Mongo95 di Mongo95
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Nato forse nel 94 a.C. C’è chi dice, per denigrarlo, che fosse impazzito per gli effetti di un filtro d’amore e che scrivesse soltanto nei rari momenti di lucidità, finchè non si suicidò intorno ai 43 anni. Con le sue opere intende portare a Roma la filosofia epicurea, per estirpare dolore e paura. Parlando di Epicuro, lo definisce come colui che per primo aveva osato alzare il capo e sfidare gli dei, ribellandosi alla condizione di sottomissione dell’uomo. Parla di “religio”, cioè di religione come superstizione, che spesso a portato a gesta contro la natura umana (per esempio sacrifici umani). La religio è un atteggiamento nei confronti del sovrannaturale, in cui si mescolano il rispetto e il timore per qualcosa che non è dominabile dalla ragione, quidi da trattare con estrema cautela. Ci sono delle significative consegueze: timore verso una dimensione esterna, attenzione nella cura minuziosa di ogni atto rituale con cui si entra in relazione con questa sfera. Gli Illuministi possono quindi essere avvicinati a Lucrezio: libertà dalla paura e dalla superstizione. La ragione illumina la realtà contro l’oscurantismo della “religio”. È al centro e necessaria per interpretare meglio la realtà. Lucrezio afferma che le sue parole potrebbero sembrare blasfeme, ma in realtà è la religio che ha condotto l’uomo al “peccato”. La sua visione si discosta molto da quella latina,che vedeva la religiosità molto connessa alla vita pubblica. Contrasta quindi l’idea di “religio instrumentum regni”.

Lucrezio usa la poesia per spiegare argomenti filosofici. Vuole usare la stessa modalità che si usa per dare una medicina ad un bambino: il vero addolcito.
• De rerum natura
Poema didascalico, in cui il poeta espone la dottrina epicurea rivolgendosi ad un preciso interlocutore: Memmio. In realtà prò indente parlare all’umanità intera per mostarle la via della felicità. Epicuro ha infatti donato all’umanità proprio ciò che le mancava, la felicità. L’opera, che potrebbe essere incompiuta, si compone di sei libri divisi in tre diadi. Ognugno ha una conclusione molto forte e negativa, legata la dolore e alla sofferenza, che si distingue dal carattere più leggero del resto dell’opera:
1. Alle origine della materia: gli atomi
C’è una visione meccanicista del mondo: gli atomi sono all’origine della materia. Sono gli elementi primi che la costituiscono con la loro aggregazione e le loro interazioni.
2. La dinamica della vita
Gli atomi si muovono da soli, ma per vie di un impulso primitivo, il “clinamen”, iniziano ad aggregarsi.
3. La natura dell’animo
Nell’uomo è presente una parte razionale (animus) e un principio vitale (anima). Essi nascono con l’organismo e si dissolvono con esso. Quindi la morte rappresenta la fine.
4. Sensazioni e illusioni. L’amore
La conoscenza si basa sulle sensazioni. Tutto è dovuto ai “simulacra rerum”, aggregazioni di atomi che ricoprono superficialmente i corpi come membrane e colpisono i nostri sensi quando vi si distaccano. Ma queste percezioni non sono esseri reali
5. La nascita del mondo e del genere umano
Il mondo è un’entità dotata di corpo mortale. Gli dei sono distaccati da questa dimensione, in condizione di perfetta quiete.
6. Fenomeni naturali
Elencati i fenomeni naturali che destano la paura nell’uomo: tuono, fulmine, tempeste, terremoti….
-)Proemio: l’inno a Venere
In apertura del proemio, Lucrezio sceglie di inserire una tradizionale invocazione alla divinità, rivolgendosi direttamente a Venere, non a una musa. Non gli interessa un “divina assistenza”, non è il rivolgersi di un fedele in preghiera. Vuole soltanto che si trovi la pace possibile per ascoltare le sue parole nella condizione migliore per il pensiero e la contemplazione. Venere incarna il principio fisico della generazione ciclica degli esseri viventi, che avviene ad ogni ritorno della stagione primaverile. A questa vitalità coincide un forte desiderio di amore, che viene infuso in tutti gli esseri. Venere ha funzione pacificatrice nei confronti di Marte, il dio della guerra. Essi incarnano due diversi generi di amore: catastematico (sereno, stabile e tranquillo) la prima, cinetico (sfuggevole) il secondo. Solo in un contesto di tranquillità e serenità del corpo è possibile apprendere gli insegnamenti di Epicuro.
L’esistenza delle divinità non è negata, ma è vista come un modello di perfetta beatitudine, proprio perché distaccati dalla sfera di esistenz degli uomini.
-)L’elogio di Epicuro
Gli uomini vivono in modo indegno a causa di fedi e credenze, delle paura dovuta a false interpretazioni dei fenomeni naturali. Un greco (Graius homo), Epicuro, si leva con la lucidità razionale dell’intelletto contro le superstizioni e affronta il mistero della natura, mostrando agli uomini le reali ragioni della nascita e della morte delle cose. Epicuro viene descritto come un intrepido eroe, che per primo affronta i “mostri”: gli dei e la loro ira, che si manifesta nei fenomeni naturali più distruttivi. Con la mente e la lucidità egli si è spinto fino ai confini dell’universo e ha tratto le vere leggi della natura.
-)Il sacrificio di Ifigenia
La dottrina esposta da Lucrezio potrebbe essere accusata di empietà. Quindi si preoccupa di mostrare i gravi fatti di empietà e ingiustizia, che in realtà sono da imputare alla religio stessa. Per esempio il sacrificio di Ifigenia, ordinato dal padre Agamennone per placare l’ira di Artemide e permettere alla sua flotta di salpare alla volta di Troia.
-)Storia del genere umano
Si passa dalla storia naturale a quella della civiltà umana. Descrivendo il periodo più primitivo dell’uomo, Lucrezio si discosta dall’ideologia comune di antichità come Eden, età dell’oro e di vita spensierata che poi ha subito un processo di decadenza. Non è vera la visione mitica che i primi uomini erano felici, privi di preoccupazioni. Non si tratta di un periodo facile, ma duro e selvaggio, che poi è progredito grazie ad un processo di evoluzione naturale integrato dall’intelligenza e dalla capacità di giudizio dell’uomo.
Si descrive il passaggio ad una prima organizzazione sociale, con particolare attenzione alla nascita del linguaggio. L’uomo anticamente viveva nel periodo, nomade e dipendente da caccia e pesca, nonché da ciò che riusciva a trovare in natura. Le bestie selvagge potevano causare una morte violenta. E chi riusciva a sfuggire, spesso moriva per le ferite riportate. In ogni caso l’essere umano non si lamentava del suo stile di vita. Non c’erano leggi, né costumi.
Ciò durò finchè non ci si riunì in piccole comunità, iniziano a crearsi istituzioni come il matrimonio e i costumi si ingentiliscono. Inizia spontaneamente a nascere un nuovo modo di comunicare: il linguaggio, dato che c’era necessità di esprimere il nome delle cose. Non fu imposto da un platonico legislatore.

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