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Lucrezio e il De rerum natura


Scarse e incerte sono le notizie sulla vita di Lucrezio autore del poema "De rerum natura" (sulla natura).
La testimonianza più importante è quella di San Gerolamo vissuto nel IV d.C.. Il poeta, secondo lui, sarebbe nato nel 94 a.C. e sarebbe morto a causa di un filtro amoroso che lo avrebbe reso pazzo e lo avrebbe poi condotto al suicidio.
Questo racconto sarebbe però frutto di una leggenda raccontata dai cristiani per screditare lo stesso Lucrezio che si era impegnato a dimostrare la mortalità dell'anima e l'inesistenza di una vita oltre la morte. In definitiva si può dire che Lucrezio visse nel periodo che va dal 98 al 55 a.C., periodo molto concitato per la storia romana poiché scoppiarono le due Guerre Civili,la prima nel 99 a.C., la seconda del 49 a.C. Questi due eventi sono da contestualizzare poiché, benché Lucrezio fosse epicureo, quindi aderiva all'idea che bisognava allontanarsi dalle passioni o da azioni che potevano provocarle, come la politica, cercò di fornire una cura a questo smarrimento sociale. Le fazioni che si scontrarono durante la guerra civile furono quella dei Populares, i democrativi, capeggiati da Mario e gli optimates, uomini di rango aristocratico che non volevano perdere i loro privilegi, capeggiati invece da Silla, il dittatore per eccellenza almeno prima dell'ascesa di Giulio Cesare. La prima guerra civile in realtà fu l'ultimo di una serie di avvenimenti che trovarono origine della guerra Giugurtina dalla quale poi scaturì una delle più importanti leggi riguardanti l'esercito ossia la riforma dell'esercito di Mario nel 107 a.C.
Nel 105 a.C. Giugurta, re della Numidia non rispettò l'ordine dato dal Senato Romano, ossia, quello di non attaccare le popolazioni confinanti. Il Senato invia l'esercito per annientare la Numidia. Inizialmente la guerra procedeva secondo attacchi continui che però vennero improvvisamente fatti cessare dal senato romano poiché aveva ricevuto indigenti somme di denaro e ricchezze varie dal sovrano stesso che poi promulgò l'atto dichiarando quanta corruzione dilagava nel sistema senatorio romano. Nel 107 avanti Cristo Gaio Mario,homo novus, deliberò una nuova legge, ossia quella di rendere volontario l'arruolamento nell'esercito, così facendo non solo riuscì a risolvere il problema del proletariato che si scatenò in seguito alla seconda guerra punica e alla confisca dei territori dati poi ai reduci della guerra, ma diede anche potere a uomini che avevano come unico merito quello di vincere le battaglie e quindi di poter riportare un cospicuo bottino ai propri soldati.Durante questa crisi Lucrezio non si interessò alla vita politica ma propose come antidoto la filosofia di Epicuro che si era fortemente sviluppata, soprattutto nell'Italia meridionale dove praticava il maestro filosofico più importante di tutti ossia Sirone e molto probabilmente vigeva anche una scuola filosofica epicurea nella quale anche Lucrezio studiò. Lucrezio cercó di trasmettere la filosfia epicurea nel De rerum natura scritta utilizzando la poesia( in esametri) nonostante lo stesso Epicuro ne avesse condannato l'utilizzo poiché fautrice di passioni. Per Lucresio però la poesia è l'unico mezzo che può vincolare dei concetti ardui al lettore semplificandoli quindi ne sfrutta l'aspetto limitatamente strutturale. Celebre è la sua similitudine riguardante la poesia, che verrà riutilizzata anche da Torquato Tasso nella "Gerusalemme Liberata":
"Come i medici, quando cercano di dare ai fanciulli
il ripugnante assenzio, prima gli orli, tutt'attorno al bicchiere,
cospargono col dolce e biondo liquore del miele,
perché nell'imprevidenza della loro età i fanciulli siano ingannati".
Il De rerum natura è diviso in sei libri che trattano in generale di tre temi fondamentali: la fisica, l'antropologia e la cosmologia, tutti si innestano sulla filosofia epicurea per questo si può dire che Lucrezio abbia messo per iscritto i concetti epicurei.
Si nota quindi una visione pessimista ma non totale poiché il poeta propone comunque un farmaco contro quelle che lui definisce la quattro paure degli uomini. Il tetrafarmaco quindi sarebbe la filosofia epicurea che vince sulle quattro paure più grandi che hanno sempre caratterizzato l'essere umano:
Gli dei, particolare la punizione divina;
La morte;
Il dolore meno forte;
Il dolore forte.
Il primo punto è vinto poiché nell' "Elogio a Epicuro" Lucrezio afferma che "Epicuro ha liberato gli uomini dalla paura degli dei" che non esistono ma anche se esistessero non sarebbero interessati alla vita umana. Con un'accezione totalmente negativa Lucrezio identifica la religione con il termine religio che indica una "superstizione" o una "falsa credenza".La paura della morte è da sfatare utilizzando la concezione materialistica infatti Lucrezio dichiara che tutto è composto da atomi, anche le cose astratte come la conoscenza o l'amore. La teoria che porta alla formazione delle cose astratte è quella che indica la formazione di queste tramite i simulacri,atomi invisibili,che si staccando dalle cose e si scontrano con gli atomi dell'animus ossia della mente. Il genere umano invece è generato da atomi interescati da cambi direzionali degli stessi detti clinamen. Avendo chiaro ciò la morte non è altro che la disgregazione della materie, quindi degli atomi, e senza atomi si ha il nulla, quindi la morte è il nulla e non si può temere il nulla. Il dolore forte poi culmina con la morte quindi non bisogna tenerlo, quello meno forte è sopportabile quindi non può spaventare. Si noti in definitiva come Lucrezio abbia avuto l'abilità di rimanere fuori dal contesto politico non schierandosi dalla parte di nessuno e fornendo una spiegazione tutta sua che con uno stile molto solenne e un linguaggio molto innovativo dati i richiami tecnici proprio della lingua filosofica, ha anticipato la decadenza della romanità che caratterizzerà l'età imperiale e il volersi rifugiare in culti orientali.
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