Materie maturità 2017: Fisica, ancora proteste nelle scuole

Marcello G.
Di Marcello G.

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Nessuno vuole fisica alla maturità: è il grido di battaglia dei licei scientifici. Una missione – togliere la materia più ostica tra quelle che potrebbero uscire per il secondo scritto – che per una volta vede schierati dalla stessa parte studenti e professori. Abbiamo già raccontato della petizione lanciata da un istituto di Pontedera, che in questi giorni ha superato le 11mila firma su Change.org. Un appello all’unità cui si sono accodati liceali da tutta Italia, che cresce con l’avvicinarsi dell’uscita delle materie.

Al Dini di Pisa studenti sul piede di guerra


Ora è la volta dei ragazzi del liceo Dini di Pisa che, sulla falsa riga di quanto hanno fatto i loro colleghi, hanno voluto spiegare pubblicamente le ragioni per cui l’uscita di fisica alla maturità come materia di seconda prova sarebbe un disastro. La leva su cui fanno forza gli studenti pisani è che, se il Ministero decidesse di puntare su fisica, la maggior parte dei maturandi non sarebbe pronta ad affrontare un compito del genere. “La vastità dei programmi di fisica che dobbiamo affrontare – hanno scritto in un documento gli studenti del Dini dopo un’assemblea d’istituto - non ci lascia possibilità di scelta: siamo obbligati ad anteporre la quantità alla qualità, la nozione alla competenza. Tale cambiamento è un salto nel buio che sarebbe estremamente sbagliato compiere ora”.

Le poche ore di fisica costringono ad imparare a memoria


Non è, dunque, la voglia di studiare che manca ma una pianificazione. Sono troppo poche le ore dedicate alla fisica durante l’anno scolastico, insufficienti per apprendere e fare propri i mille concetti di cui si compone il programma. “La matematica – sostiene Michele Mignogna, rappresentante d’istituto - è una materia più trasversale e rappresenta la base per molte facoltà universitarie rispetto alla fisica. Quest’ultima, invece, è una materia più specifica con argomenti complessi che possono essere affrontati in un certo modo solo a livello universitario. Gli fa eco un’altra rappresentante degli studenti del Dini di Pisa, Alice Lucente, secondo cui per come è organizzato l’insegnamento della fisica oggi “si riduce ad un sapere mnemonico, nonostante l’impegno e la buona volontà degli insegnanti, sacrificando competenze e senso critico”.

Pianificare l’insegnamento prima d’introdurre lo scritto di fisica


La soluzione potrebbe essere iniziare a ragionare ora sulle possibili soluzioni per arrivare, tra qualche anno, ad introdurre lo scritto di fisica alla maturità senza ansie e proteste, sia per i ragazzi che per i professori. “Non sarebbe sbagliato testare una seconda prova di Fisica in un liceo scientifico – afferma Giulia D’Ascenzi, altra alunna del liceo pisano - il problema è che in questi cinque anni il nostro programma di studio è stato incentrato per affrontare uno scritto di matematica”.

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