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Sallustio: vita ed opere


Sallustio nacque nel 86 a.C. e morì nel 35 a.C. La sua ambizione era di fare carriera politica, raggiungendo così un’alta posizione sociale, ma non vi riuscì e pertanto cercò di raggiungere lo stesso obiettivo tramite la letteratura. Eletto prima Questore, poi Tribuno del popolo, militando nel partito dei popolari, si fece notare attaccando violentemente Cicerone e Milone. A causa della pretesa immoralità, i censori lo esclusero dal Senato, ma ottenne di nuovo un incarico pubblico, quello di Questore, tramite l’intervento di Cesare. Si arricchì notevolmente diventando proconsole dell’Africa Nova (ex regno di Numidia, trasformato in provincia). Grazie di nuovo all’aiuto di Cesare sfuggi ad un processo per concussione e dopo la morte del dittatore, avvenuta nel 44 a.C., si ritirò dalla vita attiva per consacrarsi ai piaceri della storia, andando a vivere in una villa, circondata da meravigliosi giardini, che si era fatto costruire a Roma, fra il Pincio ed il Quirinale.
Le sue opere sono:
1) De conjuratione Catilinae, in cui analizza il tentativo di rivoluzione ad opera di Catilina. Si tratta di un notevole studio delle cause morali dei fatti che egli conosceva bene per averli vissuti.
2) Bellum Jugurthinum che racconta la guerra che fu combattuta da Roma contro Jugurtha, re della Numidia. E’ un’opera di grande valore storico. Sallustio adoperò anche fonti scritte in lingua punica, approfittando del soggiorno fatto in Numidia come proconsole. Inoltre, nello studio di questo importante episodio della lotta fra il popolo e Mario, lo storico mostra di possedere una conoscenza approfondita dei problemi sociali.
3) Historiae. Riportano gli avvenimenti successi fra il 78 e il 67 a.C., cioè la reazione contro l’operato di Silla e la ripresa progressiva del partito democratico. Purtroppo, l’opera non ci è giunta nella sua integralità.

Allievo ed imitatore di Tucidite, Sallustio non solo racconta, ma soprattutto spiega; sa cogliere perfettamente l’importanza dei fatti e di ognuno, cerca di scoprirne ed analizzarne le cause morali. Mostra anche di essere uno storico filosofo quando spiega come la decadenza romana ed il declino dell’aristocrazia siano nati dall’eccesso di potenza di Roma e dalle facilitazione offerte dalle sue vittorie. In questo senso si può affermare che Sallustio potrebbe essere considerato il maestro di Montesquieu. A volte le sue spiegazioni sono troppo semplicistica; per esempio, la corruzione morale non è sufficiente a spiegare la nascita della congiura di Catilina perché sarebbe stato necessario individuarne anche le ragioni economiche e sociali.
Lo stile di Sallustio è celebre per la concisione. Egli utilizza sistematicamente la dissimmetria per dare più movimento alla frase, l’infinito narrativo per dare all’esposto un carattere più concitato e gli arcaismi che rendono lo stile più severo. In conclusione la lingua di Sallustio è una lingua dotta, calcolata artificialmente, ma che produce un effetto originale. Nonostante alcune riserve, dovute alla mancanza di imparzialità, i Romani ammirarono ben presto l’opera di Sallustio. Quintiliano, per esempio, lo paragonò a Tucidite, Marziali lo proclamò primo storico latino mentre Tacito trasse insegnamento dalla concisione dello stile e dal concetto morale di storia.

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