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Lucrezio

Della vita non sappiamo molto: di lui c’è giunta solo l’opera dal titolo De rerum natura, che sappiamo essere stata letta da Cicerone, che l’ha considerata un unicum.
Anche riguardo agli estremi cronologici sappiamo poco: secondo lo scrittore cristiano Girolamo, Lucrezio sarebbe nato nel 96/94 a.C. e, di conseguenza, la morte dovrebbe cadere nel 52/50 a.C. (al 44° anno di vita). Ma una notizia del grammatico Donato segnala il sincronismo tra la morte di Lucrezio e l’assunzione della toga virile da parte di Virgilio nel 55 a.C. per cui la data di nascita andrebbe posticipata al 98 a.C..
Riguardo al suicidio di Lucrezio, si ritiene che fosse solo una leggenda per screditare il materialismo lucreziano. La formazione spirituale di Lucrezio è avvenuta a Roma, anche se sappiamo che non era la sua città d’origine, che rimane sconosciuta. Le esperienze spirituali di Lucrezio sono tutte documentate nel De rerum natura che è la sua unica opera la cui data di composizione risulta incerta.

DE RERUM NATURA
Il poema di 7420 esametri comprende 6 libri divisi in 3 diadi: la prima diade esprime i principi fondamentali della fisica epicurea, la seconda si riferisce all’antropologia e la terza alla cosmologia e i fenomeni naturali. Tra una diade e l’altra c’è l’elogio di Epicuro. Potrebbe sembrare che manchi una parte relativa all’etica, ma in realtà il contenuto del poema è tutto in funzione dell’etica: nel II libro la dottrina del clinamen reintroduce la libera volontà e l’autonomia della decisione, nel III la riflessione sulla morte mira a liberare l’uomo dal timore dell’aldilà, nel IV la dottrina sulla conoscenza si chiude con il brano che presenta gli effetti devastanti dell’amore. Se, poi, si prendono in considerazione i proemi e i finali dei singoli libri, è ancora la morale a fare da protagonista (Es. proemio libro II: natura stabile o catastematica del piacere in Epicuro).

Incompiutezza del poema
Il De rerum natura termina in modo abbastanza brusco con la peste di Atene, senza che l’autore faccia alcuna osservazione conclusiva; quindi, in concomitanza con la notizia del suo suicidio viene da pensare che l’opera sia rimasta incompiuta. Sembra, infatti, incongruente con il messaggio di serenità dell’Epicureismo che il poema si chiudesse con una sorta di “trionfo della morte”. Inoltre, si ipotizza che il VI libro dovesse concludersi con la trattazione della natura degli dei e delle loro sedi beate, argomento anticipato nel V libro e mai trattato. Secondo altri pareri, invece, l’opera non è incompiuta: infatti, spostando alcuni versi del VI libro si fornisce una chiusura adeguata per l’ultimo libro dell’opera. Inoltre, il quadro della peste di Atene ha un legame con i fenomeni meteorologici di cui si tratta appunto nell’ultimo libro e trova una sua ragione d’essere come simbolo della stoltezza degli uomini che di fronte al male si rifugiano nella superstizione.

Lucrezio comunque non terminò l'opera: infatti, ci sono dei pezzi non legati tra loro perché manca il labor limen,, "lavoro di rifinitura".

Fonti e modelli
Lucrezio sicuramente deve aver fatto ricorso a molte fonti per la stesura della sua opera: fondamentale è la conoscenza delle opere di Epicuro, in particolar modo, dei 37 libri Perì physeos, "Sulla natura", delle epistole e delle massime capitali. Tra le sue fonti compaiono anche le opere di filosofi greci come Empedocle che scrisse un Perì physeos. Inoltre, nel De rerum natura compaiono numerosi elementi della filosofia ellenistica, oltre all’Epicureismo: filosofia stoica, con cui spesso è in polemica, e cinica, da cui prende spunti e temi diatribici.
Dal punto di vista letterario, invece, il De rerum natura denota la conoscenza di Omero e dei tragici. Altro importante modello per Lucrezio è Tucidide, da cui sono presi i dati storici per la peste di Atene. Per quanto riguarda la letteratura latina, invece, è rilevante l’ascendente di Ennio, visibile nella patina arcaica del linguaggio e nella metrica.

Lingua e stile
Tra i caratteri stilistici si distingue il gusto per l’arcaismo e uno stile poetico molto elevato. Inoltre, accanto alle forme di uso corrente, compaiono varianti morfologiche arcaiche.

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