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Cicerone

Biografia

È un oratore, un filosofo, scrive opere di divulgazione filosofica e percorre tutto il CURSUS HONORUM, il personaggio più rappresentativo della notte della repubblica.
Il classicismo propone Cicerone come modello di perfezione insuperabile; oggi, invece, viene presentato come testimone del suo tempo: sotto il profilo culturale è colui che propone una sintesi della cultura romana arcaica e del pensiero filosofico greco; sotto il profilo letterario è il massimo rappresentante dell’oratoria romana e il creatore della letteratura filosofica latina e primo rappresentante del genere delle epistole (sotto il profilo letterario).

Nasce ad Arpino nel 106 da una famiglia di cavalieri; è un HOMO NOVUS (perché la sua famiglia ha i mezzi, ma non ha mai rivestito magistrature). I mezzi economici gli permettono di avere i migliori maestri. Sostiene la sua prima causa come avvocato nell’81 e nell’80 ha un primo successo personale con la “Pro Sesto Roscio Amerino” (Il personaggio è Sesto Roscio di Ameria accusato di parricidio da un potente liberto di Silla). Lascia Roma e nel 79-77 va in Grecia e frequenta le scuole filosofiche di Atene. A Rodi frequenta le lezioni del retore Apollonio Molone.

Lo stile di Cicerone è lo stile Rodio a metà tra lo stile attico e lo stile asiano. Ritorna a Roma e avrà la sua prima figlia Tullia nel 76. Nel 70 gli viene assegnato il ruolo di accusatore di Verre (l’ex governatore della Sicilia accusato di concussione). Il processo vede Cicerone opposto ad Ortensio Ortalo (il più celebre oratore di quel tempo), ma Cicerone vince.
Nel 63 diventa console perché vince nella campagna che lo oppone a Catilina, rappresentante dei populares. Durante il consolato si impegna su posizioni conservatrici a difesa della legalità repubblicana e degli interessi economici dei ceti dei senatori e dei cavalieri, cioè, degli optimates, contro i populares sostenuti da Cesare, che volevano riforme economiche sociali a favore dei ceti meno abbienti. Come console attacca Catilina in senato per la sua congiura contro lo stato. Cicerone lo attacca così veementemente che costringe Catilina a lasciare Roma (novembre). Agli inizi di dicembre vengono arrestati i capi catilinari rimasti a Roma; in una drammatica seduta del senato si discute se condannarli a morte o all’esilio. Cesare si pronuncia a favore dell’esilio, Cicerone per la pena capitale, a favore della quale parla Catone Uticense. Viene decretata la pena di morte e nel carcere Mamertino ha luogo l’esecuzione. Catilina muore nel 62 in battaglia a Pistoia.

Negli anni successivi il peso politico di Cicerone declina, ma si rafforza quello dei populares. Nel 60 si ha il primo triumvirato che indebolisce l'autorità del senato. Nel 58 diventa tribuno Clodio (sostenuto da Cesare) che fa condannare all’esilio Cicerone perché non aveva avuto un comportamento garantista, perché fece condannare a morte i catilinari con una procedura sommaria. Quindi, Cicerone è costretto all’esilio in Grecia per 16 mesi. Nel 56 torna a Roma grazie a Pompeo e Milone (tribuno della plebe in quell'anno). Dopo il ritorno si avvicina ai triumviri e nel 56 con l’orazione De Provinciis Consularibus approva la proroga del comando di Cesare in Gallia. Nel 52 difende Milone, uccisore del suo nemico Clodio in uno scontro tra bande armate, ma il processo contro Milone si svolge in circostanze così drammatiche che Cicerone non riesce a pronunciare il suo discorso di difesa e Milone viene condannato all’esilio.
Nel 51 è proconsole in Cilicia (Asia minore). Quando torna in Italia sta per scoppiare la guerra civile e si schiera dalla parte di Pompeo e raggiunge i pompeiani in Grecia e, dopo Farsalo, nel 48 si riconcilia con Cesare.
Fino all'uccisione di Cesare rimane fuori dalla vita politica. Nel conflitto che si crea tra Caio Ottaviano e Marco Antonio, Cicerone si schiera con il primo. La temporanea riconciliazione dei due è fatale per Cicerone: Ottaviano non si oppone alla decisione di Antonio di inserirlo nelle liste di proscrizione. Cicerone viene catturato a Formia e viene giustiziato come nemico dello stato (43).

Cicerone è costantemente teso all’affermazione di sé. C’è un passo nelle lettere di Cicerone in cui dichiara di essere nato “ad agendum aliquid viro dignum = per compiere qualcosa degno di un uomo”. Costante aspirazione ad affermarsi, a compiere qualcosa di grande. L’impegno politico e culturale di Cicerone convergono nella sua figura di oratore perché l’oratore è colui che agisce nei tribunali e nell’assemblea politica ed è colui che conosce tutte le discipline formative che erano la letteratura, il diritto e la filosofia e l’oratore è l’unico uomo ad essere veramente degno.

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