo per la memoria (6%).

L'Italia? Un paese intollerante

Interessante capire, a questo punto, come i giovani calino le conoscenze acquisite - come detto, spesso parziali - nel mondo di oggi. Che lezione ne ricavano. Per oltre la metà di loro (51%) l’orrore della Shoah potrebbe ripetersi nella società attuale e per un altro 42% ciò è difficile ma non impossibile; solo per il 7% è da escludere in modo assoluto che genocidi del genere possano accadere nuovamente. Una paura del presente data anche dal clima di intolleranza percepito: secondo 3 ragazzi su 5 è più forte che in passato, giudicando vergognoso questo fatto; mentre l’8%, pur ammettendo l’acuirsi dell’odio sociale, lo giustifica. Un dato che deve lasciar pensare, soprattutto se a loro si unisce un 19% che riconosce il fenomeno ma lo considera solo un sintomo di stanchezza delle persone, stufe di subire soprusi da parte di altri soggetti. Alla fine, solo il 13% vede l’Italia come una nazione tollerante: una ristretta cerchia di studenti.


Questa percezione generale è confermata da quel 79% di studenti secondo cui, in Italia, i diritti umani non sono sempre rispettati, portando come esempi il dilagante razzismo, l’omofobia e i femminicidi. È solo il 21% a pensare di vivere in un paese rispettoso dei diritti umani anche se, tra le motivazioni, la più frequente recita “potrebbe andare peggio”, portando poi vari esempi di paesi meno sviluppati.

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