Introduzione
Il componimento “La Pentecoste” in ordine cronologico, è l’ultimo degli “Inni sacri”; ad esso, il Manzoni vi lavorò a più riprese: nel giugno 1817, nell’ottobre 1819 e nel settembre 1822. La stesura del 1822 è quella definitiva.Significato liturgico della Pentecoste
La Pentecoste è una solennità liturgica che cade 50 giorni dopo la Resurrezione (=Pasqua) di Gesù Cristo e ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli che ci erano riuniti nel cenacolo. Da questo evento sovrannaturale. prende avvio l’azione di predicazione degli apostoli per diffondere il messaggio evangelico.
Struttura del componimento
Il componimento è articolato in vari blocchi:Versi 1 -48: La Chiesa nascente assiste in disparte, terrorizzata, agli eventi centrali della salvezza: morte, resurrezione ascensione al Cielo di Gesù Cristo, finché la discesa dello Spirito Santo non la trasforma, dandole il ruolo di maestra delle genti
Versi 49 – 80: I pagani sono invitati ad accettare la vera fede; anche gli ultimi della terra, gli schiavi, hanno ora una speranza nel mondo rinnovato di Cristo
Versi 81 – 144: Invocazione allo Spirito Santo che si eleva da ogni angolo della terra affinché scenda a sorreggere le creature umane in tutti i momenti dell’esistenza.
Analisi
Tra la composizione degli altri Inni Sacri e la Pentecoste esiste uno stacco cronologico importante; quando lo scrittore arriva alla stesura definitiva della Pentecoste, egli ha composto l’ode Marzo 1821, Il cinque maggio e l’Adelchi. Si potrebbe dire che questo stacco consiste nel progressivo espandersi dell’interesse storico del Manzoni nel fatto che l’evento liturgico viene calato nella concreta storia degli uomini. Questo comporta almeno due conseguenze:1) Il messaggio cristiano reso attuale
2) L’attenzione dello scrittore alla vita concreta degli uomini
Ruolo e conseguenza del messaggio cristiano
Innanzitutto bisogna dire che il messaggio cristiano viene collegato alla cultura egualitaria e democratica nella quale il Manzoni si era formato e che per la visione del Cristianesimo non intendeva ripudiare, ma piuttosto utilizzare in una luce nuova. Questo concetto è visibile soprattutto ai versi 65-80 in cui sia gli schiavi che gli uomini liberi, sono considerati alla pari, figli tutti dello stesso Padre e aventi tutti diritto ad accedere alla nuova libertà e ai nuovi valori cristiani. In pratica, si può dire che la religiosità cristiana non rifiutava l’eredità progressista, ma la utilizza inserendola in una prospettiva più ampia.La seconda conseguenza è costituita da un’attenzione maggiore, rispetto agli altri quattro inni sacri alla vita concreta egli uomini. Alla varietà in cui essi si trovano ad operare e ai sentimenti che provano. Ciò avviene soprattutto nella seconda parte in cui, lo scrittore invoca lo Spirito Santo affinché non desista dall’aiutare gli uomini e si risolve in un’attenta rassegna della civiltà umana: il sorriso dei bambini la cui ineffabilità non può essere descritta a parole, i giovani che per matura sono troppo portati a contare sul proprio coraggio e sulle proprie forze, le intenzioni degli uomini maturi che, con l’aiuto dello spirito Santo possano raggiungere i loro obiettivi, gli uomini dai capelli bianchi che hanno desideri buoni e sereni, lo sguardo perso nel vuoto di coloro che sono in punto di morte, i poveri che sollevano verso il Cielo gli occhi fiduciosi nell’aiuto di Dio, l’amore ispirato da un forse senso di pudore e di riserbo delle giovani donne. Per la prima volta all’interno degli Inni Sacri troviamo il tono corale (che poi si avrà anche ne “I Promessi Sposi”). Nell’inno, tale coralità generà dei momenti veri e propri di epica religiosa come nei versi 80-89 in cui la lontananza dei popoli si annulla nella fede comune e coloro che sono dispersi, anche fisicamente, ritrovano l’unità nella Chiesa universale.