Video appunto: Eneide - Riassunto generale

Vita di Virgilio



Virgilio Marone nacque nel 70 a.C. ad Andes, presso Mantova. Apparteneva a una famiglia di piccoli proprietari terrieri che gli garantì un educazione letteraria prima agli studi di grammatica a Cremona e poi a Milano, per trasferirsi successivamente a Roma. Il padre preferiva che il figlio frequentasse studi politici ma Virgilio era più incline verso i letterari.
Fra il 42 e 39 a.C. compose le Bucoliche ed entrò a far parte del circolo di Mecenate e successivamente dopo qualche anno compose le Georgiche. Nel 19 a.C. si recò in Grecia e in Asia per documentarsi in vista della stesura definitiva del poema dell’ Eneide ma ad Atene si ammalò e fu costretto a tornare indietro dove sbarcò e morì a Brindisi, il suo corpo venne trasportato a Napoli dove fu sepolto in via di Pozzuoli.

La nascita dell’ Eneide



Una volta terminate le guerre Augusto ebbe modo di mettere in luce quelle virtù come la clemenza, la giustizia e la pietà che i suoi contemporanei gli riconoscevano, egli voleva formare una nuova generazione di cittadini educati all'amore per il lavoro e al rispetto per il potere costituito. Nel clima di euforia e di esaltazione seguito alla vittoria su Antonio e Cleopatra, l’aspettativa di una nuova opera epica era ormai scontata infatti, Ottaviano stesso dopo aver letto le Georgiche decise di chiedere a Virgilio di comporre un poema che celebrasse le sue gesta. Così nacque il più importante poema epico del mondo latino, l’eneide di virgilio, un poema nato tra il 31 a.C. e il 19 a.C. Il poema descrive la storia di Enea il mitico progenitore della stirpe romana, figlio di Anchise, il quale abbandonò la città di Troia nel momento in cui venne conquistata dagli Achei dopo la guerra contro i troiani. Nell’ Iliade Enea pur non avendo un ruolo di primo piano è ben descritto come un uomo giovane, coraggioso e forte che si distingue per il valore in battaglia e gode del rispetto del popolo degli dei che lo amano per la sua pietà. Virgilio riprende da Nevio la leggenda di Enea, l’eroe troiano sopravvissuto alla distruzione della città, per volere del fato Enea accompagnato da altri compagni superstiti con i quali intraprende un lungo viaggio alla ricerca della nuova patria. Dopo vari viaggi giunge nel Lazio dove egli si insidierà definitivamente dopo aver combattuto una dura guerra contro i latini. Le avventure dell’eroe sono raccontate in terza persona da un narratore onnisciente ma nella narrazione è inserito anche un racconto in prima persona dell’eroe stesso. Enea è un antenato di Romolo e Remo, i fondatori di Roma, e della gens Giulia, cui appartiene l’imperatore Augusto (le cui origini vengono così celebrate). Il poema è diviso in dodici libri. I primi sei, ispirati all’Odissea che narrano i viaggi dell’eroe e gli altri, modellati sull’Iliade e le guerre in Italia.

Il proemio e l’invocazione alla Musa



Virgilio apre l’Eneide con un proemio suddiviso in due parti: la protasi dove il poeta annuncia i contenuti dell’opera e presenta il protagonista accennando le sue avventure e l'invocazione alla Musa.
Penati: sono divinità senza nome e protettori degli antenati di sesso non definito, loro erano venerati in forma di statuette poste su un piatto tondo di terracotta o di metallo che serviva per i sacrifici.
Fato: Il fato regola gli eventi umani.

L’antefatto



Il poeta incomincia la narrazione vera e propria, riallacciandosi alla domanda posta a conclusione del banchetto e soffermandosi sui motivi per i quali Giunone è nemica dei Troiani, nell’Eneide Giunone ha nei confronti di Enea lo stesso ruolo che Poseidone ha nell’Odissea nei confronti di Odisseo, ma mentre Poseidone aveva ragioni personali di rancore contro odisseo per aver accecato suo figlio Polifemo, Giunone non ne aveva verso Enea.
LIBRO I: Nel settimo anno di viaggi per mare, Enea giunge al largo della costa africana. La dea Giunone, sua nemica, ordina a Eolo di scatenare i venti e far affondare le navi troiane che però vengono salvate dal dio Nettuno. Enea sbarca sulla spiaggia, dove incontra la madre, Venere, che assume le forme di una fanciulla, e lo invita a proseguire verso una città che in quel momento sta sorgendo. È Cartagine, fondata da Didone, sfuggita al fratello re di Tiro, che aveva ucciso per avidità suo marito Sicheo, la regina accoglie benevolmente i Troiani.

Enea al cospetto di Didone



Enea, accompagnato da Acate, uno dei suoi più fedeli compagni, si dirige verso Cartagine e Venere avvolge entrambi in una nube affinché nessuno li veda e li disturbi durante il cammino. I due giungono in un bosco sacro, nel centro della città dove didone sta innalzando un magnifico tempio a Giunone dove Enea entra nel tempio e capisce di essere tra uomini civili perché vede raffigurate scene della Guerra Troiana.

Il racconto del cavallo di legno



Dopo la libagione in onore dell’ospite, Didone esorta Enea a raccontare dalle origini le peregrinazioni dei Troiani scampati all’eccidio della città, il secondo libro si apre con l’attesa silenziosa del racconto dei grandi eventi di cui Enea è stato protagonista e testimone.
Cavallo: Descritto come un immenso mostro oscillante tra animato e inanimato dotato di immense caverne da dove usciranno i nemici dei Troiani.
LIBRO II: Durante un banchetto, Enea narra la distruzione di Troia a partire da quando i Greci, ormai stanchi della guerra, vengono convinti da Ulisse a mettere in scena l’inganno del cavallo di legno. Fingono di fuggire, e lasciano come dono alla dea Minerva un gigantesco cavallo fabbricato da Epeo. A ingannare i Troiani interviene il greco Sinone, fattosi catturare appositamente. Il simulacro viene introdotto in città. Mentre i troiani dormono dopo aver festeggiato la vittoria, ne escono i guerrieri greci, che aprono le porte e fanno entrare l’esercito. Troia viene bruciata, moltissimi cittadini uccisi e anche il re Priamo perde la vita. Per volontà degli dei, Enea si salva portando con sé il padre Anchise, il figlio Ascanio o Iulo, e alcuni compagni; ma perde la moglie Creusa.

La tragica fine di Laocoonte



Concluso il discorso di Sinone entra nuovamente in scena Laocoonte, questa volta in veste di sacerdote di Nettuno. É accompagnato dai due giovani figli e si appresta a immolare un toro al dio Nettuno presso gli altari posti sul lido. Il personaggio di Laocoonte era un abitante di Troia, figlio di Antenore ed era un veggente e gran sacerdote di Poseidone.

L’invasione di Troia e l’inizio della fuga



Dopo la narrazione dei drammatici antefatti ha inizio il racconto della battaglia notturna che si concluderà con la tragica fine di Troia e la fuga di Enea con i suoi compagni sopravvissuti lo stacco tra i due eventi è sottolineato dall’indicazione temporale dei primi due versi. L’apparizione di Ettore ha un’importanza fondamentale nell'Eneide, Virgilio si serve di Ettore per allontanare definitivamente il sospetto che Enea sia fuggito in modo disonorevole.

La morte di Priamo



In città i greci stanno già facendo strage, il frastuono delle armi giunge anche alla casa di Enea che decide di afferrare le armi e con un gruppo di compagni si getta nella mischia. La schiera di Enea si scontra con un gruppo di greci sui quali riesce ad avere la meglio. I troiani nel frattempo si impadroniscono delle armi e delle insegne dei nemici così vengono scambiati per Danai dove attaccano battaglia e uccidono molti nemici poi però vengono riconosciuti e sopraffatti. Enea con alcuni superstiti si avvia verso la reggia di Priamo intorno alla quale infuria la battaglia e dove riesce ad entrare nel palazzo attraverso un passaggio segreto qui si batte con altri compagni per respingere gli assedianti. Ogni tentativo di difesa tuttavia risulta invano e i nemici guidati dal feroce Pirro Neottolemo figlio di achille riescono a irrompere nel palazzo. La morte di Priamo è stata definitiva per l’ultimo atto della tragedia di Troia, la figura di Priamo incarnava lo splendore e la potenza della città.

Il racconto di Polidoro



Enea continua il racconto delle sue peregrinazioni, una volta allestita una nuova flotta i profughi troiani salpano senza sapere dove li condurrà il Fato. Approdano nella vicina terra di Tracia, legata un tempo dai vincoli di ospitalità con Troia. Enea desideroso di una nuova patria e pronto a fermarsi nella prima terra che gli sembri offrire un rifugio sicuro, così decise di fermarsi e innalzare le prime mura della città da lui creata che si chiamerà Enèada.

Incontro e fuga dalle arpie



Anchise invita Enea a seguire il nuovo responso di Apollo e i troiani riprendono il mare dove si eleva una tempesta che oscura tutto il cielo li le navi vanno fuori rotta e restano in balia delle onde per circa tre giorni e tre notti avvolte nella caligine e nell’oscurità.
Arpie: erano creature immaginate dagli antichi come grandi uccelli rapaci dal volto di fanciulla.
LIBRO III: I Troiani trovano riparo sul monte Ida e decidono di passare a Tracia, ma lì, mentre stanno compiendo un rito in onore di Venere, avviene un orrendo prodigio: un pruno sanguina, e si rivela Polidoro, figlio di Priamo, allontanato da Troia per sfuggire alla guerra ma ucciso e depredato dal re Polimestore, che avrebbe dovuto ospitarlo. Fuggono quindi ancora, nelle isole Strofadi vengono cacciati dalle arpie. A Creta, dopo una pestilenza, un oracolo gli raccomanda di tornare nell’antica madre. Enea capisce che è l’Italia, patria di Dardano. Costeggiano la Grecia, e a Butroto incontrano Andromaca, vedova di Ettore, ed Eleno, già schiavi di Pirro, poi liberati e che hanno fondato una città del tutto simile a Troia e in Sicilia muore Anchise.

La tormentata passione di Didone



Didone ha ascoltato ormai soggiogata dall’amore per Enea, il lungo racconto delle peregrinazioni che si è protratto per tutta la notte. Turbata per il nuovo sentimento che si agita in lei e si rivolge alla sorella Anna e le confida la sua inquietudine. Didone: Leggendaria regina fenicia figlia del re di Tiro, Muttone.
LIBRO IV: Tra Didone ed Enea nasce l’amore. Giove però non vuole che l’Impero sorga in Africa, ma in Italia, e ordina all’eroe di ripartire. Abbandonata, Didone, prima di togliersi la vita, maledice Enea, invocando eterna inimicizia tra i loro discendenti, e augurandosi che un giorno qualcuno la vendichi.

L’addio di Didone



Giove invia Mercurio a Cartagine affinché ricordi a Enea il destino di gloria promesso alla sua stirpe in Italia. Il messaggero del dio trova Enea impegnato nell’opera di edificazione della città e lo rimprovera aspramente per comunicargli gli ordini di Giove ordinandogli di lasciare subito Cartagine e abbandonare Didone.

Gli ultimi pensieri di Didone



Enea benché addolorato continua i preparativi per la partenza, nel frattempo i Troiani accorrono da tutta la città e si dedicano con fervore alla riparazione delle navi e all’imbarco delle provviste. Didone vede dall’alto lo spettacolo della frenetica attività che anima il porto. LIBRO V: In Sicilia i Troiani celebrano la memoria di Anchise con delle gare tra navi e altri giochi. Con questo espediente, Virgilio trova una spiegazione di usi dei Romani del suo tempo.

La discesa agli inferi



Offerto il sacrificio in onore di Miseno, Enea segue la Sibilla che lo conduce in una profonda grotta protetta da un nero largo e dalle tenebre del bosco, Enea presso l’imbocco della spelonca che è l’ingresso nel regno delle tenebre dove egli dedica un sacrificio alle divinità infernali.

Anchise nell’oltretomba



La Sibilla ed Enea riprendono il cammino e giungono a un luogo di beatitudine, i campi Elisi sono un ridente vallata che pur essendo sotto terra godono di luce, aria e persino di un cielo celeste. Tra i campi troviamo Orfeo e i re troiani discendenti di Teucro, Enea vede anche gli antichi eroi Troiani che si dilettano con armi, carri e cavalli. Nei Campi Elisi si trovano pure le anime di coloro che perirono combattendo per la patria, i beati sono intrattenuti dal poeta museo dove egli accompagna i due visitatori sulle sommità di una collina da cui si può vedere Anchise.

La discendenza troiana e il futuro di Roma



Anchise conduce Enea e la Sibilla in mezzo a una schiera di anime e sale su un’altura per poterle distinguere meglio. Egli mostra al figlio le anime destinate a incarnarsi in personaggi famosi della futura storia di Roma. LIBRO VI: Guidato dalla Sibilla, Enea scende, dal lago Averno, nel Regno dei morti per incontrare l’anima del padre. Anchise gli profetizza la futura storia di Roma, mostrando le anime che sono destinate a incarnarsi tra i grandi guerrieri e politici romani. Enea incontra anche Didone, che si rifiuta di parlare con lui.