Prima età imperiale


Contesto storico e politico


La prima età imperiale si colloca nel I secolo d.C. e si configura come una fase di assestamento per lo stato romano ma anche di consolidamento delle strutture ed estensione dei domini. Manca un preciso e chiaro ordinamento istituzionale, quindi gli imperatori interpretarono il potere secondo modelli diversi.
La dinastia che governa in questo periodo è quella giulio-claudia (nomen Augusto, gens Iulia, e Claudio, gens Claudia), famiglia cui appartenevano i primi cinque imperatori romani. Essi governano dal 27 a.C. al 68 d.C. (Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone)e la dinastia termina dopo la morte dell'ultimo imperatore della stessa.
Alla fine della dinastia segue una guerra civile che porta alla proclamazione di quattro imperatori imposti da diversi centri di potere: Galba, Ottone, Vitellino, Vespasiano.

I regni dell'Impero


1) Il regno di Augusto:
Lo stato passò da Principato a repubblica; vigeva un forte rispetto del senato e delle tradizioni; vennero imposte varie riforme miglioranti in campo finanziario, politico e sociale; si diede un grande impulso alla cultura.

2) Il regno di Tiberio:
Vigeva un forte rispetto del senato e tradizioni; inizialmente vi era un periodo di grande solidità economica e buon governo anche se l'imperatore non ebbe, né cercò, il consenso popolare, cosa che comportò alla generazione di un clima ostile e a degli atteggiamenti dispotici difensivi.

3) Il regno di Caligola:
Il suo nome deriva dal termine caligae, calzature militari; egli cercò sempre l’appoggio del senato e del popolo; istituì una Monarchia assoluta e divina di tipo orientale (su modello di Alessandro Magno, cui dedicò un culto); il suo progetto non venne accettato e il suo governo assunse carattere negativo, generando malcontento popolare, rivolte e sperpero denaro, culminati con l'omicidio dell'imperatore


4) Il regno di Claudio:
Vigeva un forte rispetto del senato e delle tradizioni; Claudio diede più importanza all'erudizione che allo sfarzo e il suo governo fu sempre di tipo positivo.

5) Il regno di Nerone:
Inizialmente il suo governo attraversò una fase di governo equiibrata e benevola, influenzato dalla vicinanza con Afranio Burro e Seneca; in seguito egli iniziò ad avere atteggiamenti dispotici e personalistici, generando un'aspra opposizione senatoria, sfociata nella famosa congiura dei Pisoni, scoperta e repressa, che causò la morte di numerosi personaggi illustri e il suicidio di diversi letterati, tra cui Seneca. il regno di Nerone è famoso per l'incendio del 64, che causò la distruzione di Roma e numerose vittime. Nerone incolpò e perseguitò i cristiani, nonostante ne fosse lui l'arteficie. Successivamente viaggiò in Grecia, divenne nemico pubblico con l’accusa di voler imprimere ancora di più il tocco ellenistico nel suo governo e venne ucciso.

Contesto culturale e letterario

Si assistette ad un abbassamento dell'importanza della cultura ma anche ad un ampliamento del pubblico (cause: diffusione scolarizzazione e formazione ceto burocratico acculturato; conseguenze: espansione del mercato librario, successo delle pubbliche recitationes).
Gli scrittori divennero dipendenti da un patrono: nobili, principi, nuovi ricchi (liberti e cavalieri) e si ebbe un periodo di stasi e cambiamento: prevaricarono i generi minori (poesia astronomica o mitologica), le orationes vennero ridotte a puro esercizio di stile e di eloquenza (su temi di cui non si discuteva); nacquero le scuole di retorica, in cui ci si esercitava con le declamationes: spettacoli di retorica in cui i retori facevano sfoggio delle loro abilità (recitando in due sottogeneri della retorica, controversiae, interpretazioni di un caso giudiziario, o suasoriae, esortazione ad agire in un dato modo o a prendere una data decisone a personaggi storici o mitologici). L'unico spunto di originalità fu Fedro con la sua favola in poesia (un insegnamento morale di grande dignità, seppur in forma dimessa e minore).
Il picco della cultura si ebbe durante l'impero di Nerone che, combinando il suo amore per l’arte e la voglia di potenziare la sua figura attuò una riformazione della letteratura, che assunse caratteri di forte originalità. Le opere erano, tuttavia, spesso in contrasto con la sua politica. Infatti, egli revocò l'autonomia agli intellettuali, generando una scissione degli scrittori: i conformisti si schierarono con Nerone, gli oppositori divennero vittime della repressione. Organizzò delle gare letterarie cui partecipò Nerone stesso.
Venne diffuso il pensiero stoico (espressione della fronda senatoria nei riguardi del princeps, richiamandosi al principio della libertà interiore e dell’impassibilità dell’anima, apàtheia).
I letterati più grandi sono: Seneca (prosa filosofica), Lucano (poema epico-storico), Persio (satira), Petronio (schema tradizionale generi letterari).
Altrettanto importante è la Satira di Persio (che si configura come una risposta al neronismo): con distacco e ironica superiorità incarna nel romanzo la crisi di valori e di certezze della sua epoca con una rappresentazione realistica e originale di quel mondo.


Contesto linguistico:

Le scelte linguistiche mostrano una contrapposizione con l’equilibrio dell’età augustea.
Si ebbe un ritorno all’asianesimo: enfasi, figure retoriche, pathos, sententiae (taglienti frasi ad effetto).
Si creò uno sstile baroccheggiante che esprime le tensioni dell’epoca, il desiderio e la difficoltà di ricostruire un equilibrio interiore di fronte alla nuova caotica realtà della Roma imperiale, soprattutto di quella neroniana.
Si mescolarono i registri linguistici per rappresentare il mondo che viene rappresentato e sermo familiaris, linguaggio quotidiano di livello non alto ricco di barbarismi e solecismi, veri e propri errori grammaticali tipici dei non colti.

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