Le orazioni

La prima orazione che lo ha reso famoso è Pro Sexto Roscio Amerino, che era stato accusato di aver ucciso il padre, ma Cicerone riesce a dimostrare che erano stati i parenti e Lisogeno, un liberto di Silla, personaggio molto potente, quindi l’avvocato rischiava anche la propria vita, ma è tanto abile da difendere l’accusato senza attaccare Silla. Dopo la causa abbandona Roma perché teme i sillani, viaggia in Grecia ed Asia Minore per studiare filosofia.
Le Verrine le scrive dopo essere tornato a Roma, Silla è morto. Nel 75 è eletto questore della Sicilia, gli abitanti pongono tanta fiducia in lui che 5 anni dopo gli chiedono di essere difesi contro Verre, che si voleva impossessare dei loro beni.
Dopo la condanna a morte dei seguaci di Catilina la sua posizione si indebolisce. Clodio emana la legge che fa esiliare Cicerone, che è privo del sostegno dell’aristocrazia, che lo abbandona dopo aver difeso Clodio, quindi è costretto ad andare in esilio a Durazzo. Torna nel 57, anno in cui a Roma ci sono scontri tra Milone e Clodio; nel 56 difende Sestio, un tributo accusato da Clodio per atti di violenza, è importante poiché Cicerone esprime un nuovo concetto politico, il consenso tra tutti i cittadini onesti, ovvero quelli obbedienti che hanno a cuore l’ordine politico, quindi non corrispondono ad una classe sociale specifica, il dovere è impegnarsi per il governo per riportare la pace, ma afferma anche che i boni, quando hanno la possibilità, si devono far guidare da un uomo influente, ciò rispecchia l’esigenza di una figura dominante, quindi il clima di anarchia.

Nella guerra civile prende la parte di Pompeo, perché nota che Cesare ha un fine personale, ma poi è costretto a chiedere perdono, difendendo anche i pompeiani (cesariane).

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