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Caratterizzata dall'uso del distico elegiaco (un esametro e un pentametro). La parola "elegia" deriva probabilmente dal nome del flauto in qualche lingua orientale.

Origine greca
Era un genere molto versatile e spesso accompagnato dalla musica, dal settimo secolo a.C. Viene usato per la vita pubblica, dal quinto si affaccia il tema del lutto, del lamento, ma viene rinnovato.

Una delle opere di riferimento è la “Lide" di Antimaco di Colofone in cui la donna amata muore. Un altro modello è Mimnermo, spiccatamente erotico. L'uomo si innamora spesso di una donna che non ricambia, e il mito finisce per compensare le sofferenze dell'autore. È un amore cortese, il poeta ha atteggiamenti servili nei confronti della donna, vita dedicata all'otium, desiderio di crogiolarsi nelle sofferenze amorose, vita di nequitia. Il poeta vive la Militia Amoris e l’amore è il suo "àristos bìos", la perfetta forma di vita. L’amore coinvolge sempre cortigiane o liberte, non donne appartenenti a ceti elevati perché sarebbe scandaloso. Rifiuto della poesia elevata in favore della musa leggera (poesia callimachea, raffinatezza formale, eleganza concisa).

I maggiori esponenti, come ci dice Quintiliano, furono: Cornelio Gallo, Tibullo (che però non presenta il tema del mito), Properzio e Ovidio, siamo quindi nella seconda metà del I secolo a.C.. Prima fu praticata dai neoterici come Catullo, ma Gallo fu considerato l'iniziatore del genere perché scrisse solo di questo genere e perché fissò i canoni dell'elegia romana.

Gallo nacque nel 69-68 a.C. Era un Homo Novus appartenente al ceto equestre. Dopo una brillante carriera politica (fu prefetto d'Egitto) cadde in disgrazia e fu condannato all'esilio e alla damnatio memoriae, si uccise nel 27-26 a.C. Scrisse una raccolta di elegie in 4 libri, “Amores", in cui parla del suo amore per Licòride (che probabilmente era la liberta Volumnia).

Appartiene alla poesia neoterica di derivazione alessandrina, attinge agli amori infelici scritti dal poeta greco Nicea. Accentuazione dell'elemento soggettivo. Ciò pare essere confermato dal ritrovamento di un papiro egizio ritrovato nel 1979, di una decina di versi (di cui è dubbia l’attribuzione) che riportano le caratteristiche delle sue elegie. Ha conferito all'elegia latina i tratti caratteristici: impronta autobiografica, intensa passionalità e la tendenza a raccontare un'unica storia amorosa. Fu amico di Virgilio, che gli dedicò l’ultima parte del quarto libro delle “Georgiche”, che poi sostituì con la favola di Aristeo quando Gallo cadde in disgrazia.

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