Maturità 2020, il 95% dei maturandi vuole l’esame a giugno. Ma per la maggioranza va cambiato

Marcello G.
Di Marcello G.
maturità 2020 coronavirus

Un esame il più possibile simile a come sarebbe stato in condizioni normali. È quello che chiedono gli studenti che quest'anno dovranno sostenere la maturità. A fare da megafono alla loro voce è un sondaggio di Skuola.net che, in queste settimane in cui la preparazione per l'appuntamento più atteso dell'intero ciclo scolastico sta avvenendo 'a distanza', ha chiesto a 3mila maturandi con quali modalità vorrebbero arrivare al diploma.
Eccola la loro ricetta per la maturità 2020: niente stravolgimenti della struttura, salvo alcuni opportuni cambiamenti dettati dall'emergenza e dal buon senso, né del calendario; persino sui criteri d'ammissione i ragazzi sembrano voler fare le cose secondo regola. E, sorpresa, grazie alla didattica a distanza la maggior parte è soddisfatta del progresso sul programma scolastico.

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È quasi la totalità degli studenti di quinto superiore (95%) a volere che l'esame non venga spostato in avanti. Appena il 5% chiede di avere più tempo per prepararsi a dovere, rimandando le prove in estate inoltrata se non addirittura a settembre. Forse perché, molti, già guardano oltre: ci sono i test d'ingresso all'università che incombono o altri progetti per il futuro e gradirebbero non perdere ulteriore tempo. Per cui a maggioranza bulgara “il partito degli studenti” si esprime contro il rinvio.

Meglio cambiare le 'regole del gioco'

Tuttavia, richiede dei cambiamenti: il 42% vorrebbe eliminare la seconda prova scritta – caratterizzante l'indirizzo di studi, la più insidiosa – e rimodulare lo scritto d'Italiano e l'orale in base al programma svolto in classe al momento dello stop alla didattica frontale; molto gettonata (38%) anche l'opzione che vedrebbe i maturandi cimentarsi solo con un colloquio orale (meglio se con un programma 'congelato' a prima del coronavirus), decisamente meno consensi (15%) per l'ipotesi di lasciare tutto così com'è - doppia prova scritta e orale – anche se venissero tenuti in considerazione i problemi che inevitabilmente ci saranno a causa delle lezioni da casa.




Avanti col programma, anche da soli

Tra le ragioni del loro atteggiamento ci potrebbe essere il fatto che, tutto sommato, lo stravolgimento generato dall'emergenza anche alla loro vita da studenti sta incidendo meno del previsto sulla marcia di avvicinamento all'esame: il 37% è soddisfatto di come procede la preparazione (anche se il merito è attribuito soprattutto allo studio individuale). Il 48%, invece, confessa di essere andato poco avanti con i programmi ma non boccia del tutto il supporto che la scuola gli sta dando. Cosa, quest'ultima, che fa solo il 15% dei maturandi: l'8% si sta limitando a ripassare le cose già spiegate in classe, il 7% al momento neanche quello.

Da un male potrebbe nascere un bene

Forse per questo, ad oggi, circola un cauto ottimismo tra tantissimi ragazzi: circa 4 su 10 sono fiduciosi che l'esame potrebbe essere addirittura più facile rispetto a quello affrontato da chi li ha preceduti, specie se i professori che li dovranno giudicare si metteranno una mano sulla coscienza, viste le difficoltà che avranno nei mesi a venire. Ciò non toglie che nella maggior parte dei casi l'ansia da prestazione inizi a farsi strada: il 52% non si fa grandi illusioni, l'esame sarà più difficile e la preparazione non potrà che essere minore di come immaginavano.

Lasciate che ci valutino i nostri professori

Platea spaccata a metà anche su un'ipotesi avanzata da qualcuno nei giorni scorsi – puntualmente smentita dalla ministra dell'Istruzione Azzolina – che prefigurava l'ammissione all'esame di tutti gli studenti di quinto superiore, il famoso '6 politico'. Quasi la metà dei diretti interessati (45%) lascia intendere di voler essere valutato sulla base di quanto fatto negli ultimi cinque anni, scartando qualsiasi favoritismo per chi non si è impegnato a sufficienza. Il vero regalo che il Ministero potrebbe fare a tutti riguarda, semmai, le commissioni. Più di 9 maturandi su 10 sarebbero meno preoccupati sapendo di sedersi di fronte ai propri docenti e non a degli sconosciuti: il 58% vorrebbe tutti commissari interni, compreso il presidente; il 37% manterrebbe un presidente esterno, a garanzia della regolarità dell'esame; appena il 9% non cambierebbe la struttura mista attuale.
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