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Alessandro Manzoni


Alessandro Manzoni è uno scrittore del Romanticismo italiano. Nacque a Milano nel 1785 e morì nel 1873. Figlio di Giulia Beccaria e del Conte Manzoni (anche se è quasi certo che non sia figlio suo, ma bensì di un altro padre, tra cui Carlo Imbonati). Ricevette un’educazione molto religiosa e visse la sua giovinezza a Milano, dove fece studi di carattere umanistico. Manzoni scrisse Inni Sacri, odi (Marzo 1821, che fa riferimento ai moti rivoluzionari del 1821 dei Lombardi che volevano uno statuto, e 15 Maggio, dedicata a Napoleone), tragedie (Il conte di Carmagnola e Adelchi, nel quale si fa un riferimento a Carlo Magno e alla dominazione longobarda il Italia) e i Promessi Sposi (pubblicata inizialmente nel ‘23 con il nome di “Fermo e Lucia”, poi nel ’27 come “Renzo e Lucia” e infine nel ’40). L’ultima edizione dei Promessi Sposi (1840), venne rivista linguisticamente, sostituendo i termini lombardi con quelli fiorentini (risciacquatura in Arno), dando vita all’italiano moderno. Tutta la sua letteratura si sviluppa prima del ’40, perché poi si dedica alla composizione di scritti minori.
La Milano dell’800 dove egli studiò era molto attiva culturalmente: vi erano i caffè, i giornali e vi lavoravano personaggi di spicco tra cui Vincenzo Monti…
Il Romanticismo è un fenomeno proveniente dal nord Europa, e il suo precursore era lo “sturm und drang” tedesco, grazie alla rivista “Ateneum”. Con il Romanticismo si inizia a parlare di poesia soggettiva, sentimentale, che si contrappone al fallimento della ragione del ‘700 (Illuminismo). Questo fenomeno occupa la prima metà dell’800, perché nella seconda metà si parla di Simbolismo, sfumatura del Romanticismo, il cui maestro è Baudelaire. I poeti simbolisti erano considerati maledetti perché si riunivano nella riva sinistra della Senna a Parigi e avevano una vita sregolata e all’insegna della ricerca dell’alterazione della psiche.
A partire dall’800 si diffonde la cultura di massa: il popolo (borghesia) richiede agli artisti opere confacenti ai propri gusti, creando un sentimento di disagio in essi che li porta a manifestare una frattura tra il lavoro interiore e il mondo esterno. Baudelaire pubblicò nel 1853 l’opera “I fiori del male”, e nella poesia “Albatros” scrive quello che può essere preso come esempio per i sentimenti che un poeta romantico nutre verso la società del suo tempo. L’albatros è un possente uccello marino, con ali molto grandi e zampe piccole e goffe; questo animale vola al di sopra delle tempeste, è ben visibile ai marinai durante la navigazione, ma quando si posa è oggetto di derisione perché trascina le ali, avendole sproporzionate rispetto alle zampe e al resto del corpo. Questa è la metafora della vita dell’artista: un titano capace di volare sopra le tempeste della vita, ma incompreso e deriso.
I poeti romantici avevano la tendenza verso l’Assoluto o Infinito, che può essere tale in senso cristiano (come in Manzoni) o laico (Leopardi).
In Italia, negli stessi anni in cui Manzoni era a Milano, venne pubblicata nella rivista “La Biblioteca Italiana” la lettera di Madame De Stael intitolata “Utilità delle traduzioni” (1813), dove lei invitava gli scrittori italiani ad abbandonare lo stampo classicista nella letteratura e ad aprirsi alle istanze romantiche. Questa lettera segna l’inizio del Romanticismo in Italia, e si sa che Manzoni stesso la lesse.
Manzoni, in tutta la sua produzione, insegue il concetto di Vero (verosimiglianza dei fatti), ed è per questo che lui non accettava eccessi del Romanticismo, come ad esempio il ricorso alla mitologia. Quando venne pubblicata la lettera di Madame De Stael, vi fu una spaccatura tra classicisti (conservatori, come Pietro Giordani, mentore di Leopardi), che ritenevano importante il passato, e i romantici, (favorevoli alle nuove idee, tra cui Berchet).
Per gli intellettuali del primo Ottocento è difficile dar evita ad una vera poesia soggettiva, poiché essi non si sentivano ancora “albatros”: nella società italiana aveva molta importanza la classe borghese (Rivoluzione Industriale), e mentre nel nord Europa il poeta è escluso, in Italia gli intellettuali sono ancora impegnati politicamente (si stava preparando il Risorgimento). Quando, nel 1861, l’Italia si unì e gli stranieri se ne andarono, gli intellettuali italiani si trovano a non avere più un ruolo; infatti in quel periodo nacque a Milano il movimento “Scapigliatura milanese”, simile alla Bohemienne.
Nel 1808 Manzoni sposò Enrichetta Blondel secondo il rito calvinista (lei professava questa dottrina), e il confronto tra le due religioni porta il poeta a riflettere sul Cattolicesimo, arrivando ad una “conversione”, abiurando il calvinismo (1810) e sposando la donna secondo il rito cattolico. Si dice che Manzoni si fosse perso, rifugiandosi in una chiesa, trovando lì l’ispirazione per la sua conversione.
I Promessi Sposi sono un romanzo storico (base storica, ma trama inventata), che parla della storia di due innamorati che tentano in tutti i modi di sposarsi, riuscendoci solo alla fine. L’ambientazione è popolare (prima di lui il popolo non aveva mai avuto modo di essere considerato nella letteratura). Quando si parla dei personaggi ecclesiastici, si hanno sia esempi negativi (Don Abbondio) che positivi (frate Cristoforo).
Manzoni si era avvicinato al Jensenismo (dottrina che prevede una vita rigorosissima per evitare i peccati che si compiono nella vita), anche perché aveva una concezione della vita molto negativa.
Le finalità dell’arte sono l’utile, il vero e l’interessante; quando uno scrittore dà vita all’opera, questa deve essere utile (civilmente e moralmente”, non si deve allontanare dal vero e dev’essere anche interessante/allettante per il pubblico (utilizzando la verosimiglianza nell’invenzione poetica).
Dopo il 1840 Manzoni decise di non scrivere più romanzi storici, perché gli altri autori, pur imitandolo, restavano lontani dal Vero.

Le tragedie manzoniane

Manzoni scrisse due tragedie: “Il Conte di Carmagnola” e “Adelchi”. Mentre le scriveva, la sua preoccupazione era la considerazione del vero, infatti hanno entrambe una base storica (le tragedie storiche). Il teatro manzoniano è diverso da quello alfieriano: Manzoni non rispetta le 3 unità aristoteliche, perché altrimenti si altererebbe il tessuto del vero.
L’Adelchi parla di un momento della storia medioevale d’Italia, ossia di quando la parte settentrionale venne invasa dalle popolazioni germaniche, in particolare dai longobardi, con a capo il re Desiderio, che aveva due figli, Adelchi e Ermengarda (che fu data in sposa al re dei franchi Carlo Magno). I longobardi, dopo aver conquistato il settentrione della penisola, volevano espandere i loro confini verso lo Stato Pontificio, dove il papa, vistosi in pericolo, chiama in aiuto Carlo Magno. Così i franchi scesero in Italia per sconfiggere i longobardi. Adelchi, più volte, cercherà la tregua, ma Desiderio decise comunque di combattere contro i franchi, aiutati anche da baroni longobardi traditori. Moriranno sia Ermengarda che Adelchi, che combatterà fino alla fine. Carlo Magno, in nome della ragione di stato, ripudia la moglie. La storia però non parla dei sentimenti di Adelchi e di Ermengarda, e così Manzoni decise di raccontarla, ricavando nella storia (precisamente in due cori) uno spazio poetico personale (il “cantuccio”) dove poter dare vita alla sua invenzione. Questo spazio è presente nel coro dell’atto terzo e in quello dell’atto quarto.
Nel coro dell’atto terzo (11 strofe in dodecasillabo) si parla dei sentimenti del popolo latino e nel quarto della morte di Ermengarda. Il popolo latino è importante perché quando i longobardi arrivarono sottomisero i latini, ossia le popolazioni che già abitavano quelle terre (si fa un riferimento agli austriaci in chiave letteraria), e questi quando vennero a sapere dell’arrivo dei franchi per cacciare la dominazione precedente, esultarono; Manzoni fa un monito al popolo latino (e quindi anche a quello italiano): a un vecchio signore se ne sostituisce uno nuovo, quindi non è possibile che a un dominatore cattivo se ne sostituisca uno buono. Il testo è ricco di figure retoriche, soprattutto latinismi, per rafforzare la natura epica; la descrizione procede per parallelismi o antitesi.
Nel coro dell’atto quarto viene descritta Ermengarda che, dopo essere stata rifiutata, si rifugiò nel convento di suore dove la sorella era la badessa; in questo convento ella si strusse di dolore per l’abbandono da parte del marito, fino alla morte. Tuttavia la sua morte non fu inutile, perché quella sofferenza la rese degna di salire al cielo. Ermengarda passa quindi dalla categoria dei signori/vincitori a quella degli umili/vinti (da qui emerge che Manzoni è un poeta romantico). Nonostante l’ambientazione aristocratica, l’autore sta dando sempre più importanza agli umili.
Nella tragedia manzoniana emerge il concetto di provida sventura (ossimoro): la sventura, il male e il dolore che caratterizzano la vita non sono inutili, infatti queste pene resero degna Ermengarda di salire al paradiso. Questo concetto è presente sia nell’Ode a Napoleone (dove egli immagina che Napoleone, relegato a Sant’Elena gravemente malato, visse i suoi ultimi anni di vita, durante i quali si convertì al Cristianesimo) che nei Promessi Sposi.

I Promessi Sposi

La prima versione del romanzo (“Fermo e Lucia”) venne pubblicata nel 1823. Il romanzo storico era già stato scritto dallo scozzese Walter Scott nell’opera Ivanoe; tuttavia, anche se la base era storica, vi erano parti romanzate.
Manzoni aveva dubbi che il suo romanzo non fosse un vero e proprio romanzo storico, e pensava che non combaciasse con il vero, e quindi vi rimise mano e pubblicò il “Renzo e Lucia” nel 1827 con un differente contenuto (la versione precedente aveva un intreccio più giallo), assumendo la forma definitiva (nella quale vennero anche cambiati dei nomi). A quel punto Manzoni fece un lavoro di revisione linguistica (“risciacquatura in Arno”), pubblicando nuovamente l’opera nel 1840. Manzoni aveva anche incaricato un illustratore milanese di accompagnare la storia con immagini, e venne infine aggiunta un’appendice.
La storia è narrata in terza persona e, grazie all’espediente del manoscritto ritrovato, il narratore è onnisciente così da poter intervenire nel tessuto storico (e commentare i fatti storici), inoltre la narrazione non è di tipo oggettivo. Egli aveva già accennato di voler dare opera agli umili in alcuni suoi trattati teorici, e nei Promessi Sposi egli compie finalmente il suo volere. Renzo Tramaglino è un filatore di seta che poi diventa un piccolo imprenditore, Lucia Mondella è una ragazza del popolo. La dominazione spagnola del ‘600 è un riferimento alla dominazione austriaca dell’800.
Il romanzo inizia con “In quel ramo del lago di Como che punta a mezzogiorno…”.
Don Abbondio è un curato che fu intercettato dai Bravi che gli intimarono di non celebrare le nozze dei due, perché Don Rodrigo, il signorotto del luogo, si era invaghito di Lucia. Il prete è un personaggio pirandelliano, perché è una figura apparentemente comica, ma in realtà drammatica, infatti è detta umoristica (come Pirandello chiamava questo genere di persone). Quando una persona è il contrario di quello che dovrebbe essere, è comica, ma riflettendo sul suo vero compito, questa diventa drammatica. Pirandello faceva un esempio per far capire meglio questo termine: immaginando una vecchia signora che si concia come una ragazza giovane: si tinge i capelli, se li tinge con chissà quale manteca, si veste tutta colorata che sembra un pappagallo, e alla vista risulta il contrario di quello che dovrebbe essere, e questo è comico; tuttavia, riflettendo sulle motivazioni che l’hanno spinta a vestirsi così, magari si scopre che lo fa per tenersi il marito giovane, e qui dal comico diventa drammatico, passando all’umorismo. Un personaggio umoristico è un personaggio grottesco.

Addio ai Monti

Renzo e Lucia, non riuscendo ad estorcere il matrimonio a Don Abbondio, sono costretti ad abbandonare il paese. Manzoni scrive i pensieri di Lucia che, su di una barca che attraversa il lago di Como, saluta per l’ultima volta i monti dove è cresciuta. Questo testo è una poesia lirica, che un popolano non avrebbe mai potuto pronunciare, ma Manzoni spiega che i suoi pensieri erano esattamente così. Il primo periodo ha una struttura circolare.
Nella seconda metà dell’800 si sviluppò il verismo, e Verga scrisse “I Malavoglia”, in cui il popolo viene descritto in maniera negativa, al contrario della visione precedente, in cui il popolo era depositario di valori morali.
Il sistema dei personaggi è composto da: positivi e negativi (don Abbondio, fra Cristoforo, cardinale Borromeo, monaca di Monza), personaggi dinamici (Renzo) e statici (Lucia).
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