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Cicerone oratore


Cicerone cominciò fin da giovane ad occuparsi di oratoria, cioè dell’arte di fare discorsi che poteva essere applicata in due campi: quello giudiziario e quello politico. Dapprima egli si occupò di orazioni giudiziarie (lavoro paragonabile a quello di un avvocato); la sua prima importante orazione (le Verrine ) fu da parte dei siciliani contro Gaio Licinio Verre, governatore della Sicilia. Verre chiese il patrocinio (cioè il compito di difesa in giudizio) a Quinto Ortensio Ortalo, anziano avvocato. Cicerone riuscì a vincere contro Ortensio; ciò segnò l’inizio della sua fortuna oratoria. I due avvocati avevano due stili completamente diversi: Ortensio aderiva all’asianesimo, il cui fondatore fu l'asiatico Egesia di Magnesia, ovvero ad uno stile molto gonfio, con periodi lunghi e ampollosi, mentre Cicerone non si rifaceva ne all’asianesimo ne all’atticismo (stile molto efficace, con periodi più corti e diretti), ma adottava uno stile intermedio, nuovo, con il quale mescolava l’ampolloso e uno stile conciso in maniera simmetrica (usando cioè una stessa lunghezza di frase) e con l’utilizzo di clausole (gruppi di sillabe accentuate sempre con lo stesso ritmo).

Le orazioni di Cicerone più importanti sono:
-Verrine;
-Catilinarie;
-De Imperio Cn. Pompei;
-Pro Archia poeta;
-Post reditum (scritta in ritorno dall’esilio);
-Philippicae (in cui Cicerone imita lo stile che Demostene, grande oratore ateniese, utilizzò per rivolgersi agli ateniesi affinché questi non si fidassero di Filippo Il Macedone).

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