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De bello civili

È composto da 3 libri: i primi due narrano delle vicende del 49 e l'ultimo del 48.
Si ritiene che sia stato composto subito dopo gli avvenimenti e forse neppure da Cesare.
L'opera di Cesare tratta della guerra civile. Cesare mira a proporre la sua azione non come sovvertimento delle istituzioni repubblicane, ma come difesa della nazione dalla prepotenza della classe senatoria.
Nel Primo libro si narrano gli inizi del conflitto con i pretesti che a Roma sono compiuti ai danni di Cesare. Il De Bello civili si apre con "senatus consultum ultimum", "estrema deliberazione dello stato", che impone a Cesare di sciogliere le legioni (cioè, a rinunciare a 6 mesi dell'imperium). Cesare non scioglie le legioni e passa in armi il Rubicone (vero atto di guerra); scende lungo il versante adriatico della penisola con l'entusiasmo delle armi e delle popolazioni locali, perché così Cesare presenta gli avversari pompeiani come sgraditi governatori, soliti ad imporre tasse esose per cui le popolazioni accolgono i soldati di Cesare come liberatori. Cesare si limita a raccontare dell'entusiasmo delle popolazioni e dei soldati, la ragione si lascia immaginare al lettore. In questo modo Cesare arriva a Brindisi dove cerca di impedire invano che i pompeiani partano per l'Oriente; poi, si reca in Spagna dove sconfigge i luogotenenti di Pompeo, Petreio e Afranio.

Nel secondo libro è descritto l'assedio di Marsiglia che aveva accolto i pompeiani, le operazioni pompeiane in Spagna e la disastrosa campagna del cesariano Curione in Africa.
Il terzo libro contiene l'attraversata in Grecia, le difficoltà dei cesariani ad Durazzo e la vittoria di Farsalo fino alla morte di Pompeo per mano di Tolomeo d'Egitto. È appena annunciato il passaggio alla fase alessandrina della guerra perché l'opera è interrotta.

Cesare presenta la sua azione come legalitaria e proprio all'inizio del De bello civili dichiara di non aver avanzato nessuna impresa illegale e che intendeva compiere un'azione perfettamente lecita, cioè, presentare la propria candidatura al consolato, 10 anni dopo la prima volta che l'aveva ricoperta. Quindi, i vari atti del senato contro di lui sono descritti come provvedimenti illegali perché non c'erano ragione per prenderli.
Gli avversari sono denigrati, non tanto Pompeo quanto i suoi collaboratori i quali sono presentati come rappresentanti di una classe che interpreta il potere a fini personali. Quindi, sono governatori esosi; il culmine della loro avidità è rappresentato quando è descritto l'accampamento di Pompeo prima della battaglia di Farsalo dove ci sono i pompeiani che si disputano le cariche prima della battaglia, come se l'avessero già vinta. L'esito della battaglia copre di ridicolo questi atteggiamenti e mette anche in luce il lusso sfrenato che i pompeiani avevano instaurato nel proprio accampamento.

Prima dello scontro diretto contro Pompeo, Cesare vuole mettere in luce il vantaggio iniziale che avevano i pompeiani e, quindi, fornisce un resoconto dettagliato delle forze di cui disponeva Pompeo che si preparava allo scontro da un anno. Mentre Cesare è alla testa di un esercito provato, ridotto di numero dalla guerra in Spagna e dalle epidemie. Tutto l'insieme, quindi, rende ancora più grave la sconfitta di Farsalo di Pompeo. Il fatto che questi avversari hanno avuto un anno per prepararsi e che si spartivano già le cariche aggrava la sconfitta. La differenza del comportamento di Cesare e di quello dei pompeiani viene sottolineato anche dalla clemenza di Cesare. Ogni occasione per Cesare è buona per sottolineare l'accanimento feroce dei nemici da parte dei pompeiani e la mitezza/clemenza dei soldati di Cesare. La Clemenza è uno degli "slogan" fondamentali di Cesare.
La definizione che Cesare dà per Clemenza è una definizione che nell'uomo romano veniva data come caratteristica. Questo esercizio della clemenza è frutto del calcolo politico e delle opportunità: essere clementi verso i nemici significa poter avere dei sottoposti più collaborativi dei sudditi umiliati.
Cicerone, quando scrive le tre orazioni cesariane, accosta l'atteggiamento di Cesare a quello di un bravo pater familias. La clemenza nei commentari è una sorta di giustificazione all'espansionismo armato.

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