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L’epica

L’epica medievale, nata in ambienti aristocratici e di corte contestualmente all’affermarsi delle lingue volgari nazionali, si ispirava alle gesta dei cavalieri feudali. La diffusione di questi materiali anche tra i ceti popolari si deve ai giullari.
La produzione si presenta differenziata per aree linguistiche e geografiche: nella Francia settentrionale nacquero le chansons de geste (XI secolo), in volgare d’oïl, che combinarono storia e leggenda, per celebrare le origini del regno capetingio e i suoi eroi (Canzone di Orlando); in Spagna, i cantari in lingua castigliana testimoniarono la lotta della civiltà cristiana contro il mondo arabo musulmano (Poema del mio Cid); nel mondo germanico, i primi poemi epici attinsero a un vasto patrimonio di narrazioni, per lo più antiche leggende nordiche (Beowulf, Canzone dei Nibelunghi).

Nell’Italia settentrionale la diffusione delle chansons de geste diede invece origine ai poemi della letteratura franco-veneta.
Tra il XII e il XIII secolo, l’area di lingua d’oïl vide la fioritura del romanzo cortese cavalleresco, prima in versi, poi in prosa (ciclo bretone-arturiano, imperniato sulle storie di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda). Il nuovo genere letterario, destinato al pubblico elitario dei cortigiani, esprime le virtù e gli ideali cortesi di generosità e gentilezza. Tra gli autori si ricordano Chrétien de Troyes e Goffredo di Strasburgo. In Italia, il successo della narrativa cortese si tradusse in volgarizzamenti che fondevano materiali di scrittori diversi.
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