Ominide 4479 punti

Circe era una ninfa che abitava nell’isola di Eea, presso il promontorio che oggi viene detto dal suo nome, Circeo. Quando Ulisse sbarcò sull’isola, la maga trasformò i suoi amici in maiali e sedusse l’eroe riuscendolo a trattenere li per un anno. Alla fine, Ulisse ripartì verso la sua Itaca con i compagni che la maga aveva nuovamente trasformato in uomini. Secondo Dante, Ulisse non fa vela verso casa, ma ormai vecchio e stanco si inoltra ancora in mare aperto. Giunge allo stretto di Gibilterra che secondo la leggenda erano un monte unico che Ercole riuscì a dividere. Il viaggio è stato lungo e faticoso e ha debilitato i naviganti, ormai esausti per l’età avanzata e le troppe peripezie della vita. Inizia la famosa e nobile esortazione di Ulisse ai compagni, divenuto espressione della dignità umana. Verso di lui Dante mostrerebbe un’ambiguità: come teologo lo condanna per il peccato, ma per come pota nutre una sconfinata ammirazione per la magnanimità. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per segui virtute e canoscenza”. In modo epigrammatico, si chiude il discorso di Ulisse ai suoi spauriti compagni, riuscendo a istigarli, facendogli venire la voglia di continuare questo viaggio oltre i confini del mondo. Si dirigono quindi all’interno delle colonne d’Ercole con la poppa verso oriente spostandosi quindi ad occidente. Ulisse si è spinto tanto avanti nel suo viaggio da giungere fino all’equatore ed entrare nell’emisfero australe. Il viaggio di Ulisse dura da cinque mesi: essi hanno oltrepassato l’equatore e stanno per giungere all’epilogo. L’accesso al Paradiso terrestre era stato interdetto a tutti gli uomini. Questo turbine trascina nel vortice il vascello di Ulisse e dei suoi compagni

Hai bisogno di aiuto in Odissea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email