Martedì grasso: 10 curiosità che forse non sapevi sul Carnevale

carnevale

La festa più divertente dell'anno è senza dubbio il Carnevale, giornata in cui tutti possono travestirsi, esprimere la propria creatività, provare a fare i supereroi per un giorno o indossare una maschera tradizionale. Si tratta di un periodo che, in alcune regioni italiane, corrisponde anche all'interruzione dell'attività didattica. Quest'anno molte scuole chiudono da lunedì 4 fino a mercoledì 6. Un modo per permettere ai ragazzi di festeggiare degnamente la festa. Conoscete, però, tutte le curiosità sul Carnevale? Skuola.net indica le 10 cose che non sapevi sulla festa.

10. Cosa significa Carnevale?

Tutti lo chiamano così, ma quanti sanno cosa esattamente significa? Il termine deriverebbe da un'espressione latina "carrum novalis" (carro navale) cioè una specie di carro allegorico, a forma di barca, con cui i romani inauguravano le commemorazioni o da "carmen levare" (eliminare la carne) poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, periodo in cui era interdetto l'uso della carne.

9. Quando inizia il Carnevale?

Nella tradizione cattolica indica il periodo dell'anno antecedente la quaresima (cioè letteralmente il quarantesimo giorno prima di Pasqua). Per alcuni comincerebbe addirittura dal giorno di Santo Stefano, subito dopo Natale, collegando così le due principali feste religiose della cristianità. Per altri dopo l’Epifania. Dunque se sull'inizio non c'è unanimità, tutti sono d'accordo sulla fine: il martedì prima del "Mercoledì delle Ceneri" che dà inizio alla Quaresima.

8. Perché a Milano si festeggia dopo?

Nel rito Ambrosiano – che viene osservato nella diocesi di Milano e in alcune diocesi vicine – la giornata principale per il festeggiamento del Carnevale non è il Martedì Grasso, ma il Sabato, quattro giorni dopo il martedì Grasso del rito Romano. La Quaresima nel rito Ambrosiano non inizia il mercoledì ma la domenica subito dopo il sabato del Carnevale. Il ritardo è legato al culto di Sant'Ambrogio, patrono della città lombarda. Nel IV secolo il Carnevale era una festività rinomata e la leggenda narra che i milanesi aspettarono il loro vescovo, in ritardo per un pellegrinaggio, per i festeggiamenti. Del racconto ci sono due versioni: la prima secondo cui furono i milanesi ad approfittare dell’assenza per prolungare la festa, la seconda che vuole che sia stato il vescovo Ambrogio a chiedere di attenderlo.

7. Perché ci si maschera a Carnevale?

Una delle ipotesi sull'origine è da ricercarsi nell’antica tradizione pagana. Durante il periodo dei Saturnali che hanno poi dato origine alla festa, si era soliti sovvertire ogni tipo di gerarchia invertendo così i ruoli imposti dalla società. Il povero per una volta poteva tramutarsi in ricco e viceversa. Un'altra ipotesi, invece, ha un'origine più arcaica: si dava modo allo spirito dei defunti di fare festeggiamenti sfrenati in cambio di abbondanti raccolti. Proiettandola ai giorni nostri, invece, mascherarsi indica un modo per uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro.

6. Perché si usano i coriandoli?

Nel Rinascimento per Carnevale i semi del coriandolo venivano glassati con lo zucchero, e da li iniziò la tradizione dei coriandoli a Carnevale, in un secondo momento formati da piccole pallottole di gesso, attualmente dischetti di carta multicolori. L’usanza di lanciare piccoli oggetti è in realtà molto più vecchia e risale all'Antica Grecia. Perché lanciare qualcosa? Secondo alcuni sarebbe il modo per mostrare la propria partecipazione al trionfo anche senza poter raggiungere fisicamente la persona. Il lancio di fiori o di coriandoli richiamerebbe il lancio di doni (e in effetti si usano soprattutto per i grandi eventi sportivi). Secondo altri l'usanza avrebbe origine con i poteri magici attribuiti ai fiori e alle piante.

5. Ogni regione ha una sua maschera

In Italia è una festa molto sentita e le sue radici affondano nei secoli: da Ivrea ad Acireale passando per Viareggio e Cento. Sono solo alcune delle tradizionali rassegne carnevalesche oggi considerate fra le più importanti del mondo, ognuna con i suoi peculiari riti. Il Carnevale più vecchio d'Italia è quello di Fano, i cui primi festeggiamenti risalgono al 1347. A Putignano, invece, è uno dei più lunghi: inizia il 26 dicembre e prosegue fino al martedì grasso!

Ogni festa regionale ha eletto la sua maschera a rappresentarla.

Abruzzo – Frappiglia
Basilicata – Rumit
Calabria – Giangurgolo
Campania – Pulcinella
Emilia Romagna – Dottor Balanzone
Friuli Venezia Giulia – Babaci, Kukaci, Pust
Lazio – Rugantino
Liguria – Capitan Spaventa
Lombardia – Meneghino
Marche – Musciolino, Papagnoco, Burlandoto
Molise – Tre folletti o Tre monaci
Piemonte – Gianduia
Puglia – Farinella
Sardegna – Mamuthones
Sicilia – Peppe Nappa
Toscana – Stenterello e Burlamacco
Trentino Alto Adige – Matoci, Schnappviechern
Umbria – Bartoccio
Valle d’Aosta – Le Landzette
Veneto – Arlecchino, Pantalone, Colombina, Rosaura e Brighella

4. La battaglia delle arance di Ivrea e il Volo dell'Angelo a Venezia

Una delle più caratteristiche usanze del Carnevale in Italia si verifica in Piemonte, ad Ivrea. Dal 1808 9 squadre che rappresentano le diverse contrade si danno battaglia a colpi di arance. L'origine risale al Medioevo: una rivolta cui diede vita una giovane mugnaia, neo sposa, che rifiutò di sottostare allo jus primae noctis e decapitò il tiranno, scatenando la ribellione popolare che portò alla distruzione del castello. Le squadre sono nove: Picche, Morte, Tuchini, Scacchi, Arduini, Pantere, Diavoli, Mercenari e Credendari. La battaglia si svolge nelle principali piazze di Ivrea tra i carri che seguono il corteo e le squadre a piedi. Una commissione premia le squadre di aranceri che si sono distinte per coraggio e tecnica di lancio. A Venezia, invece, il simbolo tradizionale è il Volo dell'Angelo: quest'appuntamento trae origine dall'esibizione di un giovane acrobata turco che, in un'edizione di metà Cinquecento, riuscì a raggiungere il campanile di San Marco camminando in equilibrio su una corda tesa. La discesa su una delle piazze più belle e famose del mondo per quest'anno è toccata alla pattinatrice, campionessa olimpica di short track, Arianna Fontana. Prima di lei, in anni recenti, era toccate ad altre colleghe sportive come Giusy Versace, Carolina Kostner e Francesca Piccinini.

3. Chiacchiere, frappe o bugie: i dolci tipici del Carnevale

Ogni regione e numerose città in Italia hanno i propri dolci tipici e tradizionali da preparare in occasione del Carnevale. Tra i dolci più famosi troviamo le chiacchiere, conosciute anche come frappe o bugie. Se vi trovate in Piemonte o in Sicilia il profumo dei dolci tipici di questo periodo vi prenderà, ma attenzione a come li chiamate perché il nome varia da regione a regione. In Lombardia, Sicilia, Puglia, Sardegna e Campania si chiamano chiacchere. Nel Lazio e in Umbria sono chiamate frappe, in Veneto si chiamano galani, nelle Marche cresciole, in Toscana i cenci, mentre in Piemonte si chiamano bugie, mentre in Friuli crostoli e in Calabria le nacatole. Qualunque sia il luogo e la cucina di provenienza, questi dolci sono accomunati dal fatto di essere estremamente friabili, dorati, principalmente fritti, anche se è possibile trovare anche la versione cotta al forno.

2. Ti conosco, mascherina!

Alzi la mano chi non ha mai sentito questa espressione! Significa che non si è fatti trarre in inganno da qualcuno nonostante le apparenze. La sua origine deriva proprio dalle feste di Carnevale, in cui la popolazione poteva travestirsi da nobile o da ricco signore per qualche giorno, ribaltando i rapporti di potere nelle città.

1. Perché si usa la cartapesta per i carri di Carnevale?

La cartapesta per i carri di Carnevale ha un'origine recente: la carta da calco nasce nel 1925 dal maestro Antonio D'Ariano: questi decise di ricoprire la creta con il gesso, ottenendo uno stampo del modello originale a cui applicare diversi stati di carta. Così le sagome in carta ottenute risultavano identiche all'originale e pesavano molto meno. Una volta asciugata, infatti, la sagoma in carta si staccava dal gesso senza problemi e, identica all’originale, pesava qualche chilo invece di quintali.

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20 novembre 2019 ore 15:30

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