Video appunto: Donne nell'Odissea
Iliade e Odissea sono due famosissimi poemi del mondo greco, convenzionalmente attribuiti a Omero, seppur attorno alla paternità delle opere vi sia sempre stato un accesso dibattito. Le due opere, oltre ad essere molto vaste, presentano delle differenze stilistiche, che accreditano l’ipotesi che non siano coeve e possano essere state realizzati da diversi autori.
I poemi rispecchiano due società differenti, infatti quella dell’Iliade appare più arretrata e violenta e soprattutto non dà grande spazio alla figura femminile. Seppur la leggendaria battaglia scoppi proprio per una questione di tradimenti, infatti Elena, moglie del re spartano Menelao scappa a Troia con il principe Paride e nel poema compaiano varie donne, come Andromaca, moglie di Ettore e la ninfa Teti, madre di Achille, esse non hanno mai una grande importanza all’interno del poema. Trattandosi di un poema che esalta l’arte bellica e il combattimento, generalmente prerogativa esclusiva maschile -seppur le Amazzoni, donne guerriere, riescano a tenere testa agli Achei prima di essere costrette alla resa-. La situazione è invece molto differente nell’Odissea, dove la figura femminile assume una maggior importanza, come si nota già da Calipso, che tiene Odisseo prigioniero sulla propria isola, Ogigia, per diversi anni, prima di acconsentire alla sua partenza, in seguito al sollecito divino, a cui non può opporsi.

Durante il viaggio verso Itaca però Poseidone scatena una tempesta, che fa naufragare l’eroe sull’isola dei Feaci, dove chiede ospitalità alla bellissima e giovane Nausicaa. La ragazza onora il principio della filoxenia e invita Odisseo a presentarsi come supplice a sua madre, la regina. Nausicaa si contraddistingue tra le compagne e le ancelle per la sua bellezza e la raffinatezza, al punto che l’eroe, nella sua “captatio benevolentiae” la paragona per l’eleganza nei movimenti e negli atteggiamenti, a un ramo di palma. La ragazza emerge anche per il coraggio, infusole da Atena, infatti alla vista di Odisseo sporco e cencioso non scappa, ma rimane ad ascoltare le richieste dello straniero. Una volta giunto sull’isola dei Feaci, durante il banchetto prima della partenza verso Itaca, il re Alcinoo, curioso di conoscere la vera identità dell’eroe, lo invita a raccontare la propria storia e Odisseo narra anche a vicenda della maga Circe, che prima trasforma alcuni dei compagni dell’eroe in animali e in seguito diventa da antagonista ad aiutante e favorisce la ripartenza di Odisseo, dandogli anche importanti consigli sulla navigazione. Vi è infine Penelope, moglie di Odisseo, che in parte rispecchia le caratteristiche intellettuali del marito. La donna riesce a controllare i proci, che aspirano alla sua mano per avere il potere ed escogita il celebre inganno della tela: promette ai proci che si sposerà con uno di loro appena avrà finito di tessere la propria tela, che realizzava di giorno e disfaceva di notte. Penelope mostra grande resilienza e forza d’animo, in una società dove una donna senza il marito correva grandi pericoli. L’importanza assunta dalla figura femminile in un poema come l’Odissea, nato in un contesto maschilista, in una società patriarcale, rappresenta un elemento evolutivo rispetto all’Iliade e alla mentalità dell’epoca.