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Contesto politico delle opere di Cicerone

Cicerone è una personalità tra luci e ombre perché difensore delle istituzioni repubblicane fino alla fine ma si schiera con i potentati nel corso della sua carriera. È un esperto iure consultu (il più esperto uomo di legge che ci sia a Roma, ma non ha un aspetto garantista, ama la filosofia soprattutto quella greca e a Roma è privilegiata l’etica filosofica, non disprezza il lusso, è consapevole dei propri meriti e quindi ha ansia continua di riconoscimenti. Già i suoi contemporanei notano queste cose e viene criticato da Sallustio con “Invectiva in Ciceronem”.
Cicerone è un perdente in campo politico. Visse nel periodo più brutto della repubblica romana prima della nascita del principato. Quando arriva a Roma la situazione è in mano ai conservatori con Silla. Le classi sociali in conflitto sono: la nobilitas senatoria, di cui facevano parte tutti gli ex consoli e i discendenti dei consoli, e il ceto equestre al cui interno c'è il gruppo dei pubblicani (di cui parla il Vangelo, coloro che riscuotono le imposte). La plebe si esprime tramite i tribuni della plebe. Non esistono partiti politici, ma movimenti che all’occasione sono mossi e capeggiati da personalità politiche eminenti che hanno una vasta schiera di clientele. Da una parte ci sono i fautori dell’ordine costituito dagli Optimates (l’aristocrazia nobiliare forte dell’autorità del senato), dall'altra ci sono i populares, cioè, i tribuni della plebe e i nobili che si fanno portavoce delle istanze del popolo (le riforme agrarie e la cancellazione dei debiti, la riforma agraria è la distribuzione dell'ager publicus).

Il periodo in cui vive Cicerone vede emergere:
Silla e Pompeo tra gli optimates
Catilina e Cesare tra i populares

I cardini della sua visione politica sono: prevalere della collettività, dello Stato sugli interessi delle singole classi a difesa della reggenza collegiale dello stato, innanzitutto, dell’autorità del senato.

Durante il consolato ma già agli esordi della sua carriera di oratore (“Sesto Roscio Amerino” e “Cruentio”) Cicerone sintetizza le sue opinioni politiche nella formula “Concordia ordinum”, cioè, un'alleanza tra ottimati e ordine equestre in opposizione ai populares con lo scopo di frenare i focolai insurrezionali come quello di Catilina, interni allo stato.
Questa alleanza attraversa tutta la produzione di Cicerone, trasformandosi nell’orazione “Pro Sestio” (56). Sestio è il tribuno che si era impegnato per favorire il ritorno di Cicerone dall’esilio: viene accusato di violenza e di organizzazione di bande armate. L’accusa è mossa da un prestanome di Clodio. Cicerone fonda la sua difesa sul fatto che qualsiasi mezzo è giustificato per salvaguardare le istituzioni dalla violenza dei popolari, ma prende spunto per una lunga digressione ufficialmente rivolta come insegnamento ai giovani che si accostavano alla politica, ma che in realtà è una delle testimonianze più importanti della riflessione politica di Cicerone perché enuncia questo nuovo progetto in cui allarga la concordia omnium al consesus omnium bonorum (accordo di tutti i buoni/ onesti), cioè, un’alleanza di tutti i moderati. I boni sono una categoria trasversale perché comprendono i cittadini onesti del mondo delle professioni e dei mestieri, le élite provinciali italiche. Tutti i boni onesti sono chiamati a difendere le posizioni dei principes impegnati nella difesa delle istituzioni repubblicane.

Natio optimatio = razza dei migliori. Questo è il sogno che Cicerone accarezza quando fallisce l’ideale della concordia ordinum.

Cicerone insiste sull’otium che non ha nulla di negativo perché serve per la vita politica. A sostegno della sua posizione politica elabora un ideale, quello dell’humanitas: homo homini lupus è un rapporto di aggressione mentre quello dell’humanitas è improntato ad un rispetto tra gli uomini. L'humanitas è la sintesi del pensiero filosofico greco e dell'etica romana. Ci sono alcuni cardini su questa concezione.
1. L'uomo è superiore agli esseri animali perché dotato di ragione che lo rende simile alla divinità.

2. L’uomo degno di questo nome assoggetta alla ragione gli istinti, i sentimenti, le passioni.
3. Attraverso lo studio (otia letterati) si acquisisce una cultura enciclopedica che è indispensabile per conoscere a fondo se stessi e il mondo.
4. Nei rapporti con gli altri uomini l’uomo deve essere animato da rispetto, tolleranza e benevolenza
5. L’equilibrio, l’autocontrollo, la cortesia sono le manifestazioni esteriori della bellezza e dell’armonia interiore.
6. Il dovere di rendersi utili alla società e alla patria è il dovere primario, preminente rispetto agli altri.
Gli epicurei invece predicano il disimpegno politico (λαθε βιωσας = vivi nascosto). Cicerone combatte aspramente la filosofia epicurea e in particolare questo punto. Cicerone sostiene che quelli che sono i riconoscimenti esteriori, cioè, la gloria e il prestigio, non sono da disprezzare ma non devono nemmeno essere né il movente né lo scopo dell’azione. Il premio per l’uomo virtuoso deve essere la coscienza del dovere compiuto per l’utile comune. Questi sono i fondamenti dell’humanitas.
Il suo progetto politico potrebbe essere lungimirante perché si rende conto delle vicende del momento, le sue posizioni politiche sono consapevoli della dinamica della politica del tempo, ma è subordinato perché homo novus e non ha una rete di amicizie che gli facciano da piattaforma politica come Cesare e neanche sufficientemente ricco per spendere le proprie ricchezze in queste imprese.

Svantaggi
Perdente perché: Homo novus, provo delle ricchezze a differenza di Crasso, non è un generale e non ha un esercito come Cesare perciò è su un piano più basso rispetto ai signori della politica

Uomo e magistrato perché non è uno dei signori della politica

Necessità
Disponibilità denaro che spesso è procurato approfittando delle posizioni pubbliche che si ricoprono.
Se si fa politica si devono tenere legami con altri e si deve lasciare che i seguaci approfittino personalmente delle circostanze politiche.
Cicerone è onesto per formazione etica e perché non è a capo di nessun partito.
Il programma di Cicerone fallisce perché è inadeguato a risolvere la crisi della repubblica.
Cicerone è un passatista, continua ad appoggiarsi alle vecchie strutture/istituzioni politiche (città stato come Roma dal V al III secolo). Dal II secolo a.C. l’impero è diventato vastissimo e la ricchezza non è solo più la proprietà terriera ma anche la finanza. Quest'ultima è ricchezza che si è trasferita nelle province dove si afferma un ceto che reclama di partecipare al potere. Per governare una compagine così varia e vasta bisogna allargare la partecipazione al potere e al tempo stesso accentrare comando politico e amministrazione.
Questo è quello che accadrà poi con il principato. Cicerone sostiene il senato perché ha una miopia politica che però è alla base della sua ricchezza intellettuale (epoca repubblicana). È senza dubbio dominatore incontrastato dell'eloquenza latina.

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