Indice
- Per la prima volta viene pronunciato il nome di padre Cristoforo. A che proposito? Quale aggettivo lo accompagna?
- Descrivere lo studio del dottor Azzecca-garbugli
- Elaborare il ritratto dell’ Azzecca-garbugli
- Parlare del primo equivoco a proposito della vera identità di Renzo
- Descrivere l’impaccio e la meraviglia di Renzo di fronte all’Azzecca-garbugli
- Dopo la complicità di don Abbondio con l’oppressore, nel capitolo II ci troviamo di fronte a quella dell’Azzecca-garbugli
- I tentativi “umani” di risolvere la vicenda falliscono: primo esempio
- Individuare nel racconto del miracolo delle noci gli echi di predica popolaresca
- Individuare in quale circostanza emergono l’intelligenza e l’accortezza del comportamento di Lucia
- Individua nel capitolo un accenno alla carestia
- Che itinerario segue Renzo?
- La presenza delle antitesi nell’elogio dei cappuccini
- Che cosa indica l’interiezione “ah” nella frase “Ah birbone! Ah dannato! Ah assassino”?
Per la prima volta viene pronunciato il nome di padre Cristoforo. A che proposito? Quale aggettivo lo accompagna?
Una volta saputo che è don Rodrigo ad impedire la celebrazione delle nozze, Lucia confessa di essere stata oggetto delle attenzioni di quest’ultimo mentre con delle amiche rientrava dal lavoro. Aggiunge che ne ha parlato a padre Cristoforo, il cui nome è accompagnato dall’aggettivo “riverito”. Questo ci fa capire come il frate sia rispettato e amato e come la sua persona sia carismatica perché ispira fiducia e sicurezza.Descrivere lo studio del dottor Azzecca-garbugli
Fin dalle prime righe della descrizione, lo studio dell’Azzecca-garbugli presenta segni di trascuratezza e di disordine. Si tratta di un carattere che si ritrova nella stessa persona, la quale, è significativo, appare solo al termine, quasi facesse parte del mobilio. La polvere rivela il vero aspetto dello “stanzone”. Esso è ornato da diversi segni di autorità (es. il ritratto dei primi dodici imperatori romani, frequenti nelle stampe del Seicento, oppure le decorazioni, le borchie, la toga). Queste fanno tutte allusione al potere e sono motivo di soggezione per Renzo. L’elenco delle cose si associa ironicamente alle connotazioni solenni della loro degradazione; i libri trascurati indicano una forma di cultura morta, gli strumenti di lavoro sono in disordine, le borchie mancanti rivelano lo sfacelo del seggiolone e la toga è diventata una vestaglia. Le indicazioni temporali insistono sul deteriorarsi di oggetti e persone: “da gran tempo…. Ormai….. molt’anni addietro…)Elaborare il ritratto dell’ Azzecca-garbugli
All’inizio il dottor Azzeccagarbugli fraintende il caso che gli espone Renzo e crede che Renzo sia un bravo che ha minacciato un curato. La sua serietà crescente è in diretto rapporto con la violenza del fatto, che rende ai suoi occhi degno di rispetto l’interlocutore finora disprezzato. Nel suo lungo discorso, sulla sua bocca, ricorrono termini in armonia con il suo soprannome: “imbrogliarle …… imbrogli….. d’ogni intrigo si può uscire”. È tutto un susseguirsi di deformazione della verità, attraverso l’inganno di cui è capace la parola, in coerenza con quel clima di ambiguità evidenti fin dall’inizio negli oggetti che costituiscono l’ambiente. Da sottolineare che in una fase di “Fermo e Lucia”, il dott Azzecca-garbuglia si chiamava dott. Duplica.Parlare del primo equivoco a proposito della vera identità di Renzo
L’Azzecca-garbugli è abituato ad una certa familiarità con la violenza per cui entra in gioco l’equivoco. Egli crede che il giovane che gli sta davanti sia il colpevole e gli chiede perché si sia tagliato il ciuffo. Bisogna sapere che nel Seicento i bravi e comunque i violenti erano soliti portare un lungo ciuffo di capelli che poi si tiravano sul volto per camuffarsi, una volta commesso un qualche misfatto.Descrivere l’impaccio e la meraviglia di Renzo di fronte all’Azzecca-garbugli
Renzo non si trova a proprio agio di fronte all’Azzecca-garbugli: prova soggezione, tiene in mano il cappello e per darsi un contegno ci giocherella. Si scusa più di una volta se non si sa esprimere bene. Alla domanda perché si sia tagliato il ciuffo (di solito portato dai delinquenti), il giovane risponde con umiltà, “da povero figliuolo”. Con interesse e meraviglia segue la lettura della grida che fa proprio il caso suo e quando il dottore, dopo aver capito che Renzo è stato vittima di un sopruso e non ne è stato la causa, lo rimprovera per non essersi spiegato bene. Umilmente, Renzo si scusa di nuovo e racconta come sono andare veramente le cose con un filo di commozioneDopo la complicità di don Abbondio con l’oppressore, nel capitolo II ci troviamo di fronte a quella dell’Azzecca-garbugli
Quando l’Azzecca-garbugli ha capito che gli viene chiesto di difendere un popolano dai soprusi del signorotto del luogo, egli cambia atteggiamento. Anche in lui, come in don Abbondio, il solo nome di don Rodrigo scatena la paura. L’aspetto caricaturale e le esclamazioni con cui il dottore si dissocia da Renzo non fanno che accentuare i tratti caratteristici del personaggio. Rifiuta di difendere Renzo e non ha bisogno di giustificare tale rifiuto: è ormai scontato il suo passaggio dalla complicità col supposto bravo al ripudio dell’innocente. Il dottore diventa, per paura, complice dell’oppressore e il simbolo di una categoria professionale che viene meno alla propria deontologia per restare asservita al potere. E sono gli umili e gli indifesi a patirne le conseguenze.I tentativi “umani” di risolvere la vicenda falliscono: primo esempio
Agnese, venuta a conoscenza dei fatti, propone una soluzione: quella di chiedere l’intervento della giustizia cioè di ricorrere ad una mediazione che sostenga i diritti delle persone più deboli contre i soprusi dei potenti. Ma questo primo tentativo, che sostituisce l’iniziale progetto di vendetta di Renzo, si rivela inutile: nel Seicento la giustizia non era fatta per la gente del popolo, ma difendeva sempre i potentiIndividuare nel racconto del miracolo delle noci gli echi di predica popolaresca
Fra’ Galdino racconta il miracolo delle noci in modo elementare, secondo lo schema di certi “fioretti” presenti nella tradizione popolare e letteraria che fa pensare ai Fioretti di San Francesco. La trama del racconto è convenzionale: padre Macario porta un nome comune a i due santi famosi per i loro miracoli e il suo compito esclusivo è proprio quello di compiere prodigi. Innanzitutto, si ha la distinzione netta fra buoni e cattivi (da una parte abbiamo il benefattore, il brav’uomo e dall’altra i giovinastri, i giovani scapestrati); inoltre, la bontà viene premiata e la malvagità punita. Ne deriva una morale un po’ forzata che sostiene l’elemosina e il ruolo del questuante che solo alla fine viene riscattata da alcune considerazioni sul ruolo della carità attiva che ruota intorno al convento dei cappuccini.Individuare in quale circostanza emergono l’intelligenza e l’accortezza del comportamento di Lucia
In questo capitolo, Lucia non dimostra di essere una ragazza ingenua e sprovveduta. Non riferisce a nessuno, se non a padre Cristoforo, le parole e le intenzioni pronunciate da don Rodrigo nei suoi confronti. Non ne ha parlato alla madre per non crearle dolore, ma soprattutto per evitare che il fatto diventasse di dominio pubblico. Inoltre, per evitare di trovarsi da sola faccia a faccia con don Rodrigo, quella volta che si è andata a confessare dal padre cappuccino, ha indugiato un po, facendo finta di essere occupata in qualcosa, giusto per attendere che dalla strada passasse altra gente ed avviarsi insieme a loro verso il convento. Mostra anche una certa intelligenza quando offre a fra’ Galdino una grande quantità di noci, probabilmente pensando al favore che un istante dopo gli avrebbe chiesto.Individua nel capitolo un accenno alla carestia
Un accenno alla carestia è fatto da fra’ Galdino durante il colloquio con Agnese e Lucia. Il cappuccino fa il giro delle case per chiedere l’elemosina. Di solito gli abitanti sono generosi, ma in quel momento il frate riferisce che la questua non va bene e per mettere insieme poche noci ha dovuto bussare a dieci porte. Agnese risponde che effettivamente l’annata è scarsa e non ci si può permettere di fare l’elemosina quando ci si deve contenere per consumare il necessario per vivere.Che itinerario segue Renzo?
All’inizio del capitolo, Renzo si trova in casa di Agnese e Lucia e racconta l’esito dell’incontro con don Abbondio. Successivamente, dopo aver deciso di recarsi dall’Azzecca-garbugli, attraversa i campi, prende dei viottoli ed arriva a Lecco, all’abitazione del dottore dopo aver chiesto informazioni ai passanti. Terminato, senza esito il colloquio con il dottore, riprende la via dei campi e ritorna a casa delle due donne. Le informa brevemente dell’esito e rientra a casa sua, preso dalla convinzione che la vendetta è forse l’unico modo di farsi giustizia.La presenza delle antitesi nell’elogio dei cappuccini
L’antitesi è una figura retorica che consiste nell’avvicinare due termini o espressioni che, presi singolarmente, sono in contrasto. In tal modo, il concetto che si vuole affermare si arricchisce. L’elogio dei cappuccini è ricco di antitesi:• si mettevano a disposizione dei più umili e i potenti servivano loro
• con la stessa forma di umiltà e di sicurezza, entravano nelle case più povere come nei palazzi più sontuosi
• erano in grado di dare consigli e anche raccontare storie per divertimento
• erano soliti fare la questua, ma non si tiravano mai indietro quando qualcuno chiedeva loro l’elemosina
• poteva succedere che, passando dalla strada un potente riverisse un frate cappuccino ma anche che dei ragazzacci lo schernissero
• a quel tempo il termine “frate” era pronunciato con rispetto, ma a volte anche con disprezzo