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La poesia neoterica

La poesia romana subì nel I secolo a.C. una vera e propria rivoluzione grazie ai poetae novi che cercarono di limitare almeno in parte il ruolo impegnato (sul versante politico-filosofico) che l’uomo di cultura romano aveva avuto, per valorizzarne invece la dimensione artistico-letteraria. I poetae novi furono dunque a modo loro eversivi e rivoluzionari nei confronti della tradizione. Alcuni pre-neotorici più importanti facevano parte del circolo di Lutazio Catulo, uomo politico e letterato che scrisse poesie leggere e raffinate. Amici di Catulo furono i contemporanei Valerio Edituo, Porcio Licino e Levio. Tuttavia, il caposcuola riconosciuto del movimento neoterico fu Valerio Catone originario della Gallia Cisalpina detto “sirena latina” in un epigramma del suo allievo Furio Bibaculo. Delle loro opere resta poco assai, ma sono invece numerose le opere di Gaio Valerio Catullo. Ciò che accomuna questi letterati è la crisi della Repubblica che li aveva allontanati dalla passione civile facendoli vivere una dimensione artistica, intellettuale ed estetica della loro poesia. Le loro opere contengono disimpegno, sono raffinate ed attente alla ricercatezza dei contenuti, all’eleganza delle soluzioni metriche e linguistiche, ed inclini a forme di audace sperimentalismo. Non a caso i generi più praticati furono l’epillio (breve poemetto mitologico in esametri) e l’epigramma (brevissimo componimento in distici elegiaci, di argomento vario) che ricollegano i neoteroi direttamente alla tradizione della poesia greca alessandrina e alla figura di Callimaco.

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