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Il genere epico


L'epica non è altro che un genere letterario che racconta le grandi imprese compiute dagli eroi di un popolo.
È diffuso in tutte le culture internazionali, ogni popolo sentì infatti l'esigenza di far conoscere al mondo la sua cultura, i suoi valori.
La prima opera letteraria di questo genere risale al III Millennio a.C., ed è la cosiddetta Epopea di Gilgamesh. Esso narrava l'avventura di, appunto Gilgamesh, che partì per un lungo viaggio per scoprire i segreti dell'immortalità ma senza successo; ma ne trasse un vantaggio, infatti egli tornò molto più saggio.
L'epica si è evoluta sempre di più, la fase successiva fu quella dell'epica classica (ovvero i poemi epici greco-romani); seguì l'epica medievale e infine l'epica rinascimentale (un esempio importante è la Gerusalemme Liberata di T. Tasso).
La struttura dei poemi epici è piuttosto semplice. Esso è diviso in tre parti: proemio e protasi, svolgimento e conclusione.
Il proemio consiste nell'invocazione della dea della poesia, la protasi ci fornisce un'introduzione generale dell'argomento. Lo svolgimento è la parte dove si narrano i fatti, mentre la conclusione è la parte finale del poema. Solitamente quest'ultima ha un lieto fine.
I temi del genere epico sono innanzitutto quello dell'erotismo della guerra. Frequente è il tema del culto dei morti e spesso troviamo il tema del viaggio, ovvero tutte le avventure e le disavventure caratterizzate dal volere o dall'odio degli dei che il nostro eroe deve affrontare.
Il linguaggio del genere epico è piuttosto semplice, ricco di ripetizioni, di figure retoriche (similitudini, metafore e personificazioni). Il racconto delle vicende è caratterizzato da descrizioni piuttosto ampie dei personaggi, che consentono al lettore di "inquadrare" meglio la vicenda.
Nell'antica Grecia le imprese degli eroi venivano raccontate da due importanti categorie di persone: aedi e rapsodi. I primi animavano i racconti con il suono della lira e la cetra, mentre i rapsodi scrivevano i racconti che venivano raccontati oralmente. Grazie a questi ultimi infatti i racconti inizialmente tramandati oralmente divennero in forma scritta.
I poemi epici greci più importanti, l'Iliade e l'Odissea, sono attribuiti a Omero, un aedo povero e addirittura cieco. Alcuni studiosi pensano che colui non fosse mai esistito, questo dibattito tra coloro che credevano in lui, coloro che non credevano e coloro che "mediavano" viene definito questione omerica.
Fino a pochi anni fa vi era anche una questione sull'esistenza di Troia, ma questo dibattito ebbe fine poiché nel 1868 vennero portate alla luce le rovine di questa città.
I poemi dell'Iliade e dell'Odissea narrano la guerra che avvenne tra Achei e Troiani, causata da contrasti sia politici che economici. Omero prese spunto ovviamente da questa guerra, ma la arricchì, (come un poema epico che si rispetti!) di elementi mitologici e sovrannaturali.
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