Ominide 2892 punti

De bello gallico

Anche la descrizione di popolazioni barbare rientra nelle finalità apologetiche di Cesare. Cesare descrive l'organizzazione sociale di queste popolazioni in senso moralistico perché quanto più sono lontane dall'influsso civilizzatore romano tanto più sono barbare. Essere barbari vuol dire mantenere una rozzezza primitiva che ne conserva l'indole bellicosa. Questa indole per i romani si attenua mano a mano che i popoli vengono a contatto con l'evoluzione della città. La vicinanza con i romani ha già contaminato i galli che sono molto meno primitivi dei germani e dei britanni che sono popoli selvaggi e primitivi, stanziati in terre che sono il limite estremo del mondo conosciuto e quindi della civilizzazione stessa. -----> Limiti οικουμένη
Descrivere popoli dai costumi primitivi e bellicosi ha carattere propagandistico perché inserisce un intento apologetico di Cesare, cioè, che la guerra non è stata fatta per una sua personale motivazione, bensì è una guerra preventiva. Inoltre, l'instabilità dei galli permette di giustificare a Cesare la sua attività di pacificatore di un territorio potenzialmente pericolosa per Roma.

Cesare presenta la conquista della Gallia (celtica) come la necessità di avere un'area romanizzata prima della frontiera con i germani.
Cesare intraprende questa campagna nel 58, tra il 58 e il 52 i romani entrano in contatto con i barbari (Galli, Germani...) che sono i primi con cui Roma entra in contatto. Perciò, la descrizione che Cesare dà dei barbari in questi EXCURSUS è condizionata. Bisogna considerare l'interesse etnografico che è dietro l'intenzione del barbaro: Cesare dimostra un interesse etnografico e dà una descrizione intenta e puntale di Posidonio di Apamea (è uno storico e uno studioso di geo-etnografia che compie un viaggio da Marsiglia attraverso la Spagna sino in Scandinavia). Questa descrizione non è stata trovate, ma sappiamo che Cesare si ispira a lui per descrivere i galli: Cesare vuole offrire una conoscenza precisa dei luoghi per coloro che sarebbero diventati mercanti in quelle terre. A questa finalità pratica si aggiunge una visione stereotipata dello straniero, perché gli stranieri erano rappresentati come dei selvaggi con i capelli lunghi, vestiti di pelle, che non conoscono la scrittura, non vivono in insediamenti stabili, non praticano l'agricoltura e si nutrono di latte e carne: COME I CICLOPI. Sono rappresentati con caratteristiche analoghe a quelle dei ciclopi perché con i parametri di civiltà stabiliti dai greci e appresi dai latini la stabilità dei Celti è frutto dello stravolgimento totale della convivenza civile. In Omero e poi in Erodoto c'è la curiositas di chi osserva il diverso e cerca di scoprire tratti comuni al proprio mondo e questo elemento è presente anche in Cesare.

Cesare dimostra che anche un uomo d'armi è capace di una precisione nei resoconti militari ed è del tutto singolare rispetto agli altri storici, perché gli altri storici si sono "formati a tavolino"; Cesare ha una competenza tecnica, sa illustrare battaglie, opere militari (fortificazioni), tattiche militari, sa essere preciso anche nella descrizione di luoghi(i caratteri del terreno), cioè, in quello che poteva condizionare l'andamento delle operazioni. Questa precisione nei resoconti si vede molto bene nel 7 libro dove racconta la presa di Alesia dove Vergingetorige (capo dei galli) e i suoi si ritirano. I romani fanno una doppia linea di fortificazione in modo da non essere attaccati alle spalle, ma si ritrovano accerchiati e, dunque, in difficoltà, ma grazie all'attacco di Cesare i romani hanno la meglio.
Quando ci sono gli scontri tra galli e romani viene contrapposta la prassi dell'assalto (tipica dei galli e dei germani) alle tattiche dei romani addestrati a muoversi sotto ordine degli ufficiali. Cesare rappresenta indirettamente la forza bellica di Roma per la sua superiorità tattica.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email