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Parafrasi su Polifemo


la fiugra di Polifemo

In questa parafrasi viene analizzata la figura del ciclope Polifemo nell'Odissea.


Allora quando sbarcammo sulla costa vicina, ad un certo punto ancora sul mare all'orizzonte vedemmo una grande caverna sotto l’ombra degli allori; qui c’erano molti greggi di pecore e capre; li circondava un recinto fatto di mattoni pietrosi, di alti pini e di querce frondose. Qui dimorava un uomo, un mostro, che pascolava le pecore, da solo, in disparte dalla società, e non aveva contatti con gli altri, ma viveva solitario, ed aveva l’animo non rispettoso delle istituzioni civili e religiose. Era un creatura orribile enorme; e non era simile a un uomo che mangiava il pane, ma sulla boscosa cima di grandi montagne, e sembra appartato dagli altri. Allora comandai ai fedeli compagni di restare sulla nave e dio farle la guardia; e io, dopo aver scelto i dodici più coraggiosi, mi incamminai, ma avevo un otre di pelli di capra, pieno di dolce vino nero; me lo regalò Marone, il sacerdote di Apollo figlio di Evanto. Rapidamente giungemmo alla grotta, ma dentro non era presente; pascolava le grasse pecore. Entrati nell'antro, scorgemmo ogni cosa; i graticci erano sfondati dal peso dei formaggi; c'erano recinti per gli agnelli ed i capretti; ed erano separati per ogni età: i primi, i secondi e gli ultimi nati; tutti i boccali traboccavano di latte, ed i secchi e i vasi in cui le mungeva. Subito allora i compagni mi pregarono di andarcene dopo aver rubato e mangiato i formaggi, ce ne tornassimo alla nave con pecore ed agnelli come bottino; ma io li ignorai –e sarebbe stato molto meglio- perché vedendo il ciclope in persona mi avrebbe dato numerosi regali. Ah! La sua presenza fece terrore ai compagni. Lì, con un fuoco acceso, gli facemmo regali, ed anche noi fummo ricambiati con dei formaggi, e lo aspettammo dentro il suo antro, seduti, finché arrivò pascolando; portava un pesante fardello di legna secca, per il suo pasto. Polifemo entrò nella grotta e fece cadere la legna che produsse un forte frastuono e noi spaventati fuggimmo in fondo alla caverna. Egli sospinse nel vasto antro le sue grasse bestie, tutte quelle che aveva da mungere; i maschi, montoni e caproni, invece li lasciò fuori nel recinto. Levò in alto un grossa pietra e la posò sull'entrata: il suo peso era così grande che neanche ventidue carri solidi a quattro ruote, l'avrebbero rimosso dal suolo. Tanto grande era un masso che lo spinse davanti la porta. Poi sedeva mungere le sue pecore, mungeva le capre belanti, tutto con ordine, e sotto ad ogni madre sospingeva il suo piccolo. Subito dopo fece cagliare una metà di quel bianco latte addensato, lo depose in un cesto di vimini. L'altra metà la mise nei vasi per berla e per cena. Quando ebbe sbrigato le faccende, accese il fuoco, ci scorse e ci domandò: "Forestieri, chi siete? Da quali rotte del mare venite? Forse per qualche traffico o andate vagando come fanno i pirati che girano qua e là a recar danno alle genti?".

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