Il progetto manzoniano era diretto alla stesura di 12 inni. Progetto fallimentare perché in realtà ne portò a compimento soltanto alcuni.
Il Natale
La Passione
La Resurrezione
La Pentecoste
Il nome di Maria
La spiritualità manzoniana emerge soprattutto attraverso questa produzione. L’innografia non è estranea al mondo classico nè al mondo letterario in genere, perché esistono inni omerici, inni callimachei, l’inno a venere di Lucrezio ecc. questo genere era dunque esistente già in letteratura greca e latina e in letteratura italiana trova il suo trionfo attraverso la produzione manzoniana. L’inno più famoso è La Pentecoste.
LA PENTECOSTE viene scritta in tre redazioni diverse:
1817: interrompe la scrittura del conte di Carmagnola. La prima stesura del nuovo inno furono la risposta religiosa alla situazione in cui si trovava la Chiesa in quel periodo. Manzoni È in una situazione di sfiducia personale legata in parte al disappunto per le scelte politiche della Chiesa schierata a favore della restaurazione. Le 10 strofe che vengono scritte in questo periodo sono segnate da un forte spirito di libertà e da una forte insistenza sull’azione liberatrice svolta da Dio verso il popolo ebraico.

1819: è del tutto diversa dalla precedente e viene ripresa due anni dopo per dare a Manzoni la possibilità di concludere il Conte di carmagnola.
1822: redazione definitiva.

Struttura: l’inno si può dividere in 2 parti. La seconda a sua volta può essere divisa in altre due parti.
*1-48 : Manzoni racconta come lo spirito santo sia sceso tra gli uomini.

*49-80: racconta quali sono le conseguenze che la discesa dello spirito santo ebbe sul mondo degli uomini
*81-145: esplica il tema precedente in una dimensione più evidentemente corale e popolare

A Manzoni non interessa scrivere un’opera che abbia carattere dogmatico ma celebrare la chiesa come comunità di fedeli. La chiesa è un’istituzione che opera nella storia e dunque da questo punto di vista gli inni sono degli inni civili. la religiosità manzoniana è racchiusa nel valore che la chiesa ricopre all’interno della società. La religione non è separazione dalla vita ma sublimazione della vita stessa. La religiosità viene presentata come il collante per la società che si sta formando: quello che la politica non è ancora in grado di garantire, è garantito dalla chiesa come istituzione. La Pentecoste è il momento in cui sacro e divino si incontrano. Il messaggio di Manzoni è la speranza che l’uomo possa essere riscattato dal peccato grazie all’intervento di Dio in Terra. Questo avrà grande importanza anche nei Promessi Sposi con il ruolo della provvida sventura.

Madre de’ Santi, immagine
Della città superna,
Del sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
5 Tu che, da tanti secoli,
Soffri, combatti e preghi,
Che le tue tende spieghi
Dall’uno all’altro mar;
Campo di quei che sperano;
10 Chiesa del Dio vivente,
Dov’eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle,
15 Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?

I versi 1-16 sono un’apostrofe che Manzoni rivolge alla Chiesa che viene presentata come colei che rappresenta la città di Dio in terra e che è l’eterna conservatrice del sangue immortale di Cristo. Al verso 5 il ‘tu’ mette in evidenza l’apostrofe rivolta alla chiesa che da tanti secoli soffre combatte e prega. Questo asindeto di verbi al verso 6 ('accostamento di frasi o costrutti verbali senza l'uso di congiunzioni) da idea dei compiti che ha la chiesa.
Con il termine ‘tende spieghi’ Manzoni vuole dare l’idea della chiesa che si espande nel tempo e nello spazio e che attraversa tutti i mari, quindi si trova in tutta la terra in cui combattono gli uomini che sperano nella salvezza eterna.
Al verso 10 viene nominata per la prima volta la Chiesa e per parlare di essa Manzoni utilizza un lessico militare: tende, campo, combattere.
Al vero 11 Manzoni pone una domanda ovvero ‘dov’era la chiesa quando Dio veniva portato sul monte a morire dai perfidi e bagnò di sangue le zolle del suo altare sublime?’. I perfidi sono i perfidi iudeis cioè i perfidi giudei, coloro che hanno consentito la crocifissione di Dio. L’autore decide che per parlare della chiesa e di Dio la cosa migliore che può fare è usare le parole delle scritture e di Dio stesso, dando luogo a una vera e propria adesione al cattolicesimo. Manzoni mette da parte la soggettività, non parla in prima persona ma lascia parlare i testi sacri. Ad esempio quando dice ‘madre de’ santi’ cita San Paolo e la lettera ai Galati, quando definisce la chiesa attraverso il dispiegare le tende sta citando Isaia, quando parla di una chiesa che passa da uno all’altro mar sta parlando del Salmo 71esimo o al verso 13 quando definisce i perfidi fa riferimento alla liturgia del Venerdì Santo pro perfidis.

E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
20 Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;
25 Compagna del suo gemito,
Conscia de’ suoi misteri,
Tu, della sua vittoria
Figlia immortal, dov’eri?


al v. 17 continua a porre una domanda dicendo: e nel momento in cui il corpo di cristo (la diva spoglia) uscì dalle tenebre emise il possente respiro della vita eterna (seconda vita), e nel momento in cui si sacrificava per il perdono degli uomini e dalla terra salì in paradiso cioè nel trono del padre, compagna del suo dolore e consapevole dei suoi misteri e che sei la figlia della vittoria di Gesù, dov’eri ?
al v.20 seconda: la prima vita è quella mortale a cui tutti sono chiamati, la seconda vita è quella dopo la morte che è riservata ai giusti.
Al v. 23 il termine polve rimanda all’idea della terra come luogo di passaggio, luogo attraverso cui si deve passare per arrivare al vero luogo ed è la stessa idea che ritroviamo nel 5 maggio cioè l’idea che il passaggio in terra è un passaggio in polvere per arrivare al regno dei cieli. Inoltre la stessa Bibbia definisce la terra con questo termine.
Al v. 25 compagna si riferisce alla chiesa ma anche ai compagni di Cristo cioè gli apostoli che erano consapevoli della doppia natura, umana e divina di Cristo.
Al v.26 ‘conscia de’ suoi misteri’ riprende le parole del vangelo di Marco che dice : a voi è dato di conoscere il regno di Dio

In tuo terror sol vigile,
30 Sol nell’obblio secura,
Stavi in riposte mura,
Fino a quel sacro dì,
Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
35 E l’inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese;
Quando, segnal de’ popoli,
Ti collocò sul monte,
E ne’ tuoi labbri il fonte
40 Della parola aprì.


Attenta solamente a proteggerti dalle tue paure (terror). Ti sentivi sicura solamente quando nessuno si ricordava di te. Infatti abbiamo detto che i versi dal 1 al 48 sono un excursus della situazione della Chiesa nei primi anni in cui nasce: che stavi rinchiusa in quelle mura fino a quel giorno sacro cioè fino alla Pentecoste.
Al v.33 il termine quando sottolinea l’insistenza del tempo che passa. Tutto ciò accadde quando lo spirito Santo discese su di te.
Alla paura e al silenzio dei diversi precedenti viene sostituita la fede. I versi che seguono rappresentano delle immagini che vengono narrate nel Vangelo: E riacceso nella tua mano destra la fiamma delle fede mai consumata. La fiaccola è metafora della passione e dell’ardore religioso e allo stesso tempo anche della luce di Dio. La chiesa per mettersi in moto e per uscire dalle sue quattro mura ha avuto bisogno dell’aiuto di Dio.
Si riprende il quando del v.33: quando lo Spirito Santo collocò te, la chiesa, su un monte come guida dei popoli e fece scaturire nelle tue labbra la sorgente della parola di Dio. Le labbra che si aprono e lasciano sgorgare l’acqua dissetante della verità. Il miracolo descritto da Manzoni descrive il miracolo della glossolalia che consiste nel fatto che gli apostoli pur continuando a parlare ciascuno nella propria lingua, vengono compresi da tutti.
Al v.38 con il termine monte viene citato il Vangelo di Matteo che dice “voi siete la luce del mondo, non può restare nascosta una città collocata sopra un monte”

Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa
E i color vari suscita
Dovunque si riposa;
45 Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.

Al v. 41 il come corrisponde all’ut+ indicativo latino. ‘non appena’. Inoltre il come introduce una similitudine: come la luce colpisce tutte le cose e dovunque si posi rende vivi i vari colori, così la parola del Spirito Santo risuonò nelle lingue più diverse: Arabi, parti, siriani, la udirono ciascuno nella propria lingua. La sinestesia della luce che piove cioè l’accostamento di due ambiti sensoriali diversi cioè la vista e il tatto.
Al v.45 il tal è il secondo termine di paragone nonché il sic latino.

Adorator degl’idoli,
50 Sparso per ogni lido,
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a LUI ritorni:


In questi versi è come se Manzoni dividesse il mondo in due parti: il mondo antico adoratore degli dei ovvero il mondo pagano e al verso 52 il santo grido che introduce l’altra parte del mondo ovvero quello che sta nascendo, il mondo cristiano.
In questi versi esorta i pagani che sono sparsi per tutta la terra a volgere lo sguardo a Gerusalemme e ad ascoltare il grido dello spirito Santo. Molto importanti sono le capacità sensoriali sottolineate dai termini sguardo e odi (vv. 52-53).
Il mondo stanco del culto pagano (vile ossequio) ritorni ad adorare Dio.
Al v. 51 il termine Solima con cui ci si riferisce a Gerusalemme è un latinismo da Hyerosolima.
Al v. 53 il termine vile viene utilizzato per riferirsi a realtà terrene.
Al v.54 il termine ritorni si riferisce al ritorno al momento della creazione in cui si adorava un unico Dio.

55 E voi che aprite i giorni
Di più felice età,
Spose, che desta il subito
Balzar del pondo ascoso;
Voi già vicine a sciogliere
60 Il grembo doloroso;
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.

Manzoni fa un’apostrofe alle madri e alle spose. E voi madri che date la vita a una generazione più felice perché nasce nell’era Cristiana, e voi spose incinta non rivolgete le vostre preghiere alla bugiarda pronuba, cioè a Giunone che per i pagani era la dea delle nozze e delle partorienti, ma rivolgete le vostre preghiere a Dio perché il figlio che sta crescendo nel vostro grembo è consacrato a lui.
Pondo ascoso sono dei termini che rappresentano il peso nascosto l’immagine del bambino che cresce e sono due evidenti latinismi che ci fanno notare come l’intento di creare un’opera scritta in lingua popolare non sia del tutto riuscito a Manzoni.


65 Perché, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidïando mira?
Non sa che al regno i miseri
70 Seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d’Eva
Nel suo dolor pensò?
Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
75 Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide,
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.

In questi versi è presente la democraticità della religione manzoniana.
Perché la schiava sospira guardando i figli della donna libera? Non sa che il signore la solleva dal regno dei miseri e la porta con se? Dio è salvezza dei miseri.
Al v. 67 Il sen è una sineddoche
I cieli annunciano una nuova liberazione (franchigia), un’umanità nuova, nuovo genere di conquiste cioè quelle spirituali e una nuova idea di gloria conquistata il prove più valorose, una nuova pace cioè quella interiore, insensibile (immobile) alle minacce e alle false promesse (lusinghe infide) che il mondo può deridere (irride) ma che non può portar via.
I termini nova (v.73), nove (v.74), nove (v.75), nova (v.77)creano un’anafora con poliptoto che rappresenta il concetto di assoluta novità di religione cristiana.


81 O Spirto! supplichevoli
A’ tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
85 Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,
Noi T’imploriam! Placabile
90 Spirto, discendi ancora,
A’ tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
95 E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.

Al verso 81 inizia la parte finale della seconda parte, la vera e propria invocazione.
Dal v.81 al v.89 si nota l’universalità dello spirito santo:O spirito Santo noi ti imploriamo inginocchiati ai tuoi solenne altari, Soli per boschi perde inospitali, vagando per i mari deserti, Dalle Ande ghiacciate (algenti) alla montuosa Haiti, sparsi per tutta la terra ma uniti nei sentimenti (cor) grazie a te, noi ti imploriamo.
v.90-96 o spirito placabile cioè disposto al perdono scendi nuovamente verso i fedeli ma anche verso chi ti ignora cioè i non fedeli (infatti secondo il vangelo il messaggio cristiano è utile ai credenti ma ancor di più a chi non crede affinché questo si avvicini alla religione). Scendi per ricreare e dare una nuova vita ai cuori che sono stati uccisi dal dubbio. E per i vinti cioè coloro che si sono lasciati vincere dalla fede, il vincitore cioè lo spirito conceda (sia) se stesso come divina ricompensa (mercede).
Il v.93 è un verso formato solo da verbi
Estinti: participio, rappresenta gli uomini che non hanno più il fuoco della verità perché il dubbio li ha freddati
Ai v.94-96 notiamo l’accostamento di vincitor e cor in rima tra loro

97 Discendi Amor; negli animi
L’ire superbe attuta:
Dona i pensier che il memore
Ultimo dì non muta;
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;

ai vv. 97-102 continua l’invocazione: scendi sugli uomini spirito di amore, calma negli animi degli uomini lira che scaturisce dalla superbia, dona loro pensieri che è nel giorno della morte non rinneghino ma ricordino, la tua virtù benefica alimenti i tuoi doni.
Al v.97 amore è l’attributo dello spirito Santo ( la sapienza è il figlio, la virtù è il padre). Lo spirito Santo è l’amore che lega il padre al figlio.
Al v.101 doni: si riferisce ai doni dello spirito Santo che sono sette: sapienza intelletto forza scienza pietà e timor di Dio e consiglio.

Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
105 Che lento poi sull’umili
Erbe morrà non colto,
Né sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto,
Se fuso a lui nell’etere
110 Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.

Al v. 103 il Sole viene presentato come metafora di luce divina.
I vv.104-112 rappresentano una similitudine introdotta da siccome: se lo spirito non torna a visitare continuamente gli uomini ed ad alimentarne la fede questa si dissecca come un fiore senza sole.
Umiltà del fiore inteso come immagine della fragilità dell’animo umano che ci rimanda all’immagine della ginestra di Leopardi e l’umiltà del genere umano che all’interno dei promessi sposi avrà molta importanza.

Noi T’imploriam! Ne’ languidi
Pensier dell’infelice
115 Scendi piacevol alito,
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento:
Vi spira uno sgomento
120 Che insegni la pietà.

Richiesta che lo spirito santo scenda come aura cosolatrice per accompagnare l’uomo alla salvezza.
I pensieri vengono presentati al v.13 come languidi e al v.17 come tumidi: i primi pensiere appartengono all’infelice cioè l’innominato che si pente nella notte della conversione e i secondi appartengono al violento cioè Napoleone durante l’esilio a Sant’Elena.
Al v.117 Manzoni invoca lo spirito come bufera proprio per descrivere il sentimento di inquietudine che provano gli uomini alla presenza dello spirito.

Per Te sollevi il povero
Al ciel, ch’è suo, le ciglia,
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a Cui somiglia:
125 Cui fu donato in copia,
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.


Grazie a te il povero solleva le ciglia metonimico per volto, lo sguardo al cielo.
Trasformando i suoi lamenti in gioia, il povero si ricordi a chi somiglia. L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio.
Al v.125 copia è un latinismo perché ha il significato di ricchezza
vv.125-126 Donato e doni hanno la stessa radice e in questi termini è contenuto il concetto chiave della strofa: colui che ha avuto doni come la vita, la verità, deve donare. (concetto di carità cristiana)


Spira de’ nostri bamboli
130 Nell’ineffabil riso;
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie ascose;
135 Consacra delle spose
Il verecondo amor.
Tempra de’ baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
140 Ad infallibil segno;
Adorna le canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
144 Di chi sperando muor.

Le ultime due strofe sono organizzate in distici cioè in coppie di versi ciascuno dei quali è aperto da un verbo. La regolarità della struttura è consona per dare un aspetto liturgico. Nei primi versi da v.129 a v.136 vengono rappresentati luoghi comuni: il riso dei bambini, il rossore che è segno di castità sul viso delle ragazze, le gioie spirituali delle suore e l’amore casto delle spose.
Al v.137 Manzoni si rivolge maggiormente all’idea di una chiesa militante: modera la convinzione dei giovani.
v.139 Reggi latinismo da rego: governa. Fai si che ciò che l’uomo si propone di fare abbia un buon fine.
Negli ultimi 4 versi Manzoni chiude con un immagine di vita che sta finendo in modo sereno: abbellisci le chiome bianche che rappresentano la vecchiaia rendile più belle tramite la voglia di pregare e di comportarsi bene e di donare.
Al v.143 l’imperativo brilla presenta la fede come scintilla, luce, sole e guida nello sguardo che vaga di colui che muore sperando.
In pratica sta chiedendo alla Chiesa di entrare nella storia dell’uomo e guidarlo dall’inizio alla fine, da quando si trova nel grembo fino alla vecchiaia, quando muore nella speranza della vita eterna.
Al v. 136 e 144 Rima lontana tra amor e muor.

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