ALESSANDRO MANZONI

Manzoni nacque a Milano dal conte Pietro e da Giuglia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria. Frequentò poeti famosi come Monti e Foscolo, i genitori si separarono, la madre visse con Carlo Imbonati. Alla morte di quest’ultimo Manzoni raggiunse la madre a Parigi. Qui entrò in contatto con un gruppo di intellettuali eredi dell’illuminismo, chiamati gli “ideologi”, tra questi strinse amicizia con Fauriel a cui indirizzò molte lettere, e che fu un importante punto di riferimento per Manzoni. Il poeta in seguito si converte al cattolicesimo come la moglie Enrichetta Blondel si convertì dal calvinismo al cattolicesimo (a tale proposito c’è un aneddoto: si narra che probabilmente Manzoni si sia convertito al cristianesimo anche perchè i fuochi d’artificio per il matrimonio di Napoleone e Maria Luisa d’Austria crearono confusione, in questa confusione il poeta perse la moglie, si recò alla chiesa di San Rocco e pregò per incontrare la moglie, all’uscita della chiesa lei era lì.) Lasciò Parigi per far ritorno a Milano dedicandosi alla stesura degli Inni Sacri. Fu molto vicino al movimento romantico milanese e alla politica anche se non vi partecipò mai attivamente. In questi anni nascono le odi civili, la Pentecoste, le tragedie, Osservazioni sulla morale cattolica, Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia. Con la pubblicazione dei Promessi sposi si può dire concluso il periodo creativo di Manzoni, il quale si distacca dalla letteratura. Rifiutando la poesia (falsità contro il vero storico) approfondì l’interesse storico, filosofico e linguistico. Nonostante il suo atteggiamento schivo Manzoni divenne molto famoso per il suo romanzo, fu nominato senatori quando venne costituito il Regno d’Italia. La borghesia italiana considerava Manzoni una guida intellettuale, morale, politica.

PRIMA DELLA CONVERSIONE: OPERE CLASSICISTICHE
Sono opere classicistiche, scritte nel linguaggio aulico, con rimandi mitologici e dotti.
• Il Trionfo della libertà, è una “visione” allegorica in terzine che riprende Monti.
• L’Adda, poemetto idillico, riprende Monti.
• I quattro Sermoni, riprende Parini.
• Carme in morte di Carlo Imbonati, immagina che Imbonati gli appaia in sogno dandogli consigli di vita e di poesia.
• Urania, riprende la Musogonia di Monti, tratta del valore incivilitore della bellezza e delle arti.
• A Parteneide, risposta l poeta Baggesen con cui Manzoni si scusa si non poter tradurre il suo idillio Parthenais.
Manzoni tuttavia sente un distacco da questa letteratura classica.

DOPO LA CONVERSIONE: LA CONCEZIONE DELLA STORIA E DELLA LETTERATURA
La conversione al cattolicesimo influenza tutta la sua personalità, inoltre cambia anche la sua concezione della storia e della letteratura.
• Concezione storica: Si allontana dalla visione classicistica, ritiene che i Romani non siano un modello di virtù, ma solo un popolo violento e feroce; rifiuta così la concezione eroica e aristocratica che celebra solo i grandi, emarginando le masse cittadine.
• Concezione letteraria (Poetica di Manzoni): La letteratura deve riguardare il VERO storico dell’uomo, al di là di finzioni e evasioni. Inoltre le arti, le lettere, non devono servire a dilettare le coscienze, bensì devono essere l’UTILE nel campo morale e civile. Dunque, tra l’UTILE come scopo della poesia, il VERO per soggetto, si prefigura l’INTERESANTE come mezzo.

L’UTILE, IL VERO, L’INTERESSANTE - testo
E’ un passo tratto dalla lettera “Sul Romanticismo” a Cesare d’Azeglio in cui fa un quadro del Romanticismo, nella prima parte tratta del Negativo romantico, fa delle critiche in base all’uso della mitologia e delle regole; nella seconda parte tratta del Positivo romantico, dove i romantici abbandonano la tradizione e si dedicano all’utile, vero e all’interessante.
• L’utile come scopo: i romantici ereditano la concezione utilitaria ed educativa civile e morale della poesia, dunque credono che la poesia deve essere utile a infondere valori.
• Il vero per soggetto: Manzoni riconosce che il concetto di vero non è propriamente definibile nel senso che per il momento è qualcosa che va contro i contenuti del passato, vuoti e fantasiosi.
• L’interessante come mezzo: Se la poesia deve essere utile, allora non può rivolgersi solo a un elite ristretta per questo non può utilizzare temi mitologici e classici conosciuti solo dai letterati e una cerchia ristretta di persone, deve utilizzare temi più attuali che siano interessanti e ben capiti anche dalle masse.

IL ROMANTICISMO DI MANZONI
Manzoni è lo scrittore più rappresentativo del Romanticismo italiano, egli contribuisce a farne un quadro generale nei suoi scritto “Lettera a Monsieur Chauvet” e la lettera “Sul Romanticismo” diretta a Cesare D’Azeglio. Manzoni imprime nel Romanticismo un carattere moderato, equilibrato, educativo, morale, patriottico e civile. Infatti rifiuta del Romanticismo:
• Assoluta libertà d’ispirazione, perché secondo Manzoni poesia e arte devono ispirarsi alle idee morali e religiose perché devono essere educative.
• Supremazia del sentimento e della fantasia, perché devono essere guidate dall’intelletto e dalla volontà, altrimenti, degenerano in vuoti sentimentalismi.
Manzoni comunque rientra nel Romanticismo perché:
• Romantica è la sua concezione poetica, rifiuto della mitologia e delle regole, espressione del vero.
• Romantica è la sua soluzione della questione della lingua, che deve essere accessibile a tutti.
• Romantiche sono le sue idee politiche e sociali, patria libera e indipendente, protagonisti sono le masse, gli umili.
• Romantica è la sua concezione della vita.


IL SUO PENSIERO
Come Foscolo e Leopardi ebbe una concezione pessimistica della vita, ma il suo non è un pessimismo filosofico, scaturito da una visione materialistica della realtà, il suo è di natura morale, crede che gli uomini amano causare agli altri dei mali per egoismo, crede dunque che la storia è colma di violenze e soprusi, la causa della sua infelicità è la natura dell’uomo. Supera il suo pessimismo grazie alla concezione cristiana della vita, in cui bene e male coesistono nell’uomo, la natura pura umana divenne fragile al momento del peccato originale, e per questo deve ristabilirsi. Egli dà importanza alla Redenzione, il momento in cui il divino scende in Terra e si confonde con l’uomo, purificandolo; prima della Redenzione il mondo invece era in balia dei violenti.

RELIGIOSITA’ MANZONIANA
Può dividersi in tre momenti:
• Cristianesimo celebrativo rappresentato dagli Inni sacri minori (La Resurrezione, Il nome di Maria, il Natale, La passione) dove celebra le feste della Chiesa, e svela il loro significato.
• Cristianesimo elegiaco o della Grazia, dove medita sugli orrori della storia, e lo porta a condannarla, lo porta a una visione pessimistica della vita. (Tragedie: dove il conte di Carmagnola, Adelchi e Ermengarda, sono le vittime della violenza e malvagità. Purificati dalla sofferenza e dalla Grazia si allontanano dal mondo trovando pace nella morte).
• Cristianesimo agonistico o dell’ottimismo, rappresentato nella Pentecoste (Inno Sacro), nelle Odi civili e nei Promessi Sposi, in cui gli umili non subiscono passivamente violenza ma reagiscono sorretti dalla fede in Dio.

ILLUMINISMO E MANZONI
L’Illuminismo lasciò una profonda traccia nella cultura di Manzoni: Principi di libertà, uguaglianza, giustizia, progresso ma soprattutto il concetto di letteratura- azione, intesa come educativa capace di elevare lo spirito dei popoli. Alla sua conversione al cattolicesimo non abbandonò gli ideali illuministici anzi conferì loro una base religiosa. Non potevano entrare in contrasto con la fede perché la religione impone rispetto per il prossimo, fratellanza, universalità.

LA LIRICA PATRIOTTICA E CIVILE
Manzoni compone l’ode “Marzo 1821”, dedicata ai moti di quell’anno e alla speranza che l’esercito piemontese si unisse agli insorti lombardi, e “Il cinque Maggio”, ispirato alla morte di Napoleone. Nella prima, Dio stesso soccorre la causa dei popoli che lottano per la propria indipendenza, nella seconda invece vi sono glorie e sconfitte di Napoleone. Sono lirici anche i cori inseriti nelle due tragedie (Conte di Carmagnola e Adelchi), per esempio, il primo coro dell’Adelchi è una poesia della storia, poiché vi è una ricostruzione delle vicende di quelle masse che la storia ha sempre ignorato, Latini, Longobardi, Franchi. Il secondo coro invece è dedicato alla morte di Ermengarda, vi è la ricostruzione dei tormenti interiori dell’infelice eroina ripudiata dal marito, Carlo Magno.

GLI INNI SACRI
La prima opera scritta dopo la conversione, dove si configura una poesia nuova, in cui rifiuta la mitologia, ritenuto un repertorio ormai morto, e si dedica a cantare temi ancora vivi nella coscienza comune. Dunque non si rivolge a una cerchia ristretta, bensì al popolo, alla massa, scrivendo con carattere corale della coscienza cristiana, ricorrendo a metri dal ritmo agile (settenari, ottonari, decasillabi), anche il linguaggio si libera del classicismo.
Aveva progettato 12 inni ma ne scrisse soltanto 4: La resurrezione, la passione, il nome di Maria, il Natale (schema: enunciazione del tema, rievocazione dell’episodio, commento, morale). Un quinto, la Pentecoste, ha uno schema diverso (insiste sull’argomento).

LA PENTECOSTE - testo
E’ l’ultimo degli Inni Sacri, è la festa che la Chiesa celebra nel 50esimo giorno dopo la Resurrezione di Cristo, per celebrare la discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli al Cenacolo. In breve, Manzoni afferma che la Chiesa militante, quella che opera sulla Terra, attinse da quella discesa, e gli uomini da allora pregano lo Spirito Santo perché li assista.
L’inno si divide in tre parti:
• Versi 1-48: Rappresenta il vero religioso (religiosità), si rivolge alla Chiesa, rievocando i momenti di violenza precedenti alla discesa dello Spirito Santo, e quelli successivi, in cui essa infonde il messaggio religioso agli uomini.
• Versi 49-79: Rappresenta il vero storico (storicità), gli effetti della discesa dello S.S. sugli uomini, con la nascita di una società fondata su libertà, uguaglianza, giustizia..
• Versi 80- 144: Rappresenta il vero psicologico (umanità) mediante una preghiera dei fedeli allo S.S. perché continui sempre ad assisterli concedendo loro i suo doni, intelletto, consiglio, fortezza, pietà..

TRAGEDIE
IL CONTE DI CARMAGNOLA
Tragedia in versi: Il condottiero quattrocentesco Francesco Bussone, conte di Carmagnola, è passato dal servizio di Milano a quello di Venezia. Gli è stato affidato la battaglia contro Milano, dopo aver vinto nel campo di Maclodio, libera i prigionieri milanesi, risultando un traditore a Venezia, e per questo condannato a morte. Qui prevale il pessimismo nei confronti della storia, il conte è un uomo innocente sottoposto alla politica e al potere che sono forze del tutto negative, la sua unica soluzione è affidarsi alla giustizia divina. Manca però la rappresentazione viva tra le positive idealità morali e le violenze della politica, il linguaggio è classico e arcaico. Utilizza un coro, della battaglia di Maclodio, il coro viene utilizzato come espressione dei sentimenti dell’autore riguardo a ciò che sta accadendo nel racconto, in questo coro esprime pietà e sgomento verso cittadini di una stessa nazione che combattono tra loro.

ADELCHI
Carlo Magno nel VII secolo d.C. combatte in Italia contro il re longobardo Desiderio, poiché questo ha sottratto al papa delle terre. Nel frattempo Ermengarda, figlia di Desiderio, muore, ripudiata dal re Carlo. I longobardi vengono sconfitti, Desiderio fatto prigioniero e Adelchi, il figlio, muore. Qui ci sono due cori:
• Dagli atrii muscosi: il poeta ammonisce le genti latine dell’Italia che sono destinate a passare dalla servitù dei longobardi a quella dei franchi di Carlo Magno.
• Sparsa le trecce morbide: mostra pietà per la morte di Ermengarda.
Troviamo due versanti diversi, quello di un’umanità negativa (Carlo Magno, Desiderio, uomini assetati di potere) e quello di un’umanità positiva (Adelchi, Ermengarda, contro la violenza). Entrambi i versanti però sono astratti, nel senso che non hanno una reale dialettica interiore fra i contrastanti impulsi. La parte più viva è quella dei cori e nelle scene di Adelchi e Ermengarda, in cui ritroviamo una sensibilità romantica, sono entrambi impotenti e pervengono a una soluzione solo rifiutando la storia mondana. Ermengarda è l’unica figura di Manzoni che rispecchia l’amore romantico. Il linguaggio è sciolto, conversativo.

IL FERMO E LUCIA E I PROMESSI SPOSI
Manzoni utilizza per la sua importante opera, “I promessi sposi”, la forma del romanzo, poiché il romanzo risponde alla poetica del vero, dell’utile e dell’interessante, il romanzo infatti può comunicare al lettore notizie storiche, ideali politici, principi morali.. Inoltre il romanzo, essendo un genere nuovo, o quasi, permette allo scrittore di esprimersi liberamente, senza regole imposte, infatti Manzoni dissolve la “separazione degli stili”, in atto dal classicismo, in cui argomenti seri dovevano essere trattati in uno stile sublime, epica e tragedia, invece argomenti dimessi dovevano essere trattati in stile comico, commedia, invece con l’avvento del cristianesimo la separazione degli stili si dissolve, infatti per il cristianesimo l’argomento più sublime è un umile falegname morto sulla croce, e quindi con il Medio Evo si mescolano gli stili, come Dante, nella Divina commedia, unisce cielo e terra, poi il principio di separazione degli stili ritorna nel classicismo, e eclissa nuovamente nel ‘700 e ‘800, con la nascita della letteratura borghese, che andando contro gli aristocratici rivendica il diritto della realtà umile ad essere trattata seriamente in letteratura.
Manzoni, comunque, rappresenta il quotidiano, sceglie come protagonisti due semplici popolani della campagna lombarda precisamente collocati in un periodo storico, per questo viene definito anche romanzo storico, il Seicento, quando la Lombardia era sotto la dominazione spagnola. Per tracciare questo quadro storico egli si documenta con scrupolo, leggendo cronache, biografie e così via. Criticando fortemente il dominio spagnolo sulla civiltà lombarda, egli fornisce un suo ideale di società: un saldo potere statale, una legislazione giusta, organizzazione sociale ben formata per evitare lotte di classe. Secondo Manzoni, il modello di società giusta è fornito proprio dal Vangelo.
La condizione iniziale dei protagonisti è idillica, poi con l’irruzione della storia, subiscono un processo di formazione, entrambi tendono a rassegnarsi e ad abbandonarsi a Dio.

CONCEZIONE DELLA LETTERATURA E QUESTIONE DELLA LINGUA
Per Manzoni la letteratura deve basarsi sulla verità, sulla realtà concreta, non deve più rispecchiare la sensibilità soggettiva, ma oggettiva, deve affrontare i problemi della convivenza collettiva, di conseguenza l’artista deve focalizzarsi sugli avvenimenti della storia, ma anche sugli strati morali della storia, ossia le storie interiori che sono alla radice degli eventi, i pensieri e sentimenti dei protagonisti della storia. Manzoni privilegia le classi più umili, che non sono protagoniste secondarie della storia. Manzoni è protagonista del Romanticismo italiano in quanto gli trasmette:
• Realismo
• Rifiuto della mitologia classicistica
• Rifiuto dei precetti della retorica classicistica
• Valorizzazione del teatro e del dramma
• Il fine della letteratura è quello di elevare la coscienza morale e civile del popolo

La prima stesura del suo romanzo, il Fermo e Lucia, è considerata come una sperimentazione linguistica, che vede il romanzo scritto con un linguaggio composto di base toscana, con apporti del milanese, del latino e del francese. Terminato il romanzo Manzoni è consapevole di essere giunto ad un traguardo provvisorio e soprattutto imperfetto. Ben presto il Manzoni si orienta più decisivamente verso una scelta toscana. Inizia, infatti, un lavoro di revisione della prima stesura. Compie finalmente il suo viaggio in Toscana e soprattutto a Firenze. Questo viaggio segna la svolta e il punto d'arrivo nella ricerca del linguaggio ideale per il suo romanzo. A stretto contatto con la gente del posto, da questo momento inizia il definitivo lavoro di revisione de I Promessi Sposi orientato verso l'uso vivo del fiorentino parlato. Manzoni si rammarica della distanza che esiste tra la lingua parlata e scritta, poiché dopo l’unità del governo, l’unità della lingua è quella che serve a rendere unita una nazione. Si consolida, quindi, la convinzione nel Manzoni che la lingua letteraria per il suo romanzo e poi per l'intera prosa italiana debba essere attinto dall'uso del fiorentino, in particolare modo dal fiorentino parlato dai colti.

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