Tracce prima prova maturità 2018: gli errori da non fare al tema di italiano

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci
foto errori italiano da non fare assolutamente

Per te C e K possono essere usate allo stesso modo e durante i compiti in classe ti infuri contro chi ancora non ha pensato di trasportare il correttore automatico di Google su carta? Ci dispiace molto informarti che la prima prova maturità è alle porte e che dovrai iniziare a fare un ripassino delle regole fondanti della nostra lingua.
Proprio così: non sapevi che un solo piccolo errore di grammatica al tema di italiano potrebbe costarti preziosi punticini? E allora Skuola.net ha messo a punto per te la guida definitiva al tema di italiano maturità. La prima prova maturità 2018 si svolgerà il 20 giugno alle 8:30 (save the date!) se ancora non lo sai.
Memorizza subito, quindi, queste regole che potrebbero salvarti dalla bocciatura. Tra l'altro, una prima prova alla maturità 2018 ben fatta è un ottimo bigliettino da visita per i commissari esterni maturità 2018, che ancora non ti conoscono e che, prima ancora di capire chi sei e come ti chiami, leggeranno il tuo tema. Quale migliore occasione per colpirli al cuore? Non vorrai mica che si ricordino di te, in sede di esame orale, come quel maturando che scrive qual è con l'apostrofo, vero?

Qual è, non qual'è

L'esatta grafia di qual è non prevede l'apostrofo. Si tratta infatti di un troncamento e non di un’elisione: questo significa che qual può trovarsi senza la e finale anche in altri contesti in cui non è seguito da vocale (“Qual buon vento…”).

Un po’, non un pò

I troncamenti di 'piede' e 'fede' si scrivono piè e , ma per 'poco' si ha po' con l'apostrofo, l'unica forma, sia chiaro, codificata e ammessa dall'ortografia attuale e indicata dalle grammatiche.

Entrarci, non centrare

La forma corretta è entrarci se usato nel senso di ‘essere inerente’ (“non c’entro niente”). Ben diverso dal verbo centrare (“Luca centra il bersaglio”).

Sogniamo, non sognamo

La desinenza della prima persona dell'indicativo presente plurale di tutti i verbi è -iamo: quindi, come si ha am-iamo, così si ha sogn-iamo, bagn-iamo ecc.: omettere quella i significa "tagliare" una parte del morfema flessivo.

Ci organizziamo, non ci organiziamo

Si deve scrivere con doppia zeta, organizziamo. Nelle forme flesse, in combinazione con le desinenze -iamo, -iate, i verbi che nella radice hanno zz- la mantengono.

Tre ore fa, non tre ore fà

La grafia corretta è fa, senza accento né apostrofo, come la terza persona singolare del presente indicativo di fare: le espressioni un giorno fa, tre mesi fa sono da interpretarsi come “ora fa un giorno”.

Lui dà il via, non lui da il via

La grafia corretta è dà con l’accento perché si tratta della terza persona singolare del presente indicativo del verbo dare (“dà il via”) e non della preposizione da (“andare da Paolo”).

Il migliore, non il più migliore

Il migliore è infatti la forma sintetica del superlativo relativo corrispondente a il più buono e non occorre quindi ripetere l’avverbio più. È invece accettabile la forma molto migliore perché in questo caso è usato come comparativo di maggioranza.

Conoscenza, non conoscienza

Si scrive senza i conoscenza. Non è infatti un composto di scienza (anche se potrebbe sembrare!) come coscienza, neuroscienza, fantascienza che infatti hanno tutti la i.

Usa la O/oppure e non piuttosto che

Piuttosto che indica una preferenza (“meglio andare al cinema piuttosto che stare a casa”) e non può essere usato come sinonimo di o disgiuntivo (“andrò al cinema o a teatro”).
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21 novembre 2018 ore 15:00

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