Contesto storico
Quest’ode fu composta nel 1821, nel momento in cui sembrava imminente un’iniziativa militare del Piemonte contro l’Austria. Infatti, i Federati (una società segreta che aveva come obiettivo la formazione di una monarchia costituzionale che comprendesse tutta l’Italia settentrionale) il 10 marzo erano riusciti ad organizzare una rivolta, sotto la guida di Santorre di Santarosa. Confidando nell’appoggio di Carlo Alberto di Savoia. Tuttavia l’iniziativa fallì’ a causa di un comportamento ambiguo da parte di Carlo Alberto e gli insorti furono sconfitti dalle truppe lealiste con l’appoggio dell’esercito austrico. Il componimento fu pubblicato soltanto nel 1848, dopo le Cinque Giornate di Milano.
La metrica
Dal punto di vista metrico, ci troviamo di fronte a 13 ottave di decasillabi, in cui il quarto e ottavo verso sono tronchi (virtù/più, sol/suol, Po/versò, ecc..). Le rime seguono il seguente schema: ABBC, DEEC.
Una poesia politica particolare
Nel panorama della poesia patriottico-risorgimentale il componimento ha una fisionomia particolare e si potrebbe dire perfino unica. Questo perché al tema patriottico il Manzoni si accosta muovendo dalle sue convinzioni religiose ed inserendo il problema italiano in una prospettiva generale di giustizia, cioè in una prospettiva etica, prima ancora che politica: lottare per l’indipendenza e l’unità italiana significa adoperarsi per l’attuazione di un disegno divino voluto dalla Provvidenza e realizzare nella realtà storica la volontà di Dio che non può permettere che un popolo, violando apertamente la giustizia, possa usurpare i diritti di un altro. In tale prospettiva, si inquadra la dedica dell’ode a Teodoro Koerner cioè ad un poeta che ha combattuto ed è morto per l’indipendenza del suo paese, anch’esso impegnato ad attuare il principio di giustizia fra i popoli e il diritto di ogni popolo alla propria terra del quale ora il Manzoni si fa poeta e sostenitore.
Il giudizio di Giosuè Carducci
Il Carducci, a proposito dei versi 53-72 dichiarò che gli sembrava di trovarsi davanti a padre Cristoforo che pronunciava un’omelia all’imperatore d’Austria sul dovere cristiano di lasciar libera l’Italia.
“Voi che in folla avete gridato in quei giorni: (i giorni sono quelli della lotta napoleonica, cioè i giorni di Lipsia. Il concetto ci rimanda al significato della dedica, premessa all’ode)
Dio condanna la forza straniera;
ogni popolo deve essere libero, e abbia termine
la malvagia ragione della spada (=forza, violenza)
Se la terra dove avete pianto da oppressi
Ricopre i corpi dei vostri oppressori (= i corpi dei soldati di Napoleone)
Molto amara vi risultò in quei giorni;
Chi vi ha detto che il dolore delle popolazioni italiche
Sia eterno e senza risultati?
Chi vi ha detto che quel Dio che vi udì
Sarà insensibile alle vostre grida di dolore? (=Dio non potrà che sostenere la lotta degli italiani, così come ha aiutato i tedeschi)
Sì, quel Dio che nel mar Rosso
Sommerse il malvagio (= il Faraone) con il suo esercito che inseguiva gli Ebrei,
Colui che mise in mano all’eroico Giaele
Il martello e ne guidò il colpo (riferimento all’episodio biblico che racconta di Giaele che uccise con un chiodo conficcato nella testa il capitano nemico che era entrato nella sua tenda);
Colui che è Padre di tutte le popolazioni,
Che mai disse ai Tedeschi:
Va’, raccogli laddove non ti sei mai preoccupato di lavorare il terreno (= nei campi altrui);
allunga le tue mani rapaci; ti concedo l’Italia.
Il Carducci propendeva verso un appello che fosse meno cristiano e di meno solenne e la sua preferenza andava piuttosto verso il Berchet quando ne “Il giuramento di Pontida” scrive “Su! Sull’irto increscioso Alemano / su, Lombardi puntaste le spade”.