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Analisi e Commento Cap.1 di "I Promessi Sposi"
Alessandro Manzoni a diciotto anni, dopo aver passato dieci anni in collegio dove ha avuto un buon insegnamento classico, è già noto ai più grandi intellettuali del tempo a cui sottopone le sue poesie. Diventa amico di Vincenzo Cuoco, il quale fa inorridire Manzoni raccontando le sanguinose repressioni borboniche. Da lui, inoltre, riceve lo stimolo a conoscere il pensiero di Giambattista Vico e, durante gli incontri con quest'ultimo, si entusiasma per la ricerca storica. L'idea di storia come analisi delle condizioni di un popolo e come insieme degli avvenimenti in cui è protagonista la massa si introduce in questi anni nella mente dell'autore, e porta Manzoni a scrivere "I Promessi Sposi", il "romanzo degli umili".
Alessandro Manzoni inizia a scrivere questo romanzo il 24 aprile 1821, mentre si trova con la famiglia nella bella villa di Brusuglio, immersa nella campagna, a pochi chilometri da Milano.
Sono tempi difficili: in città la polizia austriaca sta arrestando i patrioti seguaci della società segreta della Carboneria. L'anno prima è stato arrestato Pietro Maroncelli e ora sono in corso i processi nei quali sono anche coinvolti i collaboratori del "Conciliatore", tra cui il direttore del giornale, Silvio Pellico.

Il primo capitolo narra di Don Abbondio che, come ogni giorno, girava per le stradine di un paese vicino al lago di Como, per le orazioni quotidiane e per trovare un po' di pace.
Vicino al tabernacolo, dove era solito buttare lo sguardo, vide i Bravi. Non potendo in alcun modo evitarli andò loro incontro: i "galantuomini" lo avvertirono che il loro padrone Don Rodrigo, uomo molto temuto dal curato, voleva che il matrimonio tra Renzo e Lucia non si svolgesse ne il giorno seguente ne mai e lo minacciarono di fargli del male in caso avesse parlato del loro incontro o avesse celebrato le nozze.
Don Abbondio, non essendo uno coraggioso, fu preso dalla paura e promise che non avrebbe aperto bocca; inoltre assicurava l'annullamento dello sposalizio. Così i bravi se ne andarono. Il prete, disperato, corse a casa, dove trovò Perpetua che, a furia di infastidirlo, riuscì a farsi dire tutto. Gli consigliò di narrare l'accaduto all'arcivescovo. Allora Don Abbondio, senza mangiare niente, prese a salì in camera sua.
Per quanto riguarda il tempo, tutto il capitolo è ambientato nel giorno di Martedì 7 Novembre 1628. Manzoni specifica questa data di inizio del romanzo per dare maggiore autenticità ai fatti.
IL ritmo degli avvenimenti è lento, poichè interrotto da continue descrizioni.
Gli ambienti sono tutti realistici e il fatto che la descrizione del luogo è accompagnata dalla narrazione dei gesti di don Abbondio serve a far capire che il curato è un uomo metodico.
Il narratore è onnisciente, cioè prendi i punti di vista dei vari personaggi, sapendo tutto di loro.
Nel racconto tutti i personaggi sono statici, cioè il loro carattere è invariato; il protagonista è Don Abbondio, un curato per niente coraggioso e che temeva grandemente i potenti, come Don Rodrigo, che cercava sempre di assecondare e, se necessario, si sottometteva facilmente, avendo paura di violenze fisiche. Si era consacrato per il semplice fatto che gli ecclesiastici erano persone che si lasciano stare e non correva pericoli se era uno di loro.
Il prete viene descritto direttamente sia fisicamente che caratterialmente, ma il discorso con i bravi e quello con Perpetua sottolineano ulteriormente il pensiero e la psicologia di Don Abbondio.
Il linguaggio è alto e il lessico è forbito; Manzoni usa molte figure retoriche, tra cui similitudini, ironie e iperboli. Inoltre si trovano espressioni significative e fiorentinismi (parole dialettali); l'autore adopera spesso anche metalessi che rallentano il ritmo.
Si alternano parti dialogate, riflessioni e descrizioni e, a mano a mano, si aggiungono i tre personaggi che fanno cambiare i fatti.
Manzoni con questo capitolo fa capire il perchè di quello che scriverà dopo, l'input dei fatti. Da questo capitolo il lettore può cominciare a fare delle previsioni, giuste o sbagliate che siano.
Comunque questo episodio può essere facilmente paragonato alla quotidianità di oggigiorno: pensiamo a un atto di bullismo.

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