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Alessandro Manzoni

1785-1873: A livello europeo ci sono stati numerosi avvenimenti in questo periodo
Rivoluzione francese, Napoleone, Congresso di Vienna, i moti, Unità d'Italia, inoltre Manzoni fu nominato senatore.

Manzoni di Milano → è stato sotto gli Asburgo, nella repubblica Cisalpina, poi di nuovo sotto l'Austria, le 5 giornate
Ha vissuto una vita intensa e molto lunga.
Il padre era Pietro Manzoni, la mamma era Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria.

Giulia dopo aver lasciato Pietro si mette con Carlo Imbonati, intellettuale → la madre lascia il figlio Alessandro in collegio e se ne va con Carlo a Parigi
Manzoni studia in Brianza, a Lugano, → è costretto a spostarsi sempre per studio, privo di clima familiare
1798 → la sua passione per la letteratura è già emersa, si trova a Milano dove ha i primi contatti con gli intellettuali fra cui Foscolo → è qui che inizia con le sue prime prove letterarie, opere (per la maggior parte opere di tipo illuminista).
In seguito scrive un'ode “Qual su le cinzie cime”, poi scrive un poemetto “Trionfo della libertà”, scrive anche un sonetto che è un autoritratto → in questo momento è molto attaccato alla tradizione (odi, sonetti, poemetti)
1805 → c'è una svolta importante: decide di raggiungere la madre e Carlo a Parigi → Carlo è malato e quando Manzoni arriva, egli è ormai morto.
Manzoni, giovane intellettuale, si aspettava tanto da questo incontro → decide di scrivere un carme, “In morte di Carlo Imbonati” → in questo carme lui si immagina che Carlo gli appaia e gli dia delle regole per poter scrivere.

“In morte di Carlo Imbonati” (1805): è un elenco di valori morali che l'uomo lo sprona a seguire
“sentir” → romanticismo, “meditar” → illuminismo (lo sprona ad usare sia il sentimento che la ragione)
Il santo Vero mai non tradir → dà un valore religioso al Vero, significa scrivi sempre la verità, non tradire la verità
Questo testo è una prima dichiarazione di poetica in cui noi già sappiamo che Manzoni porterà dell'illuminismo, del romanticismo, e che scriverà il Vero → è una premessa di come sarà il suo stile.

Manzoni, carico di questa promessa, torna a Milano e inizia a scrivere.

1808 → si sposa, ormai è un intellettuale noto a Milano, la sua casa diventa il luogo di incontro di intellettuali, studiosi, ma anche di patrioti
1810 → Manzoni va incontro a una conversione → sua moglie è calvinista, lui un normale cattolico → di fronte a questa moglie convinta della sua religione, Manzoni acquista una maggiore consapevolezza per quanto riguarda la dimensione religiosa, acquista una nuova maturità e si rende conto che fino ad ora ha avuto un cristianesimo molto superficiale, che deve diventare più profondo → questa conversione altro non è che il raggiungimento di una dimensione religiosa più profonda e più attiva, che lo porta ad una conclusione: il cristianesimo è l'unico messaggio di salvezza per l'uomo in ogni sofferenza.
Da questo momento Manzoni è un uomo maturo.
Prende il titolo di poeta vate, poeta di valori
Partecipa attivamente al risorgimento, combatte le 5 giornate di Milano
Scrive sul “Conciliatore”
Diventerà senatore d'Italia
Scrive la maggior parte della sua produzione nel periodo 1815-1823, poi capisce che la sua vena poetica si è affievolita.
Una mattina del 1873, mentre sta uscendo dalla messa, cade dalle scale picchiando la testa e muore

Lettera “sul Romanticismo” (1823) → Manzoni scrive questa lettera al marchese d'Azeglio, esponendo le sue idee sulla letteratura soprattutto relative a ciò che Mme de Stael aveva scritto
Per noi è importante perchè nel 1823 vengono fuori ancora gli elementi fondamentali della poetica di Manzoni che in parte abbiamo già visto nel 1805 nel carme “in morte di Carlo Imbonati”
In questa lettera “sul Romanticismo” scrive che l'arte deve avere il vero come oggetto, l'interessante come mezzo e l'utile come scopo.
Il vero come oggetto: Manzoni trae dalla realtà tutto ciò che scrive, tutto ciò di cui parla ha un fondamento nel reale → può essere vero o verisimile (il vero dei promessi sposi è la figura del cardinale, il verisimile è la vicenda di Renzo e Lucia, perchè non si sa se sono esistiti ma potrebbero tranquillamente esistere)

Il verisimile è ciò che è frutto della fantasia ma costruito sul vero.
Il vero può essere un vero storico o cristiano, ma è pur sempre un vero.
L'interessante come mezzo: Manzoni dice che è necessario trovare l'interessante, lui per cercare un mezzo interessante ha scritto i Promessi Sposi sotto forma di Romanzo.
Trovare il mezzo, lo strumento che sia l'interessante.
Manzoni scriverà anche delle tragedie, ma molto particolari → non rappresentabili in teatro
L'utile come scopo: l'opera deve avere una sua finalità, le opere di Manzoni hanno una finalità didattica.
Manzoni vuole informare, istruire le persone
Il messaggio dei promessi sposi è che con la fiducia e speranza si raggiunge ciò che si vuole

Le opere

- Inni sacri 1812-1822 (5 inni di argomento religioso)
- Odi politiche e civili (4, di cui due pubblicati)
- Tragedie (2) → “Il conte di Carmagnola” e “Adelchi”
- Articoli sul Conciliatore
- Lettera “sul Romanticismo”
- I Promessi Sposi 1821-1840
- Il Natale 1833 → scritto per la morte della moglie
Manzoni si rende conto che la sua vena poetica è ormai svanita

Inni sacri

Argomento religioso

Progettati per esaltare le festività cristiane
Rappresentano l'evoluzione manzoniana dal punto di vista religioso e umano
I primi inni ci presentano un Manzoni un po' acerbo, per poi arrivare a un Manzoni maturo nell'ultimo inno.
Il vero che trasmette in questi inni è un messaggio cristiano, nei 5 anni propone 5 momenti della vita di Gesù.
L'utile, il messaggio è che il cristianesimo è l'unica salvezza per l'uomo nella sofferenza.
Gli inni sono opere cantate → vengono introdotti nella tradizione cristiana durante la Controriforma: la Chiesa ha bisogno di sentirsi forte, trova quindi ogni strumento per trasmettere il proprio messaggio → l'inno è un mezzo forte per trasmettere dei concetti
- “La Resurrezione”
- “Il nome di Maria”
- “Il Natale”
- “La Passione”
- “La Pentecoste” (pag. 631): 50 giorni dopo la Pasqua lo Spirito Santo si presenta agli apostoli e dona loro la forza necessaria ad affrontare la missione di diffusione del messaggi cristiano nel mondo.
Manzoni prende questo episodio e lo attualizza, collocandolo nella realtà a lui contemporanea.

Odi civili e politiche

L'argomento è politico ma Manzoni lo modella, rendendolo un argomento civile (= di importanza per tutta la comunità).
Valore di Manzoni come intellettuale risorgimentale → vuole trasmettere insegnamenti o anche solo incoraggiamenti, quindi prende un fatto politico e lo analizza, lo approfondisce rendendola una tematica sociale attuale.
Chiamarle così è inappropriato perchè Manzoni non vuole assolutamente fare il politico o lo storico, ma vuole trarre un insegnamento, condividere un pensiero da un fatto politico; soprattutto vuole guardarne le conseguenze che ci possono essere da un punto di vista umano per i cittadini.
Le odi sono 4:
- “Aprile 1814” → non fu mai pubblicata, ricorda la caduta del Regno di Italia e la scomparsa di Napoleone dalla scena mondiale.
- “Il proclama di Rimini” → anche questa mai pubblicata, fu scritta in occasione dell'appello di indipendenza lanciato da Gioacchino Murat, re di Napoli.
- “Marzo 1821” → ricorda i moti carbonari e in particolare l'episodio che è costato a Carlo Alberto il nome di “Re Tentenna” che era pronto ad intervenire, ma all'ultimo si tira indietro.
Quando Manzoni scrive l'ode in realtà immagina che il passaggio del Ticino da parte di Carlo Alberto sia già avvenuto, ma ciò non avvenne.
- “5 maggio” → è la data in cui muore Napoleone, da qui ne viene fuori una riflessione (non storica → a Manzoni non interessa cogliere il valore storico di Napoleone che era già ben conosciuto, ma cercherà di coglierlo dal punto di vista umano, di capire non la morte di un eroe o di una persona che ha tenuto sotto controllo l'Europa, ma la morte di un uomo).
Manzoni si fa portavoce di uno stupore che non ha colpito solo lui, ma tutta l'umanità.
Non scrive un elogio o un giudizio su Napoleone, al massimo dice che saranno i posteri a esprimere un parere.
Manzoni cerca invece di riflettere su questa morte in solitudine, immaginando come quest'uomo abbia vissuto gli ultimi attimi di vita: se lo immagina divorato dalla solitudine e immagina che Dio lo abbia incontrato (Manzoni cristiano immagina che Napoleone alla fine della sua vita abbia scoperto la fede, non per sua volontà ma perchè Dio si è avvicinato a lui).

Tragedie

Manzoni scrive due tragedie: “Il conte di Carmagnola” e “l'Adelchi”
Sono opere molto importanti perchè ci mostrano il Manzoni illuminista ma anche il Manzoni romantico e preromantico che verrà fuori con “I promessi sposi”
Nell'arco delle due opere Manzoni passa da un cristianesimo più rigido a uno più maturo
Per Manzoni la tragedia è un mezzo di comunicazione molto più potente del libro, perchè trasmette meglio ansie, passioni, conflitti ecc. tipici dell'eroe (protagonista) e in questo modo l'autore riesce meglio a diffondere le sue idee.
Queste opere da un lato affrontano, collocandolo in un'altra epoca storica, il dramma del popolo italiano oppresso da dominatori stranieri, dall'altro approfondiscono i temi religiosi e morali cari all'autore → l'idea centrale che Manzoni vuole trasmettere è la stessa che ci ha trasmesso negli inni sacri e nelle odi: il cristianesimo è l'unica salvezza dell'uomo di fronte ad ogni sofferenza.

Caratteristiche della tragedia manzoniana

protagonista: l'eroe che è disposto a lottare e anche a morire per i suoi ideali
La tragedia di Manzoni però non è fatta per essere rappresentata: non utilizza le tre unità aristoteliche, tanto che le sue opere non sono rappresentabili in teatro.
Manzoni, per approcciarsi a scrivere opere teatrali, elabora due testi di poetica (= testo scritto dall'autore in cui, in prosa o in poesia, descrive le caratteristiche della sua produzione → regole)
- la lettera a monsieur Chauvet
- La prefazione alla sua opera “Il conte di Carmagnola”
Gli elementi di poetica che egli propone per arrivare alla compilazione di una tragedia sono:
- abolizione delle unità aristoteliche (perchè basate su principi astratti, rispetto al vero storico e al vero morale che Manzoni deve rispettare);
- definizione del ruolo di storico e del ruolo del poeta (in ogni tragedia sono presenti entrambi)
Lo storico elabora il vero storico, che è la ricostruzione dei fatti → Manzoni studia il momento storico in cui queste tragedie sono ambientate
Il poeta deve cogliere quell'evento storico attorno al quale ruota e si risolve tutta la vicenda → il vero poetico arricchisce sempre il vero storico, il lavoro del poeta arricchisce il lavoro dello storico.
L'episodio storico attorno a cui ruota tutta la vicenda è chiamato “la catastrofe” → es. nei promessi sposi la catastrofe è la peste.
- il ruolo del coro → attori che recitavano insieme delle parti, aveva un ruolo funzionale ( il coro serviva per dare spiegazioni → generalmente raccontava gli antefatti, ciò che non veniva rappresentato)
Per Manzoni invece il ruolo del coro non è funzionale, ma una pausa riflessiva, uno “squarcio lirico” → versi dove il poeta riflette, attraverso cui esprime il proprio punto di vista.
“è un cantuccio dove il poeta parla in prima persona”

“Il Conte di Carmagnola” (1820)

Protagonista: Il conte di Carmagnola (Francesco di Bussone)
Siamo nel momento di rivalità fra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano
Il conte è un capitano di ventura (= capitano dell'esercito di mercenari) → viene ingaggiato prima dai Visconti (Milano), poi ad un certo punto passa al servizio della Repubblica di Venezia
Scoppia la rivalità fra Venezia e Milano, che si risolve nella battaglia di Maclodio, dove vincono i veneziani.
Nonostante la vittoria, il conte di Carmagnola viene accusato di non aver agito in modo corretto e soprattutto viene accusato di non aver trattato troppo crudelmente i nemici sconfitti → accusato di tradimento, imprigionato e condannato a morte.
Il protagonista è un eroe perchè vive dentro di se un conflitto fra la ragione di stato e la coscienza di uomo giusto → è obbligato ad agire in un certo modo (crudelmente) contro i nemici, ma non lo fa perchè la sua coscienza di uomo giusto glielo impedisce.
Manzoni esprime il concetto secondo cui spesso la morale e la politica sono inconciliabili
Il conte è un eroe silente, nascosto, che però vive un dramma da cui si lascia trasportare, senza provare a difendersi.
Secondo Manzoni per l'uomo è impossibile ispirarsi alla morale e alla religione, vivere da uomini onesti, perchè questo mondo obbliga a vivere in modo disonesto → quest'opera presenta la orte come unica via d'uscita per i giusti in un mondo dominato dal male.
Quest'opera è solo una tappa dell'evoluzione di Manzoni

“Adelchi” (1822)

Manzoni è più maturo e questo cambiamento si vede proprio nelle vicende del protagonista.
Mentre il conte si lascia trasportare, Adelchi è convinto dell'impossibilità di cambiare il destino
Adelchi non riesce a liberarsi del ruolo che Dio gli ha dato (secondo Manzoni nel mondo ci sono buoni – coloro che subiscono il male - e cattivi – coloro che fanno il male → i due gruppi sono nettamente separati e non è possibile alcun passaggio)

La vicenda è ambientata nel mondo longobardo

- Desiderio → capo dei Longobardi, ha due figli:
- Adelchi → capo dell'esercito
- Ermengarda → moglie di Carlo Magno, ma viene da lui ripudiata e rispedita a casa; lei disperata si rinchiude in un monastero
Desiderio vuole vendicarsi del fatto che la figlia sia stata ripudiata → ordina a suo figlio di fare guerra ai franchi
Adelchi non vuole fare guerra per diversi motivi: si rende conto che il vero problema non è la vendetta, ma il dolore della sorella (spostare l'attenzione dal vero problema); inoltre si rende conto che fare guerra contro i franchi significa farla contro il papato.
Lui non vuole fare la guerra, perchè non è una cosa giusta.
La guerra verrà fatta, Ermengarda muore di dolore e Adelchi muore in guerra.


Adelchi è l'eroe che vive il conflitto con la decisione del padre a cui non può ribellarsi
Egli è convinto che il fato non si possa cambiare, così sceglie di abbracciare la morale dell'inazione (decide di non agire e accettare il destino così com'è) → agisce in questo modo perchè la maturità religiosa di Manzoni è ferma a questo punto (i buoni subiscono il male dei cattivi).
“all'uomo non resta che fare il torto o patirlo”
Nell'opera appare il concetto della morte come provvida sventura (è una sventura che però porta a qualcosa di positivo) → queste morti tolgono i protagonisti dallo stato di sottomissione al fato (una volta morti sono liberi, non devono più subire il male).
Nei promessi sposi, la provvida sventura di trasforma in divina provvidenza (ciò che permette all'uomo di cambiare la sua vita rimanendo in vita, senza dover morire)
Quest'opera non è un inno alla morte, è per ora la seconda tappa dell'evoluzione di Manzoni.


I promessi sposi


È il primo romanzo storico della letteratura italiana; è un romanzo storico
Romanzo = opera in prosa che racconta di fatti, diviso in capitoli
Romanzo storico = unione tra storia e invenzione, i fatti storici fanno da sfondo su cui vengono collocate delle storie inventate
Ebbe da subito un grande successo, perchè:
- c'è un pubblico ampio pronto ad accogliere e usufruire di questo romanzo
- questo romanzo ha come protagonista la massa, il popolo → quel popolo che è diventato lettore adesso è diventato anche il protagonista (non ci sono più cavalieri, dame o personaggi di un'altra epoca, ma è un romanzo ambientato nel quotidiano)
- lo scrittore lo considera uno strumento didattico (siamo nel risorgimento → c'è il desiderio di istruire le masse)
Protagonisti della parte storica → grandi personaggi storici
Protagonisti della parte romanzata (personaggi di invenzione) → personaggi umili
Il romanzo è composto da 38 capitoli preceduti da un'introduzione
Ambientato nella Lombardia del '600

3 edizioni che hanno portato alla formazione del romanzo che conosciamo oggi:
Prima edizione(1821-23) → “Fermo e Lucia”
La storia è fondamentalmente la stessa, ma siccome la religiosità di Manzoni non è ancora matura, in questa edizione c'è una religiosità molto acerba che molto spesso si accosta a un senso del macabro → ci sono i cattivi che dominano e Manzoni sembra quasi provare gusto a descrivere le azioni dei cattivi (c'è negatività e il romanzo è caratterizzato da un senso di oppressione)

Seconda edizione(1827) → “I Promessi Sposi”
è quasi il romanzo che noi leggiamo
Rispetto al primo c'è un forte cambiamento → non c'è più il senso del macabro, gli avvenimenti sono narrati in modo più sciolto e la religiosità è cambiata (è più profonda, più matura)
Manzoni arriva a una maturazione in cui si pone l'obiettivo di capire l'uomo, che agisce o non agisce in determinati modi → cerca di capire i suoi personaggi e ci propone una serie di riflessioni per cui noi lettori ci facciamo una chiara idea di ogni personaggio (lui non giudica, ma lo fa fare a noi).
Ne deriva una trattazione profonda nei confronti dei suoi personaggi
Non c'è più un Dio cattivo che punisce il male, ma un Dio che aiuta proponendo agli uomini continuamente delle occasioni per salvarsi → spetta al singolo decidere se cogliere o no queste occasioni
In sostanza Manzoni mette l'uomo nella condizione di poter scegliere fra il male e il bene; cade il concetto di punizione dall'alto → è l'uomo responsabile

Terza edizione(1840), chiamata “la Quarantana” → “I Promessi Sposi”
Manzoni fa un lungo lavoro di revisione linguistica

Temi presenti nel romanzo: storia, popolo, fede


Storia: Manzoni fa lo storico e interviene come storico → ricostruzione storica precisa
Dal punto di vista della storia, l'opera potrebbe essere definita come “il romanzo del '600”
La storia ha un ruolo fondamentale
Manzoni sente il bisogno di dire la realtà così com'è, senza inventarsela; spesso cita le sue fonti per farci capire che non sta inventando nulla.
Personaggi veramente esistiti (cardinale Federigo Borromeo, monaca di Monza) e vicende storiche realmente accadute (guerra, carestia, peste).

Popolo: dal punto di vista del popolo, potrebbe essere definito “il romanzo degli umili”
Qui si intrecciano i primi due temi, perchè gli umili sono i protagonisti della storia: è una scelta assolutamente rivoluzionaria
Personaggi: Renzo, Lucia, Agnese, don Abbondio
Fede: la fede lega la storia e il popolo
Può essere definito “il romanzo della provvidenza”
La provvidenza è il valore più alto che ispira la vicenda
Se gli umili sono collocati nella storia, la fede è l'unica forza che può aiutarli a contrapporsi alla violenza della storia; è l'unico elemento che può consolare dai dolori.
I testimoni più grandi della fede nel romanzo sono: Fra Cristoforo, il cardinale

Il narratore


Sono presenti due narratori: Manzoni e l'Anonimo
Nell'introduzione (pag.21-22) Manzoni introduce la vicenda simulando il ritrovamento di un manoscritto del '600, decidendo di farne una parafrasi.
Si accorse però che fare la parafrasi era un lavoro molto complesso, dunque decise di riscrivere l'opera in un italiano diverso, non parafrasato
è tutta un'invenzione, il manoscritto anonimo non esiste (è un'invenzione-necessità) → c'è la necessità di scaricare la responsabilità su altri.
L'Anonimo permette di creare un impianto storico preciso.
Da un lato abbiamo il Manzoni editore e dall'altro il Manzoni inventore, che si nasconde dietro l'anonimo.
Questo gli permette più libertà e gli permette di dedicarsi al ruolo dello storico che spesso lui svolge.
Nell'opera Manzoni si occupa del vero storico, mentre l'Anonimo si occupa del vero poetico.
Un esempio del Manzoni storico: capitolo XXII, pag. 317 → descrizione storica del cardinale

Fede e provvidenza


Nel romanzo ci sono dei personaggi che agiscono per fede:
- Fra Cristoforo → percorso di pentimento e conversione → rappresenta il primo esempio di fede (in tutto ciò che fa è spinto dalla fede)
- Lucia → mossa dalla fede fa un voto di castità
- Cardinale → è l'esempio storico di fede, questa componente la si vede nel discorso che fa all'Innominato
La provvidenza, nelle vicende umane, porta l'uomo ad agire considerando sempre di rivalutare i propri limiti → la provvidenza è un dono offerto da Dio, l'uomo deve saper cogliere o meno questo dono.
Nei promessi sposi, la provvidenza è la trasformazione della provvida sventura (= morte che porta alla libertà).
La provvidenza secondo Manzoni esiste perchè l'uomo non è in grado di dirigere autonomamente la propria vita, Dio è l'arbitro assoluto (Dio che conosce il bene e il male ed è l'unico che può giudicare) → egli offre all'uomo la possibilità di salvarsi, attraverso la provvidenza.
- L'esempio più chiaro è l'Innominato che si trova davanti alla provvidenza, rappresentata da Lucia.
L'Innominato accetta questo dono convertendosi.
Don Rodrigo invece ha rifiutato il dono della provvidenza quando Fra Cristoforo si è recato da lui cercando di dissuaderlo.
- Quando Renzo, dopo essere scappato da Milano per arrivare fino a Bergamo, raggiunge l'Adda, capisce di aver ricevuto un dono della provvidenza e di averlo colto (pag.242)
- Fra Cristoforo a casa di Don Rodrigo viene fermato da un servo che si propone di aiutarlo. Anche questo è stato un segno della provvidenza.
- Renzo, tornato a Milano, è disorientato ma ad un certo punto capisce di essere sulla strada giusta per raggiungere il Lazzaretto → dono della Provvidenza

Il dolore


Momigliano analizza il romanzo seguendo lo schema del tema del dolore.
Egli dice che nella vita c'è il dolore, che è una componente fondamentale della vita; il dolore serve nella vita, è il sentimento cristiano del romanzo.
Gesù con la sua vita di dolore e sacrificio ci fa capire che si può arrivare alla salvezza.
Manzoni applica questo concetto del dolore alla vita di Renzo e Lucia che soffrono per tutto, ma contemporaneamente questo dolore li eleva, li purifica, è propedeutico, preparatorio per una gioia più grande → alla fine del romanzo si sposano
Momigliano definisce i Promessi Sposi come “il romanzo del dolore”
L'esempio più chiaro di questo passaggio (il momento di maggiore dolore che si trasforma in gioia) lo troviamo nel capitolo XXXVI, dove Manzoni attraverso le parole di Fra Cristoforo ci spiega questo concetto del dolore: Renzo è arrivato al lazzaretto, finalmente ha trovato Lucia e Fra Cristoforo → la sua prima preoccupazione è quella di organizzare la loro vita insieme, ma Lucia ha fatto il voto e lei già da tempo sta soffrendo perchè deve comunicargli che non si potranno più sposare. Arriva il momento risolutivo: Fra Cristoforo scioglie il voto di Lucia.

Analisi dei personaggi religiosi


Attraverso i personaggi religiosi, Manzoni ci vuole mostrare com'era la Chiesa del 1600.
Quella del 1600 è una Chiesa a metà → da un lato ancora corrotta, dall'altro rigida (al punto da non essere più sincera)
Manzoni coglie 4 personaggi che rappresentano sia aspetti negativi che positivi
- 2 personaggi della chiesa buona (Fra Cristoforo, il cardinale)
- 2 personaggi della chiesa cattiva (don Abbondio, Gertrude)

Fra Cristoforo: rappresenta lo spirito di servizio e di carità → fa sempre del bene (nel piccolo a Renzo, Lucia, Agnese; poi via via si allarga facendo del bene nel Lazzaretto e infine morirà di peste → significa che muore a causa di quello spirito di carità e servizio che era diventato la sua unica ragione di vita).
Rappresenta il cristiano che aiuta.
Egli rappresenta anche un altro sentimento cristiano: il perdono → conosce il perdono così a fondo perchè lui ne ha beneficiato da giovane e lo insegna da adulto.
Da giovane dopo l'omicidio inizia un percorso di redenzione → sa di aver sbagliato, sente il dolore del peccato → la prima cosa che fa quando esce dal convento è andare a chiedere perdono presso la famiglia del giovane che è stato ucciso, dopo aver ottenuto il perdono prende dal banchetto (che è stato organizzato per lui) solo un pezzo di pane che conserva in una scatoletta (il pane del perdono)
Fra Cristoforo decide di dare questa scatoletta a Renzo e Lucia (pag.470) → vuole insegnare a dare quel perdono che lui ha ricevuto (la prima persona a cui devono dare il perdono è Don Rodrigo)

Cardinale: è un personaggio storico (Manzoni ci mette poco del suo, lo descrive facendo uno studio storico)
Egli rappresenta la Chiesa come istituzione (come dovrebbe essere la Chiesa nuova della controriforma)
Per trattenere a sè i fedeli, la Chiesa nella controriforma utilizzava la cultura, furono istituiti i seminari (luogo dove il futuro prete si istruisce)
Il Cardinale ha un ruolo importante per la cultura: a Milano fonda la Biblioteca ambrosiana
pag.317

Don Abbondio: è un personaggio codardo, non prende una decisione per paura (pag.36)
Rappresenta la vita ecclesiastica come rifugio, perchè gli fa comodo.
Manzoni non esprime giudizi, ma propone tutta una serie di descrizioni oggettive in seguito alle quali ne viene fuori una nostra valutazione → mette il lettore nella condizione di esprimere una valutazione (negativa in questo caso).
Don Abbondio è un personaggi sbagliato sin dall'inizio, non è una persona autentica.
È un debole e non vuole esporsi, non prende mai parte, sta dalla parte del più forte ma senza convinzione
È il contrario di fra Cristoforo in tutto → se Fra Cristoforo è arrivato alla vita religiosa dopo un lungo percorso, Don Abbondio lo diventa per comodo; se il primo agisce sul campo, il secondo scappa.
Alla fine don Abbondio avrà il faccia a faccia con il cardinale che gli dirà che anziché nascondersi
avrebbe dovuto chiedere aiuto ai suoi superiori.
Don Abbondio non fa nulla per aiutare gli altri, anzi, non è capace nemmeno di auto-gestirsi.
Don Abbondio ha costruito un suo sistema → delle regole di comportamento che lui si è fissato:
- evitare sempre i contrasti e, quando non puoi evitarli, piuttosto fai la vittima;
- non prendere mai una posizione;
- se proprio devi prendere una posizione, stai dalla parte del più forte.


Gertrude: rappresenta la corruzione della Chiesa


Gertrude mentre è in convento gode di una situazione privilegiata rispetto alle altre, inoltre ha un amante → vive lontana dalle regole ecclesiastiche
Ma la corruzione non è solo nella monaca stessa, ma anche nel padre e nella badessa che accetta questa situazione in cambio di soldi.
Gertrude è un personaggio a metà tra l'invenzione e la storia → Manzoni prima di scrivere della monaca di Monza fa lo storico e trova questo personaggio, Maria Virginia di Leiva, figlia di un notabile di Milano, che viene obbligata ad andare in convento.
Questa donna diventa quindi il personaggio ispiratore della monaca di Monza, in tutto → anche lei ha una relazione (con Paolo Osio) e non rispetta le regole; si narra anche che i due amanti uccisero un uomo
Dagli atti del processo viene fuori la considerazione che la storia di Geltrude fosse un'abitudine per i nobili → il primogenito manteneva tutta la ricchezza, mentre gli altri figli quando si riusciva venivano fatti sposare, in caso contrario erano destinati alla vita monacale.
Il clima di corruzione che le sta attorno è notevole → la corruzione che ha in convento è quella che le è stata insegnata dagli atteggiamenti del padre (che ha donato una grande somma di denaro alla badessa)
Gertrude è vittima di un sistema pedagogico particolare (quello che vedeva nella monacazione il futuro dei figli cadetti)
Manzoni evidenzia la corruzione della chiesa e il fatto che un padre corrotto non possa che allevare un figlio corrotto; lei è consapevole delle sue azioni eppure non reagisce → è anche vero che il padre utilizza una forma di violenza psicologica molto dannosa nei confronti della figlia (sin da piccola le regalavano bambole vestite da monaca, la chiamavano badessa ecc.)
Nella prima fase di convento preparatorio, capisce di non volere quel futuro.
Tornata a casa viene scoperta mentre scambiava delle lettere con un paggio → il padre la castiga, isolandola → la ricatta dicendo che se lei non avesse rinnegato quell'episodio e non fosse andata in convento, lui non le avrebbe mai più rivolto la parola (le ricatta il suo amore)
Gertrude, per non venir meno dell'amore del padre, decide di entrare in convento → è messa dalla condizione di non poter fare diversamente. (pag. 165)
A questo punto arriva l'intervento di Manzoni: lui pensa che Gertrude sia una vittima di un sistema pedagogico, ma dall'altro lato viene squalificata come personaggio perchè nella drammaticità della sua vita, non ha saputo cogliere i valori del cristianesimo → ha trasformato la sua vita in convento in una continua protesta, che si è manifestata con quegli atti tipici di ribellione, fino ad arrivare alla corruzione.
Secondo Manzoni, la donna avrebbe dovuto accettare ciò che la vita le ha dato → quando una situazione non viene accettata si vive male.
Ci sono delle situazioni che non possono essere cambiate, allora si devono solo accettare e cercare il meglio di queste situazioni.
Gertrude è un personaggio che non ha colto la provvidenza.
(pag. 140) L'aspetto di Gertrude è studiato per essere trasandato → rivela il contrasto che lei vive


Romanzo di formazione → personaggio che nel corso del romanzo cresce, matura
Renzo nel corso del romanzo cresce
Inizialmente ci viene presentato come un ragazzo impetuoso → lo si vede nel desiderio di vendetta nei confronti di don Rodrigo e don Abbondio
A Milano ci troviamo un Renzo sempliciotto, di campagna, che vuole insegnare agli altri → ne paga le conseguenze
Punto di caduta: all'osteria → conseguenze: il mattino dopo la polizia lo arresta, ma con le sue mani riesce a svincolarsi da questa situazione (questo è già un cambiamento, perchè riesce a liberarsi da una situazione autonomamente)
Renzo arriva a Bergamo (metafora del viaggio come metafora della vita → cammina e matura) → capiamo che è veramente maturato quando c'è uno scambio epistolare con Agnese
Renzo alla fine del romanzo è maturato, riesce a perdonare → è un uomo fatto

La morale del romanzo


Già qui troviamo un Renzo cambiato,
Alla fine del romanzo, Renzo arriva ad analizzare i suoi errori → ha fatto il salto di crescita
Egli si rende conto che quello brutto che accade nella vita, spesso ne siamo noi stessi causa (col nostro agire)
Lucia invece arriva a dire che forse molte cose succedono perchè devono succedere
I due fanno una discussione

Percorso di Renzo:
Pescarenico
Milano
Bergamo
Pescarenico
Milano


Addio Monti (cap. VIII)


Renzo e Lucia decidono di scappare
Attraversano il lago di Como con una barchetta
è uno stratagemma letterario per segnare il distacco tra il primo blocco dei capitoli e la seconda parte del romanzo → ci siamo allontanati dall'ambientazione di Pescarenico, adesso ci si sposta su una sfera più ampia
Questo racconto viene raccontato tramite un monologo interiore di Lucia → saluta il suo paese, i suoi monti
Quando guarda indietro vede il palazzotto di Don Rodrigo e sente un sentimento di oppressione, vede però anche → vede il suo destino che si allontana
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