Svolgimento articolo storico politico masse e propaganda Maturità 2018

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Di Redazione

Il Miur ha fatto la sua scelta! Alcuni sospettavano la presenza di questa traccia, altri non se la sarebbero mai davvero aspettata. Ecco tutto quello che c'è da sapere sull'articolo storico letterario presente nella prima prova di maturità 2018. Se consultate queste pagine durante la prima prova, l'esame vi sarà annullato. Sconsigliamo quindi agli studenti di accedere prima di aver consegnato l'articolo.


Articolo storico letterario 2018: la soluzione

Ecco la soluzione che proponiamo per il saggio storico letterario maturità 2018:

PROPOSTA DI SOLUZIONE PER LA PRIMA PROVA DI MATURITÀ 2018
TRACCIA: Tipologia B - Saggio/articolo storico-politico
ARGOMENTO: Masse e propaganda.

La parola “massa” rimanda spesso il pensiero alla cultura di massa, quella della maggioranza, in contrapposizione all’élite. Una quantità indistinta di individui. A queste parole, la mia mente si sofferma alle volte in cui mi sono ritrovato ad un concerto; lo spazio è stretto e noi siamo accalcati, seguiamo qualcuno che ci dice di andare al settore ovest o nord. Tutti vicini, spesso con magliette uguali, ci spintoniamo, e dall’alto delle gradinate o dal fondo, in prossimità del palco, diventiamo una miriade di pallini che si muovono.
Come riportato nel brano di Chiodi, “il concetto politico di massa” richiama i regimi totalitari del Novecento: fascismo, nazismo, comunismo. Principi diversi, basati comunque “sull’ideologia del conflitto” e sul bisogno di annullare ogni individualismo. Creare consensi, limitando però la libertà di pensiero e di azione. Tutto dev’essere controllato. Ma affinché ciò accada, bisogna far sì che nessuno osi contestare chi è al potere. La massa indistinta deve sentirsi unita, e partecipe, attiva nella vita del regime. Una mente senza pensieri e distrazioni può vagare libera e il pensiero autonomo è sempre stato nemico dei totalitarismi. Perciò come farla agire, senza interferenze o danni? Andrea Baravelli trova una risposta nell’individuazione, da parte di chi è al potere, di un nemico comune. Se si “crea” un nemico, astratto o reale, le masse tendono a mettere da parte le loro divergenze per compattarsi ulteriormente e fare quant’è necessario per il suo annientamento. Chi è al potere verrà visto come un salvatore, degno di lode e non certo di critiche o risentimenti.

Potremmo definire i regimi totalitari come dei “costruttori”; s’impegnano nella creazione di un nemico, con caratteristiche ben definite, pericoloso ed infido, che si insinua nelle menti, e l’unico modo per combatterlo è restare uniti. E da qui, l’altra grande opera; la definizione dell’individuo facente parte della massa. L’unicità è fonte di pericolo, l’omologazione è certezza e tranquillità, perciò il regime si impegna a delineare “la sua tipologia di pensiero e di azione”, come afferma Chiodi.
I regimi totalitari però sono crollati, il loro progetto appare chiuso dietro le porte del nostro passato. Adesso c’è l’esigenza di essere unici, di gridare la nostra diversità, di infrangere quelle regole imposte da chissà chi e per chissà quali motivi. Eppure, a me ritorna sempre in mente l’immagine del concerto, della folla che si accalca, delle magliette tutte uguali, di qualcuno che ci dice dove andare.
Davvero crediamo di non essere più veicolati da qualcuno verso qualcosa? Siamo sempre più intontiti dall’esigenza del vivere tranquillo, spensierato. Non vogliamo essere turbati. Ci indigniamo sì, di fronte a notizie che vanno contro il “politicamente corretto”, ma non agiamo. Crediamo che il nostro nuovo “nemico” sia quello al di là dello schermo, e non siamo nemmeno obbligati ad alzarci dalla sedia. Gli antichi romani davano al popolo i giochi nel Colosseo o nelle arene, a noi danno smartphone, influencer da seguire, modelli da raggiungere. Una nuova distrazione per le nuove masse. Non siamo più in conflitto, non c’è una guerra, nessuno ci minaccia. Ciò che ci terrorizza è essere uguali, normali, ignoti. Vogliamo essere visti, seguiti, vogliamo che tutto sia facile, immediato.
La globalizzazione doveva renderci liberi, eliminare le barriere, far sì che le ingiustizie non restassero celate dentro i confini geografici, ma fossero combattute e diffuse. Invece, ci siamo fatti imbrigliare in altre catene. Urliamo sul PC, usando preferibilmente pochi caratteri, nella speranza che qualcuno ci noti. Se invece si esprime un pensiero, un concetto, che non rientra nella categoria del “giusto”, si viene attaccati e demonizzati. La critica non è più intesa come un’azione volta ad esaminare, un’occasione per aprire dialoghi e comprensione. È un processo d’accusa, per far rientrare nei ranghi chi è “diverso”. Crediamo di essere liberi di poter dire tutto, senza capire che il viver civili implica che la propria libertà termina quando inizia quella dell’altro. Vorremmo essere “veri ed autentici”, ma ciò che temiamo di più è che qualcuno possa vederci per chi siamo realmente. Preferiamo non porci troppe domande. Perderci nei giochi e forse ben pochi si stanno accorgendo che quella in cui ci stanno traghettando, e nella quale noi ci stiamo facendo portare, senza porre obiezioni, è l’epoca dell’indifferenza.


Help line soluzione articolo storico letterario

Ovviamente vi saremo accanto durante tutto il periodo della vostra maturità per aiutarvi a essere preparati e, di conseguenza, il più possibile tranquilli. Se avete qualche dubbio potete contattarci quando volete, ma durante le prove scritte non risponderemo alla helpline per evitare di mettervi nei guai. Le soluzioni non verranno pubblicate prima del tempo minimo di consegna, stabilito dalla legge nella metà del tempo massimo di durata di ciascuna prova. Questo perché il nostro obbiettivo infatti non è quello di rischiare di far invalidare l'esame a qualcuno, ma solo di fornire consigli utili una volta terminata la prova.

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21 novembre 2018 ore 15:00

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