Antefatto
L’oggetto dell’appunto è l’atto, scena III, versi 195-263. Siamo all’inizio dell’opera, quando Ermengarda ripudiata da Carlo Magno, re dei Franchi, accompagnata dallo scudiero Vermondo ritorno alla corte di Pavia, dove è accolta dal padre Desiderio, re dei Longobardi e dal fratello Adelchi. In scena entrano Vermondo seguito da Ermengarda e da alcune damigelle che l’accompagnano.
Personalità di Ermengarda: aspetti conflittuali
La personalità di Ermengarda presenta componenti conflittuali. Gli accenni alla condizione della donna e al suo prossimo arrivo a Pavia sono già presenti nelle prime due scene dello I e quindi si può affermare che essa viva, sia pure indirettamente, nell’opera fino dai primi versi. In questa scena III, essa è direttamente presente ed è il personaggio dominante. Fino dalla sua prima apparizione, il personaggio di Ermengarda rivela caratteristiche che nel corso della tragedia saranno riprese più volte e approfondite.1) La coscienza dello scacco subito e della propria condizione di moglie ripudiata e infelice, concretizzata dai termini “infelice”, “reietta”, “agli infelici”, la similitudine della “ghirlanda gittata”.
2) La profonda necessità di dimenticare e di essere dimenticata e la richiesta di trovare rifugio in un monastero per poter chiudere i suoi giorni in pace.
3) La presenza di una conflittualità interiore che non è direttamente enunciata, ma rivelata in modo implicito dalle sue parole. Nei versi 228-231 e 244-246, la donna confessa il suo timore di interrogarsi e di scandagliare il profondo del suo cuore: la conflittualità del v. 243 ( “a quello sposo che non mai rifiuta”; il riferimento è a Gesù Cristo, ma in realtà esso ci fa intuire il legame col passato che aggroviglia ancor più lo stato psicologico dell’anima di Ermengarda) e l’antitesi dei versi 244-246 chiariscono in modo indiretto, quasi sotto forma di indizio, la genesi della conflittualità interna, cioè l’amore per Carlo Magno che non è superato.
Pertanto, si può ragionevolmente affermare che la presenza di sentimenti contraddittori – desiderio di oblio che diventa necessità e permanenza del ricordo e dell’amore per Carlo Magno – caratterizza il personaggio di Ermengarda, sino dal primo momento della sua apparizione; si tratta di un aspetto che verrà ripreso ed approfondito nell’atto IV.