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Indice

  1. Pentecoste
  2. Tipologia di componimento e versi

Pentecoste

Dopo la conversione, Manzoni progettò la composizione di dodici Inni sacri per celebrare le principali festività cattoliche. L’ultimo, pubblicato nel 1822, è La Pentecoste. Questi componimenti costituiscono il primo esempio di poetica maturata dopo la conversione: Manzoni rifiuta i contenuti classici per aderire al “vero”, cioè cantare temi che vivi nella coscienza contemporanea.

Tipologia di componimento e versi

La Pentecoste è una festa liturgica. Celebra la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli il cinquantesimo giorno dopo la risurrezione di Cristo, conferendo loro la facoltà di diffondere la parola di Dio. Si possono distinguere nell'inno tre parti.

Versi 1-48: la discesa dello Spirito sulla Chiesa, smarrita e timorosa dopo la morte di Cristo, per darle la forza di compiere la sua opera nel mondo. Qui si delineano due immagini antitetiche della Chiesa: dapprima essa appare paurosa e inerte, poi evangelica e attiva nel suo impegno nel mondo; attraverso questa contrapposizione Manzoni afferma la propria visione ideale della funzione della Chiesa (come nei Promessi sposi, con la timorosa passività di don Abbondio e l'attivismo eroico di fra Cristoforo).

Versi 49-80: liberazione portata dalla diffusione del nuovo messaggio cristiano nel mondo. Manzoni invita i popoli che ancora adorano gli dei pagani a rivolgersi a Cristo. Rivolge un appello alle madri e alle spose incinte, che confidavano in divinità ingannevoli. È presentata una schiava che sospira, guardando con invidia le madri libere che allattano i propri figli, destinati a essere liberi. Compare il motivo dell'ingiustizia sociale e dell'oppressione, a cui solo il messaggio cristiano può offrire un'alternativa: Dio è salvezza dei miseri, che salverà nel regno dei cieli: la fede cristiana offre un riscatto all’ingiustizia della storia e restituisce dignità e uguaglianza a ogni essere umano, anche agli schiavi e agli umili.

Versi 81-144: invocazione allo Spirito Santo perché discenda ancora tra gli uomini e offra loro una possibilità di salvezza nella storia. Qui si propone l'auspicio che il mondo terreno, corrotto dal peccato e sempre più lontano dall'insegnamento di Cristo, possa trovare la salvezza. Manzoni mostra un cristianesimo pessimistico (la storia è dominata dall’ingiustizia), ma non rassegnato: bisogna contrastare il male della storia con un atteggiamento attivo ed energico, con l’impegno attivo di Chiesa e fedeli.

L'ultima parte dell'inno propone i vari elementi della realtà umana riscattata dalla forza del messaggio cristiano e dello Spirito Santo: povero riceve conforto e speranza di riscatto, i ricchi vengono indotti alla generosità discreta, i bambini rivelano l’innocenza nel sorriso, i violenti devono essere frenati dal timore di Dio. In primo piano è il problema della giustizia sociale e il motivo della religione contribuisce a sanare l'ingiustizia (anche alla base dell'ideale di società nei Promessi sposi). Manzoni sceglie un'impostazione corale, che rinuncia al soggettivismo lirico per dare voce ai sentimenti religiosi di un vasto pubblico ed esprime il sentimento dell'universalità dei fedeli.

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