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Contesto storico e culturale

La dinastia Giulio - Claudia

Alla morte di Augusto (14 d.C.) il clima è permeato dalla sensazione della conclusione di una grande epoca alla quale si attribuisce il raggiungimento di vertici ormai insuperabili (epigonismo), da qui l’ammirazione per Cicerone e per “i classici” augustei che diventano modelli da perseguire. Vi è inoltre un nuovo rapporto fra potere e cultura: dal mecenatismo della pax augustea, si passa a un controllo più diretto sulla vita pubblica e sulla cultura. I nuovi imperatori furono decisi a imporre una concezione forte del principato e si scontrarono con l’élite senatoria e, per quanto riguarda la letteratura, una simile concezione assolutistica comportò una dipendenza diretta del poeta dal principe.

Tiberio (14 - 37)

Figlio di Augusto, assunse il potere con riluttanza perché conosceva i problemi a cui sarebbe andato incontro, dai problemi militari nelle provincie alla dilagante immoralità, e in particolare l’opposizione del senato e le attese del popolo che vedeva nel principe un freno all’arroganza senatoria. Non aveva il carisma di Augusto ed era diffidente: duro con se stesso e con gli altri fino all’intransigenza, gli storici di parte senatoria (tra cui Tacito) tracciarono un ritratto ostile mettendo in rilievo la doppiezza e la diffidenza. Col suo regno si rivelarono tutte le tensioni contradditorie presenti nel compromesso di Augusto, il quale attraverso la sua figura aveva tentato di tenere in equilibrio una forma costituzionale che lasciava intatta la vecchia facciata repubblicana entro una realtà di fatto imperiale.

Caligola (37 - 41)

All’avvio del suo regno fu prudente, e sembrò orientato a promuovere una nuova pacificazione e concordia generale, ma come altri Giulio-Claudi si trasformò, diventando un tiranno dalle inclinazioni folli o mostruose, per alcuni a causa di una malattia, per altri a causa della morte della sorella Drusilla. Non sappiamo però se queste testimonianze sul suo conto fossero in realtà poco obiettive, provenendo soprattutto da quella aristocrazia senatoria che stava perdendo sempre più potere. La tradizione lo riporta come affetto da delirio di onnipotenza accompagnato dal crescente timore di perdere il potere; la scoperta di varie congiure ordite anche dai suoi familiari lo spinse verso una sfrenatezza sanguinaria. Morì proprio a causa di una congiura.

Claudio (41 - 54)

Zio di Caligola, era considerato infermo di corpo e di mente (e forse deriso). Uomo estremamente colto, fu autore di trattati e fu competente nell'esercizio delle due funzioni. Sotto il suo regno fu ampliato il porto di Ostia, costruiti un nuovo acquedotto, strade e altre opere pubbliche. Fu conquistata sotto di lui la parte inferiore della Britannia. Fu ucciso in una congiura ordita forse da sua moglie Agrippina, madre di Nerone.

Nerone (54 - 68)

Divenne imperatore a diciassette anni per volere della madre Agrippina ed aveva il sostegno di Seneca, suo precettore, e di Afranio Burro, prefetto del pretorio. L’avvio fu decisamente positivo, tanto da essere chiamato “quinquennio aureo”. Ma mentre i suoi tutori governavano, Nerone si abbandonava ad ogni eccesso, ripudiò anche la moglie Ottavia in favore di Poppea, e quando la madre si oppose a questa unione, Nerone non esitò a farla uccidere.
Prese in mano le redini del potere, avviò una serie di riforme che si proponevano di andare incontro alle esigenze delle provincie e dei ceti meno abbienti ma a queste si accompagnò una forte repressione politica e un culto della personalità, che si accentuarono ancora di più con la morte di Burro e Seneca, sospettati di congiura. Ma sia per lui che per Caligola si tende oggi a ridimensionare il mito dell'imperatore crudele e sanguinario. All’incendio di Roma del 64, di cui al tempo venne sospettato, reagì con l'accusa ai cristiani e con la loro persecuzione. Quando Nerone perse l’appoggio del popolo e dei pretoriani e Galba venne proclamato nuovo imperatore, tentò di scappare ma, vedendosi perso, si suicidò.

Caratteri letterari dell'età Giulio-Claudia

I Giulio-Claudi si occuparono della cultura sia per sostenere alcuni indirizzi sia per combatterne altri, e influirono direttamente sulle vicende delle lettere. Nella letteratura domina un gusto per l’eccesso, il passionale e il cupo, che qualifica lo stile di quest’epoca come “barocco imperiale”, il che vuol dire negazione dell’equilibrio classico, dell’armonioso stile ciceroniano e dell’equilibrio virgiliano.

L’età dei Flavi (69 - 96 d.C.)

Alla morte di Nerone, il susseguirsi rapido di quattro imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano, eletti dalle varie legioni (Hispania, legioni germaniche, guardia pretoriana e legioni orientali) dimostrò l’importanza dell’elemento militare e il perduto prestigio della nobiltà senatoria, schiacciata dalle sollevazioni delle legioni che di volta in volta marciavano su Roma imponendo il proprio generale.

Vespasiano (69 - 79)

Una volta sconfitto Vitellio, Vespasiano pensò a stabilizzare il principato, promulgò infatti la lex de imperio che stabiliva il potere dell’imperatore come una magistratura a vita e limitava il ruolo del senato (si fece attribuire anche la carica di censore). Vespasiano era di umili origini e abbandonò progetti grandiosi e orientaleggianti in favore di un’opera di restaurazione in tutti i settori dell’impero, dall’esercito alla vita pubblica e all’edilizia. In un impero compromesso dalle follie dei Giulio-Claudi, Vespasiano cercò di celebrare la Roma Resurgens (resurrezione di Roma) e lo fece appoggiandosi a quella che riteneva la parte sana di Roma, quella dei municipi italici e delle provincie da tempo romanizzate che favorì e potenziò.

Tito (79 - 81)

Figlio di Vespasiano, fu all’altezza del padre e seppe meritarsi la fama di buon imperatore soccorrendo le popolazioni colpite dall’eruzione del Vesuvio nel 79, per le opere pubbliche. Inaugurò l’anfiteatro Flavio, fatto costruire dal padre, ma morì dopo solo due anni di regno portando al trono il fratello Domiziano.

Domiziano (81 - 96)

Domiziano aveva pessima fama (“Nerone calvo”) e continuò la trasformazione dell’impero avviata da Vespasiano; si fece attribuire anche lui la carica di censore e limitò il più possibile la collaborazione col senato, al quale preferì un più ristretto consilium principis. Fu anche egli antiellenico e antiorientale, ma aveva un carattere arrogante e insofferente ad ogni critica e gli mancava la misura che era stata del padre. Per contrastare l’agguerrita aristocrazia senatoria Domiziano attuò un regime di terrore. Il suo regime autocratico fu stroncato dalla sua morte, avvenuta nel 96 a causa di una congiura, la seconda dinastia imperiale finiva anch’essa nel sangue.

Caratteri dell'età Flavia

E’ un periodo più calmo rispetto all’età neroniana, e la cultura, controllata dal mecenatismo imperiale diventa un piacere estetico di un ceto benestante. Sotto i Flavi, anche nella letteratura si impone un gusto più controllato che si contrappone allo stile eccessivo ed esuberante dell’epoca neroniana: vi è una ripresa dei moduli classici, l’epica torna al poema di tipo virgiliano e la retorica con Quintiliano ripropone lo stile misurato di Cicerone. Le due figure esemplari di quest’epoca sono Plinio il vecchio e Quintiliano.

Il nuovo corso imperiale: Nerva e Traiano (96-117 d.C.)

Nerva (96 - 98)

Viene eletto dalla nobiltà senatoria, che dimostra di avere ancora una sua forza nonostante non sia abbastanza forte per abbattere l’istituto di un impero ormai irreversibile. Nerva, dopo la tirannide di Domiziano, fu il simbolo di una possibile e rinnovata collaborazione fra principe e senato. Nerva evitò il pericolo che si ripetesse alla sua morte il disordine del 69, pensò di affidare l’impero a Traiano, che prese come figlio adottivo, dando inizio alla serie degli imperatori di adozione; morì di malattia dopo due anni di regno e Traiano assunse il potere.

Traiano (96-117)

Con Traiano tornava al vertice dell’impero la figura di imperator che univa al prestigio militare l’attenzione e la cura per la situazione interna. L’impero raggiunge la sua massima espansione e Traiano passerà alla storia come optimus princeps nonostante la sua fosse una monarchia militare autoritaria volta a rafforzare i confini dell’impero. L’accentuarsi di questi tratti orientali e autocratici fu possibile, oltre che per la grande fama di Traiano, per il fatto che al senato erano entrati parecchi membri provenienti da oriente e dalla Grecia. Sancito l’accordo col senato e forte dell’appoggio militare, Traiano poté riprendere la politica di espansione.

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