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Tito Lucrezio Caro

Possediamo poche informazioni sulla vita di questo poeta, fornite soprattutto dalla “Cronaca” di San Girolamo (scrittore cristiano). Secondo questo, Lucrezio sarebbe nato intorno al 96-94 a.C. e si sarebbe suicidato per amore a 44 anni (forse solo un leggenda cristiana). È incerto anche il luogo di nascita, ma la formazione avvenne probabilmente a Roma.
L’unico componimento lucreziano è il poema epico-didascalico “De Rerum Natura”, la cui data di composizione è sconosciuta. Sempre secondo San Girolamo la pubblicazione sarebbe stata postuma e avvenuta per mano di Cicerone, fatto che ci colpisce dati gli ideali assolutamente anti epicurei dell’oratore. Evidentemente Cicerone aveva trovato nel poema lucreziano una certa validità.
L’opera
Il poema didascalico comprende 7420 esametri in 6 libri.
Libro 1: Invocazione a Venere, dedica a Gaio Memmio, elogio a Epicuro (dimostrando tramite il sacrificio di Ifigenia che la causa di molti mali non è la filosofia ma la superstizione) e infine il tema centrale: la fisica e la teoria degli atomi.
Libro 2: continua con la fisica, illustrando il movimento degli atomi che cadono per il loro peso secondo traiettorie rettilinee ma che, scontrandosi con altri atomi, possono rimbalzare e formare degli aggregati corporei. Continua poi descrivendo le forme degli atomi e la varietà di combinazioni.
Libro 3: Inno in onore di Epicuro, descrizione dell’anima (divisa in animus che si trova nel petto e regola l’intelletto e anima che è il principio vitale e si trova in tutto il corpo) e infine la vanità della paura della morte.
Libro 4: teoria meccanica della conoscenza secondo la quale la conoscenza è fondata sui simulacra rerum, emanazioni invisibili dei corpi che giunti a contatto con il nostro corpo producono le sensazioni . Queste sono sempre vere fino a quando non interviene la mente che può anche sbagliare nell’interpretazione. Con questa stessa teoria si spiegano i sogni, le visioni e l’amore.
Libro 5: nega l’esistenza della provvidenza e l’importanza dell’uomo, confronta il progresso da una parte indispensabile dall’altra motivo di vizi e insaziabilità.
Libro 6: Spiega alcuni fenomeni sostenendo che tutti hanno un’origine fisica e non divina (fenomeni atmosferici, terrestri, epidemie) trattandoli con il metodo della spiegazione molteplice (dà solo il motivo più evidente, senza scendere in particolari).
Il poema è di tipo didascalico, volto cioè all’insegnamento di una verità. La poesia didascalica è un sottogenere dell’epica: entrambe sono in esametri e hanno il fine di trasmettere un messaggio chiaro e incisivo al pubblico (cfr. origini greche del genere epico). Nella poesia latina, il genere didascalico fu introdotto da Ennio e coltivato dagli ellenisti e infine da autori come Lucrezio, Virgilio (“Georgiche”) e Orazio (“Ars poetica”).

Epicureismo

Lucrezio è un forte sostenitore della filosofia epicurea, basata sulla concezione democritea dell’atomismo secondo la quale ogni corpo è formato da atomi e da vuoto: quando gli atomi si aggregano formano il corpo, quando si disgregano si disgrega anche il corpo (nascita/morte). Anche l’anima è costituita da atomi se pur più piccoli.
A questa concezione Epicuro porta delle modifiche: la teoria del clinamen, secondo la quale gli atomi durante la caduta nel vuoto subiscono una deviazione che li porta a scontrarsi e da questi scontri si formano i corpi. Gli epicurei, comunque, non mirano a verità scientifiche ma a spiegare razionalmente la natura attraverso la fisica così da liberare l’uomo dalla paura della morte e degli dei e garantire la felicità.
Simulacra: immagini costituite da atomi che emanano dai corpi e si diffondono fino all’uomo provocando le percezioni. Queste sono esatte perché riproducono con precisione l’oggetto. Vi è però un collegamento con la doxa, l’opinione, che devia la vera percezione in base a quelle che ha già acquisito e quindi può sbagliare.
Il carattere materialistico di questa filosofia ha dei notevoli riscontri nell’etica: libera infatti dalla paura della morte (semplice disgregazione di atomi, se c’è la morte non ci siamo noi e se ci siamo noi non c’è la morte), dalla paura degli dei (indifferenti alle vicende umane) e da ogni altra paura. Senza paure, l’uomo può concentrarsi sul suo fine, anch’esso materialistico, che è la felicità derivata dal piacere. Il piacere è inteso però come benessere stabile quindi assenza di dolore fisico e morale (ataraxia) che deriva da una corretta misurazione dei desideri.
Con quest’opera Lucrezio spera di divulgare un messaggio di verità e portare felicità ad un’umanità afflitta da paure e superstizioni.

I precedenti di un poema complesso

Il De Rerum Natura ha sicuramento preso spunto da numerosi altri testi, primi sicuramente gli scritti di Epicuro, ai quali è molto fedele: il Perì physeos (“Sulla natura”), le epistole, nonché numerose sentenze; compare poi l’ammirazione per i filosofi greci naturalisti, quale Empedocle, e una forte critica ad altre scuola di pensiero di età ellenistica (stoicismo, cinismo, diàtriba); Infine vi è la vicinanza ai poeti latini come Ennio, dal quale prende gli arcaismi e la metrica ma è più maturo, Catullo e i poeti neoterici dei quali condivide la poetica fondata sul lepos (la grazia).

Poetica

Da un passo del primo libro ricaviamo le intenzioni dell’autore. Il motivo per cui scrive quest’opera non è quello di far conoscere i principi della filosofia epicurea, che erano già ben noti, ma di proseguire la lotta contro le paure e le superstizioni, già intrapresa da Epicuro, verso le quali si sta dirigendo la Roma del suo tempo. Come scrive lui stesso, la forma poetica con cui ha deciso di scrivere l’opera deriva dalla necessità di parlare di temi scomodi e non sentiti, posti sotto una forma più accattivante (similitudine con i medici) ma probabilmente non era per lui un peso scrivere in poesia a differenza della nostra concezione per cui poesia e filosofia non sono conciliabili.

Stile

Lucrezio, prendendo a modello altri poeti latini, persegue il lepos, cioè la grazia dello stile. È noto per i suoi arcaismi che conferiscono all’opera un carattere elevato, a anche neologismi che sostituiscono perfettamente i termini greci utilizzati da Epicuro nei suoi testi. La retorica è ben curata (troviamo allitterazioni, anafore, dislocazione dei termini all’interno del verso, epifonema =sentenza finale, ripetizione) e troviamo spesso analogie tra la vita quotidiana e le astrattezze filosofiche che si manifestano in immagini quotidiane, tipico strumento euristico.
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